Gen 7, 2009 - Senza categoria    No Comments

LO SCUDETTO REVOCATO AL TORINO (seconda parte – lo sfondo politico della vicenda)

Giancarlo Carcano prosegue nel suo racconto:

“La gestione Arpinati della Federcalcio, dal 1924 al 1934, è caratterizzata sin dall’inizio da un forte protagonismo, inclinante, nei fatti, a privilegiare la società, il Bologna, cui lo stesso Arpinati era legato per natali e per vecchia passione di tifoso…

L’intervento di Arpinati nella vicenda Allemandi-Torino è nella logica dell’autoritarismo tipico di questo gerarca emiliano. L’interrogatorio dello studente-mediatore Gaudioso e del dirigente del Torino Nani non risulta essere avvenuto alla presenza di avvocati. Si è trattato di un procedimento fortemente indiziario, senza la produzione della prova che Allemandi avesse beneficiato della cifra di 25 mila lire. Soldi che, se sborsati, potevano essere finiti nelle tasche dell’intermediario Gaudioso, non tesserato e quindi non punibile…

Dai giornali dell’epoca, sull’episodio Allemandi, emerge una sostanziale omogeneità di toni, tutti sfavorevoli al Torino: nessuno appare sfiorato dal dubbio di un errore. Allemandi si proclama innocente e parla di altri eventuali corrotti, e nessuno gli dà credito. Lo stesso Allemandi, nell’intervista a Carlo Moriondo di <Stampa sera>, fa capire che, alla fine, qualcosa gli fu garantito se avesse taciuto, dopo le prime dichiarazioni di innocenza. Ed ecco il provvedimento di clemenza, che lo riporta non soltanto alle gare di campionato, ma alle partite internazionali…Tornando ai giornali, si ha la sensazione che funzioni, nella vicenda, il costume instaurato, per problemi certamente più importanti, con i <fogli d’ordine> alla stampa di mussoliniana e farinacciana memoria. Le uniche riserve vengono espresse nei confronti della Juventus per la precipitosa cessione di Allemandi all’Ambrosiana. Voci maliziose che finiscono subito dopo un perentorio richiamo alla disciplina di Arpinati, dalle colonne del <Corriere dello sport>, allora organo della FIGC.

A rimetterci, in questa oscura storia, fu soltanto il Torino che perse lo scudetto, mai restituito, e, nel 1928, il presidente: Enrico Marone Cinzano si ritirò dalla carica e non volle più saperne. Quel Marone che aveva assicurato ai colori granata Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Aliberti, Colombari, tutti finiti in nazionale, e aveva fatto costruire, nel 1926, lo stadio di via Filadelfia. Un mecenate così il Torino non lo trovò più.

La supremazia Agnelli in città, qualcuno ha scritto, era assicurata di nuovo. Il Torino doveva accontentarsi del ruolo di comprimario. A partire dal 1939 c’è il miracolo Ferruccio Novo e quello del grande Torino. Però non va dimenticato che Novo basò la sua fortuna nel mondo calcistico più sulle qualità di ottimo operatore sul mercato e sulla scelta di un abile tecnico come Egri Erbstein che sulla disponibilità di adeguati capitali. Inoltre, non va dimenticato che Novo potè operare come operò, per l’assenza degli Agnelli in posizioni di comando nel calcio. Dopo la morte di Edoardo Agnelli nel 1935, la famiglia Agnelli resta assente dalla Presidenza Juventus fino al 1947, quando avviene la nomina, a numero uno della società, di Gianni Agnelli. La dominanza juventina nel football italiano coincide con la presenza in prima persona di un Agnelli nella dirigenza bianconera: Edoardo 1925-35 (sei scudetti), Gianni e Umberto in questo dopoguerra (altri 16)” [CONTINUA].

LO SCUDETTO REVOCATO AL TORINO (seconda parte – lo sfondo politico della vicenda)ultima modifica: 2009-01-07T12:26:00+00:00da libellus1
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