Gen 17, 2009 - Senza categoria    No Comments

GIORGIO FERRINI: CAPOFAMIGLIA DEL TORO

In un momento così difficile per il Toro, mi è parso giusto ricordare uno dei giocatori più amati dai tifosi, personaggio emblematico dell’essere granata e del cosiddetto “granatismo”. Si tratta – è quasi scontato – di Giorgio Ferrini [figurine – 43, 44, 45, 46; figurine II, 20], di cui riporto un ritratto scritto dal giornalista Giorgio Perucca per “La storia del Torino”, vol. 11 [editoria – 25]:

“Povero, caro Giorgio. Mi aveva detto quando decise di chiudere la carriera: << So bene quanto guadagnano i compagni, posso immaginare quanto prende Radice. Sono cifre che non interessano. Il calcio ed il Torino mi hanno già dato molto. Adesso mi basta uno stipendio da capofamiglia, con due figli ed una moglie da mantenere. >>

L’ha vissuta solo per un anno questa parte di capofamiglia, lieto della nuova sistemazione di lavoro come secondo di Radice, preoccupato di conservarla, felice di poter essere ancora col suo Toro…

Giorgio Ferrini era al Torino da più di vent’anni, ci arrivò dalla Ponziana (suggerito, secondo alcuni, da Josè Curti, acquistato dall’avvocato Livore) all’inizio della stagione 1955-56, ragazzino già solido ma ancora < da fare > come giocatore. Se ne occupò Bida Ussello, insuperabile preparatore, poi il < mulo > venne mandato a farsi le ossa in C nelle fila del Varese…

Era un lottatore, in giocatore forte, uno di quegli atleti che fanno squadra anche se privi del piede vellutato. I suoi tackle ed i suoi dribbling erano i lsegno della potenza di un fisico robusto. Per il Torino ha giocato sedici campionati, il primo dei quali – stagione 1959-60 – in serie B. Sono 443 le partite ufficiali disputate da Giorgio in maglia granata tra serie A e B. Alla cifra vanno aggiunte le gare di Coppa Italia e quelle dei tornei internazionali, le gare amichevoli. Due successi in Coppa Italia, il titolo europeo (e quello di cavaliere) con la nazionale sono le coccarde appuntate su una carriera esemplare per dedizione e sacrificio.

Chiedete agli allenatori che l’hanno avuto con loro, soprattutto ai massaggiatori che meglio di tutti conoscono i segreti di spogliatoio, di che tempra fosse Giorgio. Quante partite abbia giocato con le caviglie doloranti, i tendini stanchi, con i segni di botte non ancora guarite. Mai ne ha fatto una scusante. Il ritratto dell’uomo-giocatore esce da particolari come questi….

La Nazionale …l’ha chiamato solo a tratti. Gli ga fatto pagare duramente, con anni di <quarantena>, l’espulsione ai mondiali del Cile, dura sentenza dell’arbitro inglese Aston…Altre amarezze gliene hanno procurato i giornali che più volte lo hanno descritto come un killer, pubblicando l’elenco delle sue squalifiche. Diceva: <<Li capisco, ragionano sui dati, sulle cifre. Ma non sanno cosa vuol dire giocare in una squadra che non ha protezioni, che non ha amici in giro, che ogni domenica in campo, è sola con le sue capacità >>. Se il Torino non si è sfasciato in momenti difficili, se dopo di lui ha vinto lo scudetto, se ha giocato in Coppa Campioni, non poco merito è del vecchio capitano.”

Bruno Perucca

GIORGIO FERRINI: CAPOFAMIGLIA DEL TOROultima modifica: 2009-01-17T17:03:00+00:00da libellus1
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