Archive from gennaio, 2009
Gen 7, 2009 - Senza categoria    No Comments

IL DUCA DEGLI ABRUZZI

Dopo diverse ricerche, poche settimane or sono ho trovato una cartolina recante il ritratto del Duca degli Abruzzi, risalente agli inizi del ‘900 e – a quanto risulta dal timbro postale sul retro – messa in circolazione nel 1903 [cartoline – 81].

Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco di Savoia, duca degli Abruzzi, figlio del re Amedeo I di Spagna e di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, nacque a Madrid il 29 gennaio 1873. Avviato sin da subito alla carriera militare in marina, compì per ben due volte il giro del mondo. Tra le sue imprese più note viene ricordata la partecipazione  (tra il 1899 ed il 1900) alla spedizione verso il Polo Nord. Lo troviamo poi in Alaska, in Asia, a Singapore e a Tientsin, durante la rivolta dei boxer insieme al corpo di spedizione inviato in difesa del protettorato italiano in Cina. Nel 1906 esplorò le montagne del Ruwenzori, e nel 1909 partecipò alla spedizione in Pakistan, sul massiccio del Karakorum. Allo scoppio della prima guerra mondiale divenne comandante in capo delle Forze Navali Riunite. Nel 1918 venne promosso ammiraglio ed inviato in Somalia, dove morì il 18 marzo 1933 nel villaggio “Duca degli Abruzzi”, celibe e senza figli. Secondo le sue volontà venne lì sepolto, sulle sponde del fiume Uebi Scebeli.

Cosa c’entra questo straordinario personaggio con il Torino Calcio? Ebbene, egli può essere considerato come uno dei più illustri “progenitori” del Toro, un nostro “antenato” insomma. Agli inizi del ‘900 risulta infatti che il Duca degli Abruzzi, insieme ad altri aristocratici avesse fondato la squadra dei “Nobili” fusasi poi con la prima squadra di calcio torinese e probabilmente italiana, il Football & Cricket Club Torino (società sportiva fondata da Edoardo Bosio, che praticava il calcio d’inverno ed il canottaggio d’estate), dando origine alla compagine del Football Club Internazionale.

Cosa successe in seguito? Ce lo racconta Vittorio Pozzo in persona, in un paragrafo del primo fascicolo della Storia del Torino [editoria – 15], intitolato “Inglesi, nobili, molti svizzeri”, di cui trascrivo di seguito una parte.

“ Il gioco del calcio nella nostra città fu portato dagli stranieri – gli inglesi per i primi – e da cittadini di censo di famiglie abbienti, che erano soliti viaggiare. Furono essi che fondarono a Torino in Football Club Internazionale. Facevano parte di esso il Duca d’Abruzzi e parecchi e svariati giovanotti provenienti dalla nobiltà. Non per nulla, quei primi proseliti della palla rotonda, vennero dai curiosi, definiti come < i nobili >. V’erano, fra essi, i fratelli De Fernex, banchieri, i fratelli Colono, i fratelli Nicola ed un certo sig. Bosio, che aveva vissuto a lungo in Inghilterra. Era un torinese autentico, ed al suo ritorno , egli fu a lungo l’animatore, il segretario, il factotum di quanto sapeva di calcio.

Poi il Duca degli Abruzzi, preso dal suo spirito di avventura, se ne andò in giro per il mondo, gli inglesi seguirono le necessità delle loro ditte, a Genova, a Milano ed altrove, i figli dei ricchi si laurearono ed a calciare la palla rotonda rimanevamo noi: un pugno di ragazzi, studenti ginnasiali e liceali, per la maggior parte. E, per non morire, per mantenere viva la fiamma, si cambiò nome alla società, la si trasformò in Football Club Torinese. V’erano in esso ancora i fratelli De Fernex – Jean, Carlin, Ernesto -, i fratelli Nicola, Morelli di Popolo, Delleani che ci rappresentò poi in Federazione, e fummo definitivamente assorbiti noi dal Cavour e dalla Scuola Tecnica Plana.

Incominciarono ad arrivare gli svizzeri, da Winterthur, da Basilea, da Zurigo. Uno di essi, un certo Strenle di Zurigo, fu a lungo il nostro segretario. Alcuni dei giocatori elvetici erano andati a finire alla Juventus, guidati da Alfredo Dick che ad un certo punto piantò baracca e burattini, e venne da noi, coi giocatori ai quali egli aveva fornito impiego.

Tira e molla, si finì per cambiare nome, ancora una volta, alla società. Il gioco diventava ogni giorno più popolare, i rapporti coll’Austria cominciavano a farsi ogni giorno più tesi, e qualcuno ci definiva come < Austriaci >, perchè il F.C. Torinese portava una casacca giallonera, che ricordava stranamente i colori di casa Asburgo. Si cambiò nome e tutto: si diventò Football Club Torino, si adottarono i colori granata, si assorbirono i soci del Football Club Torinese, si creò un nuovo Consiglio Direttivo.

La data della fondazione è quella del 3 dicembre 1906. Come sede è la birreria Voigt, dove già c’era la Juventus. I bianconeri si riunivano in fondo al grande salone al piano terreno, noi attorno ai tavoli d’entrata. E si evitavano i contatti fra gli uni e gli altri. Separazione netta, di letto e di mensa. La Juventus era andata in crisi al nostro sorgere. E noi si era tutti in euforia…”.

Ecco quindi che è facile creare una sorta di “albero genealogico” del Toro alquanto preciso: dalle iniziative di Edoardo Bosio e di alcuni nobili (tra cui per l’appunto il Duca degli Abruzzi) sorsero le società più antiche d’Italia: il Football & Cricket club Torino e la squadra dei Nobili; dalla loro fusione nacque poi il Football Club Internazionale, che dapprima cambiò nome (o confluì insieme ad altre realtà calcistiche) nel Football Club Torinese, e poi diede origine – il 3 dicembre 1906 – al Football Club Torino.

Gen 2, 2009 - Senza categoria    No Comments

ALDO OLIVIERI

Aldo Olivieri, nato nel 1910, fu uno dei maggiori protagonisti della vittoria dei Mondiali del 1938, ed in assoluto uno dei migliori portieri del Toro, in cui militò per quattro stagioni. Di lui Sandro Ciotti, nel libro “Sotto il segno del Toro” [editoria – 1], scrive: “Aldo Olivieri, detto < il gatto magico > dette subito la misura del suo talento agli spalti granata: al suo esordio col Torino nella prima giornata di campionato – contro la Triestina – parò due rigori di Memo Trevisan.  Univa alle notevoli risorse acrobatiche, un senso eccezionale del piazzamento. Per stile e riflessi rimane uno dei portieri più esemplari che il calcio italiano abbia mai avuto”.

Anche leggendo “Le grandi nazionali” [editoria – 30] mi sono imbattuto nel suo ritratto.“Nel vivaio di Verona una squadra, anzi due squadre, dell’Enotria F.C. di Borgo Venezia. In ordine perfetto il primo complesso, privo di portiere il secondo, ed io, che mai al calcio avevo giocato nonostante i miei 17 anni, terminato tra i pali a…far numero. Una rivelazione per gli altri; una passione nuova, grandissima, per me. E’ il caso, la circostanza, che dovranno dare all’Italia un altro portentoso portiere: Aldo Olivieri.

Passione centuplicata, dice Olivieri, allorchè ebbi modo di vedere all’opera Masetti in difesa della rete dei Nazionali venuti in allenamento a Verona. La maglia azzurra divenne una aspirazione ambita; con ogni mezzo senza preoccuparmi dei sacrifici, puntai al traguardo, ed oggi, sfogliando nel libro dei ricordi, posso ricordare la partita più emotiva: con la Norvegia a Marsiglia nel 1938; posso rammentare la parata più bella della mia carriera: a Praga, vittoria per una rete di Piola, ottenuta dopo una mia doppia parata: respinta a pugni su tiro del centravanti boemo e deviazione in angolo sull’immediato tiro dell’interno sinistro. Un paio di avversari che mi mettevano i brividi e che in tutte le gare mi segnarono almeno un gol: Meazza e Morselli. In campo straniero devo citare: Sindelar, Braine e Domingos, quest’ultimo non temuto (giocava terzino) ma ammirato: mai visto un giocatore più calmo e tranquillo in ogni frangente.

Erbstein è l’allenatore che non posso dimenticare.

Manovrare la difesa è un compito del portiere, imperdonabile errore il trasgredirlo e trascurarlo”.

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