Archive from aprile, 2009
Apr 29, 2009 - Senza categoria    No Comments

IL TORO CAMPIONE 1928

Su “La storia del Torino”, volume II [editoria – 16], molte pagine sono dedicate al campionato vinto nella stagione 1927-28. Anche io nel mio piccolo spesso mi sono soffermato sulla storia granata degli anni ’20-’30, non tanto per quella sorta di polverosa nostalgia che spesso viene rimproverata al torinista dai sostenitori di altre squadre, quanto piuttosto per un certo affetto che provo verso un periodo poco conosciuto e celebrato, ma comunque importantissimo e ricco di personaggi di rilievo assoluto. In effetti, è come se gli anni successivi, dapprima il Grande Torino e poi lo spirito cosiddetto “tremendista” degli anni 60’, avessero oscurato le origini della società, che – giova ricordarlo – agli inizi del secolo scorso era molto più blasonata e meno “iellata” di quanto non sia stata dipinta in seguito dai suoi storiografi.

In questa sede mi piace riportare un articolo dell’indimenticato giornalista e direttore di Tuttosport Giglio Panza, che presenta la squadra del primo scudetto dapprima con una visione d’insieme e poi con la descrizione dei singoli giocatori, dando un voto a ciascuno di loro.

Emergono quindi le figure di calciatori oramai mitici: Baloncieri [figurine – 4] Bosia [figurine I – 11], Libonatti [figurine I – 68], Franzoni [figurine I – 50], Janni [figurine I – 63], Monti [figurine I – 77]

Insomma, è una narrazione che si lascia leggere con estremo piacere.

“Queste pagelle dei giocatori granata per la prima volta campioni d’Italia non hanno alcuna pretesa di veridicità tecnica. Rappresentano il ricordo di un ragazzo quindicenne, che aveva cominciato a conoscere il Torino l’anno prima, nella stagione inutilmente vittoriosa poichè quello scudetto venne revocato. Il caso d’illecito, che privò il Torino di un titolo conquistato grazie a una superiorità tecnica vistosa, è tuttora avvolto nel mistero. Fatto è che la stagione successiva, esattamente con la medesima quadra, il Torino stravinceva e offriva spettacoli quei tempi insuperati…

Molto dev’essere perdonato a chi molto ha amato; e io quella squadra l’ho amata perché mi ha fatto conoscere il gioco più bello del mondo. Giocava con il << metodo >> con la stessa bravura tecnica e tattica con la quale l’insuperato Torino di Superga avrebbe giocato il << sistema >> e il Torino ’75-76 di Radice avrebbe giocato il calcio moderno. Ed ecco che, con l’impertinenza del quindicenne, compilo le pagelle.

Bosia: 7. Buon portiere, coordinato, senza straordinarie risorse atletiche ma dal felice piazzamento. Un regolarista.

Monti: 7,5. Rappresentava nel Toro quello che Rosetta era nella Juve. Bello atleticamente, senso della posizione, preciso nel rilancio, << Cice >> era catalogato fra i classici del tempo. Se ricordo bene, questo padovano era stato attaccante prima di retrocedere a difensore: e lo si vedeva.

Martin II: 7. Pinerolese, avvocato, il più dilettante del gruppo. Terzino acrobatico, scattante; difensore di rottura, ebbe anche l’onore d’una presenza in azzurro, quando nel maggio del 1923, a Praga, sostituì l’infortunato Caligaris (l’Italia perse 5 a 1 e << l’avvocato >>, ventiduenne, si dedicò da allora soltanto al suo Torino).

Janni: 8. Di quel Torino che aveva nel trio d’attacco la fonte della sua straripante potenza, << Tonin >> era l’ispiratore, lo stimolatore, il campione che poteva competere con l’intelligenza di Baloncieri e di Libonatti come con l’estrosità di Rossetti. Se giocasse il calcio d’oggi forse sarebbe un Collocati; allora era un uomo-dovunque, capace di finezze ma anche di rudi opposizioni.

Colombari: 8. Un tipo così sarebbe fra i << big >> anche oggi. Mediano laterale, un occhio all’ala avversaria e un altro alla propulsione; ma anche all’occorrenza centromediano mobile, fortissimo di testa, ottimo lanciatore, stilisticamente bello a vedersi.

Sperone: 7,5. Tecnicamente era un gradino sotto a Colombari e Janni. Come praticità, spirito di squadra, grinta, era ammirevole. Il suo motto << palla avanti e pedalare >> andò famoso anche quando diventò allenatore. In parole povere, voleva dire che occorre non fermarsi mai, non darsi mai per vinto.

Baloncieri: 8,5. Grande giocatore, antesignano del ruolo di regista, che interpretava con larghezza di vedute, dribblando in corsa con velocità progressiva, segnando quando e come voleva goal decisivi. Tecnicamente dottissimo, scaltro e duro se occorreva, era già vallora un modello di come si gioca senza il pallone. Lo ritengo l’uomo-base di quella mirabile squadra, nella quale era arrivato da Alessandria già ventottenne e quindi nel pieno della maturità tecnica e tattica.

Rossetti: 7,5. Poco più che ventenne, era una forza della natura. Meno classico e meno regolare dei suoi due illustri << partner >>, ma veloce e acrobatico, dal sinistro poderoso, completava il gioco di Baloncieri e Libonatti con la freschezza dell’improvvisazione.

Mezzani: 7,5. Detiene un record: quello di non avere mai giocato in Nazionale. Eppure, ricordo come fosse ieri, la sua tecnica di base era eccezionale, le sue finte imprevedibili, i suoi cross puliti e tesi. Poco loquace, forse un po’ timido, lieto di fare i gregario nonostante fosse in realtà un protagonista.

Libonatti: 8. L’unico che, sul piano della classe, potesse sostenere il confronto con << Balon >>. Piccolo di statura ma solido nel tronco e quindi forte anche nei contrasti, rapido nello smistamento del pallone, altruista nel gioco come lo era nella vita, questo italo-argentino ha segnato caterve di goal colpendo il pallone di punta, nella metà centrale della circonferenza come un giocatore di biliardo. Un << numero >> che non avrei più visto da nessuna parte del mondo.

Franzoni: 7. Dottore commercialista, era con Cesare Martin il più dilettante della compagnia. Un po’ approssimativo nel palleggio, l’ala mancina era sfruttata utilmente per la sua straordinaria velocità”.

Apr 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

PICCOLA ENCICLOPEDIA DELLO SPORT

Alcune settimane or sono ho trovato un bel libretto tascabile, dedicato a Giorgio Ferrini, pubblicato nella collana “Piccola enciclopedia dello sport” dalla Casa editrice Carlo Carosi negli anni ’60 [editoria – 66].

Sono sessantaquattro paginette corredate da qualche piccola foto, che narrano la storia calcistica di Ferrini nel Toro e nella Nazionale. Simpatico anche per le sue dimensioni, è un oggetto piuttosto raro, da tenere in considerazione per il collezionista.

Apr 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho appena creato un nuovo album di cartoline, per rendere più rapida la consultazione. In copertina ho inserito una bella cartolina di Superga, che si distingue dalle precedenti perchè di dimensioni decisamente più grandi delle solite. Ne ho poi scannerizzate altre trovate di recente, ed ho aggiunto qualcosa anche sull’album “pagine illustrate”.

Apr 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

Cartoline II


Apr 24, 2009 - Senza categoria    No Comments

IL TORO IN SPAGNA

Nei giorni scorsi ho acquisito il n. 18 di una rivista settimanale che non conoscevo, intitolata “Tutti gli sport”, datata 11-18 ottobre 1924, di cui ho scannerizzato tre pagine [editoria – 63, 64, 65].

La prima presenta una bella immagine tratta da un concorso ippico, ma quelle che ci interessano sono la terza e l’ultima, che riguardano una tournèe del Toro in Spagna, svoltasi nella stagione 1924-25. Nella terza sono riprodotte diverse piccole foto di azioni di gioco tra la squadra granata e le sue avversarie, mentre l’ultima raffigura in grande un altro momento della partita con il Barcellona, e più precisamente un’uscita del portiere Latella ed alcuni giocatori granata che purtroppo è difficile identificare.

Il Toro giocò in Spagna quattro partite, due con il Barcellona e due con il Real Madrid. I risultati non furono sicuramente soddisfacenti, due pareggi  e due sconfitte con entrambe le squadre: con il Barcellona 0-3 e 1-1, e con il Real 0-2 e 2-2.

Del resto quell’annata calcistica, come si narra nella rivista n. 2 de “La storia del Torino” [editoria – 16], il Toro la disputò senza infamia né lode, stazionando sempre a centroclassifica. Unico risultato di rilievo fu una vittoria sull’Inter a Milano per 5 a 2. Il girone della Lega Nord (non c’era ancora girone unico) fu vinto dal Genoa, che poi in finale avrebbe ceduto il passo al Bologna. Peraltro i granata già annoveravano nelle loro file Janni e Rossetti II, e potevano sempre contare sui fratelli Martin.

Il 1924 fu un anno da ricordare: a gennaio moriva Lenin, e subito dopo l’Italia riconosceva l’Unione Sovietica. Il 10 giugno veniva ucciso Giacomo Matteotti.

A febbraio, a New York andava in scena per la prima volta Rapsodia in blu di George Gershwing, e nello stesso mese Antonio Gramsci fondava il giornale l’Unità.

Tra le “nascite illustri”, ricordiamo tra gli altri il medievalista francese Jacques Le Goff, il regista Sandro Bolchi, il “nostro” Valerio Bacigalupo, l’attore Marlon Brando. Il 21 aprile a Pittsburgh si spegneva la grande Eleonora Duse, ed il 29 novembre a Bruxelles moriva Giacomo Puccini.

Per quanto riguarda il nostro piccolo avvenimento sportivo, non ho notizie più precise. Ho cercato su tutti i documenti a mia disposizione ma  ne ho ricavato solo notizie frammentarie. La rivista che ho sotto mano è comunque molto bella, ricchissima di immagini (a parte quelle sul Toro) e ben curata. La foto sul retro poi è una rarità, come tutte quelle dell’epoca.

Incuriosisce (ma non è una stranezza per quel periodo) la coppola del portiere, così come sono simpatiche le pagliette indossate in pratica da quasi tutti gli spettatori, che assistono composti alla gara da una tribunetta vicinissima al campo di gioco, separato da una semplice recinzione. Lo stadio raffigurato dovrebbe essere il Campo de “Les Corts”, dove il Barcellona giocò dal 1922 al 1957, demolito poi nel 1966. All’epoca il Barça non aveva ancora vinto il Campionato di Spagna, (la “Liga” nascerà qualche anno dopo), ma aveva già collezionato cinque Coppe di Spagna e molte edizioni del Campionato catalano e della Coppa di Catalogna; era insomma un avversario di tutto rispetto.

Apr 22, 2009 - Senza categoria    3 Comments

PAGINE ILLUSTRATE

Ho inaugurato nel blog un nuovo album intitolato “Pagine illustrate”. Vi inserirò pagine tratte da libri o fascicoli di grandi dimensioni, che non è possibile scannerizzare completamente. Talvolta infatti vi sono contenute foto o illustrazioni di vario genere che è un peccato non poter vedere e apprezzare. In questo modo inoltre eviterò di occupare troppo spazio nell’album “Editoria”.

Apr 22, 2009 - Senza categoria    No Comments

Pagine illustrate


Apr 20, 2009 - Senza categoria    No Comments

UN PRIMO ATTENDIBILE BILANCIO

Il 18 settembre 2008 ho inaugurato questo blog; come scrissi già una volta era solo il passatempo di un collezionista che voleva verificare l’interesse di altri verso la propria raccolta.

A distanza di sette mesi, la data del 18 aprile ha segnato un piccolo grande traguardo: 2.911 visite e ben 48.278 pagine aperte. Numeri davvero importanti, soprattutto tenendo conto dei primi giorni in cui ovviamente il blog non era conosciuto da nessuno.

La tendenza è al rialzo quindi, e spero di riuscire a mantenerla tale. Grazie a tutti.

Apr 19, 2009 - Senza categoria    1 Comment

IL TREMENDISMO

Ho trovato da poco un bel fascicoletto intitolato “Torino ‘72” [editoria – 40],  edito a supplemento della rivista “Piemonte sport e club” nel 1972, a cura di Giorgio Gandolfi e Bruno Perucca.

Si tratta di una pubblicazione sul campionato 1971-72, concluso dal Toro al secondo posto, una delle migliori stagioni dopo Superga. Sono 52 pagine di statistiche, foto e descrizioni dei giocatori. Tra queste attingerò in seguito anche per qualche post. Ora però voglio soffermarmi sull’introduzione curata da Giovanni Arpino, ed intitolata “Perché tremendismo”. Si parla spesso di tremendismo granata, talvolta senza sapere che il termine fu coniato proprio da Arpino, che in questa sede ne dà una brillante e rivelatrice definizione:

“Ma che cos’è il << tremendismo >>, tanto nominato quest’anno a proposito dei granata? Parafrasando Petrolini, si potrebbe dire: << Tremendismo è quella cosa / che divampa in stadii e piazze / piace tanto alle ragazze / perché è rossa e mai va giù … >>.

Il vocabolo l’abbiamo importato dal gergo sportivo sudamericano, secondo il quale << tremendista >> è il giocatore, è il club che magari non vince grappoli di trofei, ma costituisce osso durissimo per chiunque. Una squadra di orgoglio, di rabbie leali, di capacità aggressive, mai vinta, temibile in ogni occasione e soprattutto quando l’avversario è di rango: tutto questo significa << tremendismo >>, un termine che da quando l’abbiamo adottato è riuscito a creare invidie di cui andiamo orgogliosissimi. Perché anche di neologismi si vive, non solo di pane e Coppe.

Bisogna dire che dopo le pene del ’71, quando gli effetti << tremendistici >> furono stenti e magri, la lezione granata del ’72 è stata all’altezza delle speranze, delle attese e anche del nominato aggettivo. Di domenica in domenica, con i gol fatti, sbagliati, annullati, il << tremendismo >> degli Agroppi, dei Rampanti, dei Pulici, quello più astuto e classico di Bui, quello roccioso dei Zecchini e Cereser, ha costituito la nota di merito in campionato, la grande incognita nella corsa allo scudetto. Mentre declinava la grande tradizione milanese, Torino si imponeva con la grinta di uomini e aggressività di ben altro piglio.

Il << tremendismo >> ha così avuto la sua patente, ha messo in tavola (pardon: in campo, sull’erba arroventata da corse di bulloni) frutti abbondanti, creando premesse di futuro. Ormai si è aperto un varco nel linguaggio sportivo modernissimo, è una parola capita da tutti, usata al posto di frasi troppo lunghe e complicate. Può indicare anche solo un quarto d’ora, in una partita, ma in quel quarto d’ora scarica tutta la sua forza trascinante.

Aspettiamo di poter ora aggiungervi un altro termine di stampo sudamericano: quello di << fenomeno >>, che i radiocronisti brasiliani e messicani urlano con sette od otto << o >>. Quando al << tremendista >> si somma il << fenomeno >>, ogni traguardo è possibile. Alè”.

Apr 17, 2009 - Senza categoria    No Comments

E’ LUI, E’ LUI, E’ GIANNI BUI…

Così inizia un articolo di Bruno Bernardi sul fascicolo n. 15 [editoria – 55; cfr. anche figurine I/16, II/7], quello dedicato agli attaccanti, della collana “Toro, il mito e i campioni”.

“… << E’ lui, è lui, è Gianni Bui >> cantava la curva Maratona. Bui, la << torre >>, aveva conquistato i tifosi con il suo modo di muoversi sul campo, elegante, dinoccolato. Statura da giocatore di basket, faceva il << pivot >> per Pulici, non ancora Pupi-gol, o per Petrini, i suoi partners. Aveva piedi come mani, tanto era la sua sensibilità di tocco. Lampi di classe, colpi di tacco, aperture millimetriche, ma la specialità di Bui era il gioco aereo. Arrivò al Toro trentenne, dopo aver girovagato da un capo all’altro della Penisola, ed entrò nelle simpatie della Maratona dopo aver provocato un’autorete decisiva di Morini, stopper della Juventus, nel derby vinto 2-1 dai granata…

Il primo con il Toro non fu un campionato esaltante, al punto che venne esonerato Cadè, sostituito dal suo vice Cancan, giusto in tempo per conquistare la Coppa Italia sul Milan, ai rigori, a Marassi. Con la coccarda tricolore sul petto, e con Giagnoni, l’allenatore con il colbacco, in panchina, Bui visse la migliore delle sue quattro stagioni torinesi. Le altre punte erano Pulici, trottolino Toschi e Luppi. Pur disputando appena 18 partite, andò in gol nove volte e fu il cannoniere di quel Toro che contese lo scudetto alla Juventus sino all’ultima giornata e lo perse per un punto. Secondo a pari merito con il Milan. E secondo anche in Coppa Italia, conquistata dal Milan che si prese la rivincita.

Meno brillante il rendimento di Bui nel torneo successivo che segnò l’esplosione di Pulici. E quasi anonimo il suo ultimo campionato dove fece da chioccia a Graziani & Pulici, i gemelli del gol. Bui partì titolare ma era ormai al tramonto e, in autunno, cedette il passo a Ciccio-gol, consentendo al Toro di aggiungere un altro tassello alla squadra che poi vinse lo scudetto quando lui era nel Varese (dopo una parentesi Nel Milan) in B a chiudere l’attività prima di laurearsi al Supercorso allenatori di Coverciano. Il << gol >> più prezioso per il Toro, Bui l’ha fatto una decina d’anni dopo, segnalando Massimo Crippa alla società granata. Bui valorizzò il centrocampista in C2. E la stagione seguente Crippa divenne un punto di forza del Toro che lo cedette al Napoli per quasi otto miliardi, sistemando il bilancio”.

Bruno Bernardi.

Pagine:12»