Archive from maggio, 2009
Mag 28, 2009 - Senza categoria    1 Comment

GLI INNI DEL TORO. VA’ CALCIATOR.

Oggi ho aggiunto all’album “Audio e video” altri oggetti, tra cui mi sembra curiosa una nuova versione dell’inno “Forza Toro”, con alcune foto che non c’erano nella precedente edizione del disco. Sono poi molto belle le videocassette: quella su Graziani e Pulici anzitutto, ma anche quella commovente su Meroni, e poi in assoluto “Cantatoro” [Audio e video – 18], che è la più datata raccolta di inni sul Torino. Curata da Valerio Liboni ed edita negli anni ’90 da Logos TV, raccoglie tutti i brani musicali sino al 1992 (“Grazie Toro”), a partire dal mitico “Va’ calciator”, il primo inno della squadra granata, risalente al 1926, anno di inaugurazione del Filadelfia. La musica era di Alberto Consiglio, e la versione arrangiata (e solo strumentale) è accompagnata da un’intervista a Giacinto Ellena e da suggestive immagini d’epoca. In seguito ne riporterò anche le parole, ed i pochi cenni biografici che sono riuscito a raccogliere sul compositore. Credo sia una testimonianza di storia granata davvero preziosa.

Mag 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho inserito nell’album “Allo stadio” una ventina di nuovi biglietti reperiti da pochi giorni. Tra questi forse i più interessanti sono quelli riguardanti i playoff con Perugia ed Ascoli del 2005 ed alcune gare internazionali.

Mag 26, 2009 - Senza categoria    No Comments

FILADELFIA, MAGIA E MISTERO DI UNO STADIO DA LEGGENDA (seconda parte)

Prosegue Ormezzano:

“Un calciatore quasi gracile, Giuliano Giovetti, che aveva giocato nel Modena e nel Como ed era arrivato al Toro quando rovente era ancora la memoria del Grande Torino, un centravanti di buone doti tecniche ma di nessun tremendismo fisico, ha detto che spesso, giocando al Filadelfia, gli accadeva di segnare senza accorgersene, come risucchiato in porta dalla voglia di gol della gente granata. Il momento della partita era per lui e i suoi compagni di squadra come il terminale della lunga seduta medianica tenuta con quelli di Superga, negli allenamenti pestando la loro stessa erba, nell’antistadio frequentando la gente che li aveva frequentati.

Il Filadelfia come posto di misteri dovrebbe per dogma funzionare anche nell’algido football attuale: di questo non esiste il minimo dubbio nei cuori e nei cervelli della gente granata antica e anche di quella nuova. Vogliosi di esoteria di massa (non c’è contraddizione fra i due termini, basti pensare al proliferare di maghi, se non di magie), i giovani ultras di oggi chiedono la restituzione del Filadelfia come si chiede quella di una reliquia enorme, da abitare e non solo da  mettere in bacheca. L’industrializzazione del calcio moderno, i suoi criteri spinti di operatività assoluta, fanno per contrasto nascere questa vogliosità di mistero che risolve i problemi ed accorcia le strade.

I giovani non sanno che il Filadelfia era uno stadio tanto caro quanto decrepito, a cominciare dalla lignea tribuna che sembrava cascarti addosso, e che una delle sue caratteristiche principali, cioè il permettere l’esodo della gente, nell’intervallo, da una curva all’altra per andare dietro al portiere avversario e vedere perciò meglio i gol della propria squadra, nella fattispecie quella granata, adesso non potrebbe essere conservata, per le cosiddette ragioni di sicurezza. Le reti di allora dovrebbero essere rinforzate e disumanizzate, erano da giardino e dovrebbero diventare (e diventeranno?) da penitenziario nel nuovo calcio dai grandi interessi e perciò – dicono – delle grandi passioni.

Sì, gran parte del fascino del Filadelfia dipende secondo noi proprio dal mistero, che implica la irripetibilità, e dunque la unicità. Dipende dalla tradizione orale, che si orpella sempre più, contrariamente a quella scritta e adesso anche elettronica che si cristallizza, si fissa, si fossilizza nella sua stessa algida perfezione documentaristica. Dipende da noi che di questa tradizione siamo sherpa ma soprattutto giardinieri. Dipende dai nostri sospiri che sono sempre più sospiri. Bisogna fare in fretta a ricostruirlo, perché si possano istruire in tempo i figli ed i nipoti. La magia di certi posti non finisce mai, ma sempre più difficile è narrarla, anche per gelosia nei riguardi di essa e rabbia nei riguardi del resto”.

Gian Paolo Ormezzano.

Mag 23, 2009 - Senza categoria    No Comments

I GRANATA NELL’AZZURRO

Di recente ho acquisito un oggetto davvero particolare: si tratta di uno spartito per fisarmonica intitolato “I granata nell’azzurro” (musica di Benedetto Ristori e parole di Lino Pellegrini), pubblicato da SIDET Edizioni di Milano [miscellanea – 20 (a), 20 (b), 20 (c)]. E’ datato 1951, e da un timbro apposto sul frontespizio su cui si può leggere:

“Allegato alla Rivista

Il fisarmonicista Italiano

N. 11 – 12 Novembre – Dicembre 1951”

Ho provato a ricercare informazioni sul web senza trovare nulla, e quindi non ho notizie più precise su questo documento. La seconda pagina contiene in alto una dedica a tutti i giocatori scomparsi a Superga. Invece la terza riporta le strofe ed il ritornello:

I

S’è schiantato.Piombato su un colle,

L’apparecchio, dal cielo piovoso,

S’è consunto nel rogo mostruoso

Distruggendo il “Torino” alle folle.

Castigliano, Maroso, Gabetto,

Ballarin, Rigamonti ed Ossola,

Vi rivedo nel gioco perfetto

Che strappava le urla di gola.

RITORNELLO

Scudetto tricolore,

Cinque anni lo vinceste;

Fu gran vanto.

Tempesta di dolore,

La gioia che ci deste

Volge al pianto

II                                                              

Ti rivedo Baciga volante                                 

In parate sicure da belva.                                

Valentin, capitano scattante                            

Ti rincorre di gambe una selva…                    

Ma tu passi: un gran gol, la vittoria!                 

Menti fugge: due gol! Poi ancora.                    

Loik e Grezar si copron di gloria.                    

Un trionfo! Lo stadio li adora.             

            RITORNELLO                                              

Scudetto tricolore,                                          

ecc. ecc.         

III

Nazionali sembravan leoni

Portogallo, Madrid e Parigi,

Céchi, Elvezia: stupendi fastigi

Degli azzurri, ragazzi cicloni.

La tragedia la rende immortale,

Ma a trentuno la vita ha stroncata.

            RITORNELLO

Scudetto tricolore,

ecc. ecc.

 

Mag 20, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho aggiunto le foto di alcuni nuovi acquisti su “Miscellanea” ed “Editoria”. Sono oggetti davvero molto belli; li descriverò dettagliatamente nei prossimi giorni.

Mag 17, 2009 - Senza categoria    No Comments

FILADELFIA, MAGIA E MISTERO DI UNO STADIO DA LEGGENDA (prima parte)

Nel numero 1 della raccolta “Torino, il mito e i campioni” [editoria – 41] si può apprezzare lo splendido articolo di Gian Paolo Ormezzano sul Filadelfia, che ho deciso di inserire perché, senza voler fare pedante retorica sulle antiche gesta, nessun simbolo di “granatismo” è più azzeccato del vecchio “Fila”, e perché ogni testimonianza di esso, nobile o umile che sia, serve a comprendere come davvero questo luogo fosse speciale in assoluto. Oramai, in attesa di tempi migliori, l’unico sforzo possibile è descriverlo a chi personalmente non l’ha frequentato. Ricordo altri brani sull’argomento contenuti in questo blog: “A tre passi dalla rete (postato il 1° ottobre 2008, che potrete trovare in archivio)”, di Giovanni Arpino, e “Rosato (postato il 28.12.2008)” di Vladimiro Caminiti, oltre a diverse immagini dell’album Cartoline I (molte, purtroppo, al momento sono solo riproduzioni). Altri scorci dello stadio si intravedono in alcune figurine. Bella in particolare quella di Beniamino Santos, con la tribunetta in legno sullo sfondo.

“Il caso del Filadelfia – della persistenza più che resistenza dello stadio di così tanta leggenda nei riguardi del divenire del calcio moderno, della sopravvivenza di un mito che di taluni intride la vita ben più che venire da essa intriso – è molto singolare: perché trattasi soprattutto di un caso di fortissima tradizione orale, supportato da poca documentazione visiva, e con documentazione scritta così sempre eguale a se stessa che potrebbe risultare noiosa. Adesso poi non c’è neppure la possibilità di mettere in programma la visita al monumento. Lo stadio, chiamato Filadelfia dal nome della via su cui sta o anzi stava la sua entrata principale non esiste più se non per alcuni monconi comandati dalla memoria architettonica. La sua gente, quella strana tribù di poeti da campo che rinfrescavano narrandole le gesta dei loro campioni, non avendo più il posto dove riunirsi, si è sparpagliata chissà come per la città, e probabilmente senza possibilità di nuova agglomerazione, e fisiologicamente sotto condanna di invecchiamento e fine fisica. Manca la possibilità, prima comoda, di agganciare un ricordo ad un pezzo di casa, tipo: << Ecco, qui sostava sempre capitan Valentino >>.

Eppure la leggenda del Filadelfia continua, è bella spessa, bella intensa, bella forte, bella calda, persino bella fideistica. L’idea della sua ricostruzione è dopante, per i tifosi granata, molto più dell’idea dell’ingaggio dei migliori calciatori del mondo. L’ipotesi della ricostruzione basta da sola fra i tifosi granata a svecchiare gli anziani e a far maturi i giovani.

Ogni leggenda porta con sé un bel po’ di mistero, ma questa del Filadelfia di mistero è fatta, nutrita, conservata, cresciuta.

Si dice, con assoluta serietà, che giocare di nuovo al Filadelfia significherà, per il Toro prossimo venturo, partire con un vantaggio di 10 punti a campionato. Già questo dovrebbe bastare ad enunciare la forte quota di mistero, e ad esimere nei riguardi di esso da una esplorazione che potrebbe risultare blasfema. In fondo, al mistero si era arreso anche un pragmatico, un praticoide come Nereo Rocco, che quando allenava il Torino parlava di fantasmi volitanti sul presente, con le ombre del passato a condizionare tutto, ad oscurare anche  l’eventuale bello, che comunque non poteva essere più bello del bello di prima”.

[CONTINUA]

Mag 12, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Negli ultimi giorni mi sono dedicato non solo ai post ma anche agli albums, scannerizzando  materiale di diverso tipo. Ho quindi inaugurato il nuovo album di cartoline, ed ho inserito alcuni titoli in editoria. Interessantissimi “Sport a Torino” e la “Storia illustrata della nazionale di calcio” [editoria], di cui parlerò in seguito. Molto ben fatto anche il nuovo folder sui sessant’anni di Superga [emissioni filateliche e postali]. Date poi un’occhiata all’album “pagine illustrate”, in cui ho inserito diverse novità.

Mag 10, 2009 - Senza categoria    No Comments

I GRANDI MEDIANI (seconda parte)

Prosegue Bruno Perucca:

“Tredici anni dopo Moltrasio, per lo stesso ruolo di centrocampista, è arrivato al Torino un altro spirito granata doc dall’uguale fisico potente e dall’identico coraggio: Bruno Bolchi. Nato a Milano nel 1940 e cresciuto calcisticamente nelle squadre giovanili dell’Inter, arrivato alla prima squadra assaggiò anche i metodi di Helenio Herrera vincendo con il << mago >> lo scudetto 1963, ma non conquistandone le simpatie. Ceduto al Verona e passato poi all’Atalanta, << Maciste >> Bolchi è giunto fra i granata in tempo per il campionato ’65-66. Subito 23 presenze. Nel Torino ha giocato 110 partite, alcune nel ruolo di libero, ed ha vinto la Coppa Italia del 1968.

Non sempre, per carriere granata brevi o per personali modestie, giocatori dal sicuro spirito torinista sono ricordati come meritano nella storia del club. Riportiamoli un attimo alla ribalta. Emiliano Mascetti, com’asco (1943) con radici a Verona, arrivato al Toro nell’estate ’73 per restarvi due stagioni. Mezz’ala, mediano, buona tecnica, è rimasto legato ai colori granata al punto che ne ha sognato il ruolo di direttore sportivo mentre lo svolgeva fra Verona Hellas e Roma. Altro granata doc, centrocampista-maratoneta dal sicuro rendimento, Claudio Sclosa classe 1961, arrivato dal vivaio del Toro alla prima squadra nella stagione ’79-80 per giocarvi 72 partite in quattro stagioni. Un giocatore sempre al massimo della continuità, capace di chiudere davanti alla difesa ma anche di partire sorreggendo l’attacco ev arrivando al tiro. Un biondo alla Moltrasio, alla Ferrini, questo Sclosa. Anche il colore dei capelli è stato spesso un segnale doc, nel Torino. Maroso era biondo, Mazzola quasi…”.

Mag 7, 2009 - Senza categoria    No Comments

INDICE DEI POST

Per consentire ai visitatori del blog di trovare più facilmente i post scritti nei mesi scorsi, ho pensato di creare un elenco con il titolo e la data di inserimento partendo dal più vecchio. In questo modo sarà possibile reperirli in archivio mese per mese:

Presentazione, 18.09.2008

Le fatiche di Ercole, 22.9.2008

I ragazzi del Filadelfia, 23.09.2008

Virgilio Maroso, 26.09.2008

Rubens Fadini, 30.09.2008

A tre passi dalla rete, 01.10.2008

La maglia granata, 10.10.2008

Mazzola a fumetti, 21.10.2008

Lo stadio racconta, 03.11.2008

Le 54 parate di Bodoira, 05.11.2008

Topolino, 08.12.2008

La storia del Torino, 11.12.2008

Cento senza sconfitte, 13.12.2008

Lo scudetto revocato al Torino (prima parte), 27.12.2008

Rosato, 28.12.2008

Aldo Olivieri, 02.01.2009

Il Duca degli Abruzzi, 07.01.2009

Lo scudetto revocato al Torino (seconda parte), 07.01.2009

Ferruccio Novo scrive, 10.01.2009

Lo scudetto revocato al Torino (terza parte), 15.01.2009

Giorgio Ferrini: capofamiglia del Torino, 17.01.2009

Lo scudetto revocato al Torino (quarta parte), 23.01.2009

L’anno della paura, 26.01.2009

L’autogol di Mazzola, 31.01.2009

Baloncieri, Libonatti, Rossetti (prima parte), 03.02.2009

Baloncieri, Libonatti, Rossetti (seconda parte), 06.02.2009

Baloncieri, Libonatti, Rossetti (terza parte), 13.02.2009

Rose rosse lassù…, 13.02.2009

Cinto Ellena (parte prima), 18.02.2009

FC Torinese. Alle origini del Torino calcio, 20.02.2009

Cinto Ellena (parte seconda), 26.02.2009

Dino Buzzati: una favola per il Grande Torino, 09.03.2009

Lettera a capitan Valentino,29.03.2009

Toro: il mito e i campioni, 12.04.2009

Vittorio Pozzo: campioni del mondo, 15.04.2009

E’ lui, è lui, è Gianni Bui, 17.04.2009

Il tremendismo, 19.04.2009

Il Toro in Spagna, 24.04.2009

Piccola enciclopedia dello sport, 27.04.2009

Il Toro campione 1928, 29.04.2009

I grandi mediani, 05.05.2009

Mag 5, 2009 - Senza categoria    No Comments

I GRANDI MEDIANI (prima parte)

Nel numero 13 de “Toro, il mito e i campioni” [editoria – 53] mi sono soffermato su un articolo di Bruno Perucca che fa una panoramica sui grandi mediani granata del passato, nomi più o meno noti ma tutti connotati da autentiche doti di combattenti. Ne risulta un brano di interesse e suggestione, che vale la pena di trascrivere. Qua e là, accanto ai nomi dei calciatori, ho inserito in parentesi quadra i riferimenti agli albums di figurine del blog.

“Il primo cuore granata cominciò a battere in una famiglia in Argentina, quando il secolo che sta per finire non era ancora cominciato. Papà Mosso vi aveva portato la moglie Mari, emigranti per necessità attorno al 1885. Per avviare una azienda vinicola a Luyan de Cuyo, centro agricolo a pochi chilometri da Mendoza dove già vivevano altri piemontesi. Nacquero in quegli anni, fra sette fratelli, quattro maschietti che sarebbero diventati calciatori proprio a Mendoza. Francesco, classe  ‘1892, Benito nel ’94, Eugenio un anno dopo, Giulio nel 1899. L’azienda vinicola aveva fruttato benino, papà Giuseppe e mamma Maria decisero di tornare in Piemonte, stabilendosi a Torino, agli inizi del ‘900.

Nell’estate del 1912 Francesco, Benito ed Eugenio si erano presentati a Vittorio Pozzo, responsabile tecnico del Torino. Accolti con simpatia. Era Francesco, a quei tempi, l’uomo che dava coraggio ai fratelli e al gruppo. Nato calcisticamente come attaccante, diventava mediano di spinta e di copertura, doveva finire la carriera in porta. Sessantotto gare in granata, 55 gol. Aveva una voce totante, spingeva la squadra all’attacco, era l’idolo dei primi manipoli di tifosi.

Degli uomini scomparsi nel maggio ’49, i mediani Grezar e Castigliano [figurine II, 28, emissioni filateliche, 23-28] erano il cuore della squadra. Non a caso, nella storia del football, chi sostiene il gruppo ha qualità tecniche ma anche muscoli. I il muscolo più importante è il cuore. Mario Sperone, cuneese di Priocca, mediano da battaglia totale, ha caratterizzato con la sua grinta otto anni in granata prima di Superga (144 partite di campionato). Sperone era un marcatore feroce, ma sapeva appoggiare l’attacco. Aveva un volto grifagno, i fans lo definirono << il mastino >>.

Nella squadra dell’immediato dopo Superga un leader di centrocampo dalle spiccate qualità tecniche è stato Beniamino Santos [figurine I-105], mezz’ala. Ma uomo di fatica, tanto trascurato dalla critica quanto efficace nel tackle, è stato il mediano Bruno Gremese [figurine I-59], nato a Udine nel ’27, affermatosi nell’Udinese e perfezionatosi tatticamente nell’Atalanta. Due i suoi campionati in granata, 57 presenze e due reti.

Il carattere e l’importanza di un calciatore diventano ancora più evidenti agli occhi dei tifosi e degli avversari quando il ruolo è nel centro della squadra, e del campo. Così, certamente, è stato per Luigi Moltrasio (classe 1928), mediano, che attraverso Como, Genoa e Salernitana è approdato al Torino per la stagione ’52-53 trovando compagni tosti come lui: Buhtz, Molino, Sentimenti III, Farina, Tontodonati…E l’anno dopo, per restare sul tema dei centrocampisti lottatori, ecco giungere Tagnin da Alessandria a fianco di Moltrasio. Il quale è stato per quattro campionati la passione dei tifosi granata. Aveva lo spirito giusto, la potenza fisica, i capelli biondi che sono un modo in più per distinguersi, la statura (1,84) per arrivare spesso per primo sui palloni alti. In difesa e in attacco. La sua spinta in appoggio alla prima linea era uno spettacolo. La capacità del lancio lungo una sua peculiare caratteristica. Meglio il destro del sinistro, nel tiro. In granata ha giocato 112 partite (malgrado una sosta per un incidente alla caviglia), segnando 11 reti, prima di venir ceduto alla Lazio. Nel finale della carriere è andato a giocare in Svizzera. Nello Young Fellows ritrovò Horst Buhtz ricomponendo una coppia granata”.