Mag 17, 2009 - Senza categoria    No Comments

FILADELFIA, MAGIA E MISTERO DI UNO STADIO DA LEGGENDA (prima parte)

Nel numero 1 della raccolta “Torino, il mito e i campioni” [editoria – 41] si può apprezzare lo splendido articolo di Gian Paolo Ormezzano sul Filadelfia, che ho deciso di inserire perché, senza voler fare pedante retorica sulle antiche gesta, nessun simbolo di “granatismo” è più azzeccato del vecchio “Fila”, e perché ogni testimonianza di esso, nobile o umile che sia, serve a comprendere come davvero questo luogo fosse speciale in assoluto. Oramai, in attesa di tempi migliori, l’unico sforzo possibile è descriverlo a chi personalmente non l’ha frequentato. Ricordo altri brani sull’argomento contenuti in questo blog: “A tre passi dalla rete (postato il 1° ottobre 2008, che potrete trovare in archivio)”, di Giovanni Arpino, e “Rosato (postato il 28.12.2008)” di Vladimiro Caminiti, oltre a diverse immagini dell’album Cartoline I (molte, purtroppo, al momento sono solo riproduzioni). Altri scorci dello stadio si intravedono in alcune figurine. Bella in particolare quella di Beniamino Santos, con la tribunetta in legno sullo sfondo.

“Il caso del Filadelfia – della persistenza più che resistenza dello stadio di così tanta leggenda nei riguardi del divenire del calcio moderno, della sopravvivenza di un mito che di taluni intride la vita ben più che venire da essa intriso – è molto singolare: perché trattasi soprattutto di un caso di fortissima tradizione orale, supportato da poca documentazione visiva, e con documentazione scritta così sempre eguale a se stessa che potrebbe risultare noiosa. Adesso poi non c’è neppure la possibilità di mettere in programma la visita al monumento. Lo stadio, chiamato Filadelfia dal nome della via su cui sta o anzi stava la sua entrata principale non esiste più se non per alcuni monconi comandati dalla memoria architettonica. La sua gente, quella strana tribù di poeti da campo che rinfrescavano narrandole le gesta dei loro campioni, non avendo più il posto dove riunirsi, si è sparpagliata chissà come per la città, e probabilmente senza possibilità di nuova agglomerazione, e fisiologicamente sotto condanna di invecchiamento e fine fisica. Manca la possibilità, prima comoda, di agganciare un ricordo ad un pezzo di casa, tipo: << Ecco, qui sostava sempre capitan Valentino >>.

Eppure la leggenda del Filadelfia continua, è bella spessa, bella intensa, bella forte, bella calda, persino bella fideistica. L’idea della sua ricostruzione è dopante, per i tifosi granata, molto più dell’idea dell’ingaggio dei migliori calciatori del mondo. L’ipotesi della ricostruzione basta da sola fra i tifosi granata a svecchiare gli anziani e a far maturi i giovani.

Ogni leggenda porta con sé un bel po’ di mistero, ma questa del Filadelfia di mistero è fatta, nutrita, conservata, cresciuta.

Si dice, con assoluta serietà, che giocare di nuovo al Filadelfia significherà, per il Toro prossimo venturo, partire con un vantaggio di 10 punti a campionato. Già questo dovrebbe bastare ad enunciare la forte quota di mistero, e ad esimere nei riguardi di esso da una esplorazione che potrebbe risultare blasfema. In fondo, al mistero si era arreso anche un pragmatico, un praticoide come Nereo Rocco, che quando allenava il Torino parlava di fantasmi volitanti sul presente, con le ombre del passato a condizionare tutto, ad oscurare anche  l’eventuale bello, che comunque non poteva essere più bello del bello di prima”.

[CONTINUA]

FILADELFIA, MAGIA E MISTERO DI UNO STADIO DA LEGGENDA (prima parte)ultima modifica: 2009-05-17T12:15:35+00:00da libellus1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento