Mag 26, 2009 - Senza categoria    No Comments

FILADELFIA, MAGIA E MISTERO DI UNO STADIO DA LEGGENDA (seconda parte)

Prosegue Ormezzano:

“Un calciatore quasi gracile, Giuliano Giovetti, che aveva giocato nel Modena e nel Como ed era arrivato al Toro quando rovente era ancora la memoria del Grande Torino, un centravanti di buone doti tecniche ma di nessun tremendismo fisico, ha detto che spesso, giocando al Filadelfia, gli accadeva di segnare senza accorgersene, come risucchiato in porta dalla voglia di gol della gente granata. Il momento della partita era per lui e i suoi compagni di squadra come il terminale della lunga seduta medianica tenuta con quelli di Superga, negli allenamenti pestando la loro stessa erba, nell’antistadio frequentando la gente che li aveva frequentati.

Il Filadelfia come posto di misteri dovrebbe per dogma funzionare anche nell’algido football attuale: di questo non esiste il minimo dubbio nei cuori e nei cervelli della gente granata antica e anche di quella nuova. Vogliosi di esoteria di massa (non c’è contraddizione fra i due termini, basti pensare al proliferare di maghi, se non di magie), i giovani ultras di oggi chiedono la restituzione del Filadelfia come si chiede quella di una reliquia enorme, da abitare e non solo da  mettere in bacheca. L’industrializzazione del calcio moderno, i suoi criteri spinti di operatività assoluta, fanno per contrasto nascere questa vogliosità di mistero che risolve i problemi ed accorcia le strade.

I giovani non sanno che il Filadelfia era uno stadio tanto caro quanto decrepito, a cominciare dalla lignea tribuna che sembrava cascarti addosso, e che una delle sue caratteristiche principali, cioè il permettere l’esodo della gente, nell’intervallo, da una curva all’altra per andare dietro al portiere avversario e vedere perciò meglio i gol della propria squadra, nella fattispecie quella granata, adesso non potrebbe essere conservata, per le cosiddette ragioni di sicurezza. Le reti di allora dovrebbero essere rinforzate e disumanizzate, erano da giardino e dovrebbero diventare (e diventeranno?) da penitenziario nel nuovo calcio dai grandi interessi e perciò – dicono – delle grandi passioni.

Sì, gran parte del fascino del Filadelfia dipende secondo noi proprio dal mistero, che implica la irripetibilità, e dunque la unicità. Dipende dalla tradizione orale, che si orpella sempre più, contrariamente a quella scritta e adesso anche elettronica che si cristallizza, si fissa, si fossilizza nella sua stessa algida perfezione documentaristica. Dipende da noi che di questa tradizione siamo sherpa ma soprattutto giardinieri. Dipende dai nostri sospiri che sono sempre più sospiri. Bisogna fare in fretta a ricostruirlo, perché si possano istruire in tempo i figli ed i nipoti. La magia di certi posti non finisce mai, ma sempre più difficile è narrarla, anche per gelosia nei riguardi di essa e rabbia nei riguardi del resto”.

Gian Paolo Ormezzano.

FILADELFIA, MAGIA E MISTERO DI UNO STADIO DA LEGGENDA (seconda parte)ultima modifica: 2009-05-26T14:42:02+00:00da libellus1
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