Archive from novembre, 2009
Nov 28, 2009 - Senza categoria    No Comments

ORFEO PIANELLI. BENVENUTO, ORFEO…

Il fascicolo n. 8 de “La storia del Torino” [editoria I – 22] contiene un bell’articolo sull’avvento di Pianelli al Toro, che riassume le travagliate ore del passaggio di proprietà dalla vecchia dirigenza granata a quella nuova. Per maggiori dettagli della vicenda rimando al libro dello stesso Pianelli “Il mio Torino” [editoria I – 6].

Dall’archivio de << La Stampa >> del 1963 ecco la cronaca curata con scrupolo dal giornalista Gianni Fragola, prematuramente scomparso, di uno dei momenti più importanti della storia granata: la fine del caos dirigenziale, l’arrivo di Pianelli alla dirigenza.

12 febbraio 1962. << La crisi del Torino, apertasi ufficialmente alle ore ventuno di ieri sera, si è chiusa all’una di questa mattina. Al termine della accesa seduta hanno annunciato le loro dimissioni dalla Finanziaria granata il presidente della stessa Cillario, il presidente dell’Associazione Calcio Filippone, i consiglieri Vola Buffa, Cossu e Ferrero; al più presto, nella prima riunione del Consiglio direttivo del Torino gli stessi rinunceranno agli incarichi ricoperti in quella sede, Ha prevalso quindi la corrente capeggiata dal comm. Orfeo Pianelli, che risulta appoggiata da Gerbi, Creanti, Novo, Porzio ed altri soci le cui quote sono minori. Lo stesso Pianelli è stato eletto presidente della Finanziaria ed al più presto riunirà in sé entrambe le cariche di presidenza assumendosi anche quella della società sportiva, Il maggior esborso è stato fatto proprio da Pianelli che ha rilevato gran parte delle quote di Cillario, Filippone e Vola che da soli detenevano la maggioranza del pacchetto azionario. Inoltre il neopresidente si è impegnato a spedire oggi stesso alla Lega un assegno di trenta milioni per coprire il passivo della società nei confronti dell’ente calcistico e si potrà così tesserare liberamente il giocatore Mihalich. Questi i dati cronistici della movimentata seduta, una vera svolta nella storia della società. >>

13 febbraio. << Ulteriore schiarita al Torino. Smentite le voci di un ritorno di Morando alla presidenza del sodalizio calcistico, il presidente della Finanziaria, Orfeo Pianelli, ha detto di essere disposto ad assumere la massima carica dirigenziale del sodalizio, esponendo già in un programma di massima il suo punto di vista circa la conduzione di una società come il Torino: ‘Sia chiaro subito che non intendo affatto pretendere la poltrona di presidente come riconoscimento dello sforzo sostenuto a favore del Torino. Se mi si chiederà di lavorare per la società granata, se i dirigenti ed i soci saranno d’accordo, accetterò di buon grado la nomina, ma da parte mia, lo ripeto, non avanzerò nessuna richiesta.’>>

20 febbraio. << Dieci consiglieri del Torino si sono riuniti ieri sera nella sede di via Prati per l’elezione del presidente e dei vicepresidenti dopo le dimissioni del rag. Filippone Angelo: ha eletto nuovo presidente, all’unanimità, il comm.Orfeo Pianelli riconfermando a vicepresidente il signor Mario Gerbi e designando quale nuovo vicepresidente il signor Bruno Cavallo. Ha accettato altresì le dimissioni dei signori Buffa Avv. Alberto, Cillario comm. Luigi, Cossu dott. Sebastiano, Ferrero rag. Pietro, Vola rag. Mario. Ha respinto invece le dimissioni del consigliere conte Alberto Marone. Il Consiglio direttivo ringrazia i consiglieri uscenti per l’opera ed il contributo prestato a favore dell’A.C. Torino.’ All’assemblea iniziatasi alle ore 21 e protrattasi sin dopo le 24, erano presenti dieci dei ventidue consiglieri granata, e precisamente i Signori Pianelli, Traversa, Cavallo, Tortora, Leumann, Cozzolino, Trinch, Rocca, Porzio e Zunino. Assenti, oltre ai sei dimissionari, i signori Marone, Novo, Gerbi, Creanti, Rebaudengo e Gallone >>”.

Nov 23, 2009 - Senza categoria    No Comments

PICCOLA ENCICLOPEDIA DELLO SPORT. A.C. TORINO

La “Piccola enciclopedia dello sport” è una collana pubblicata negli anni ’60 da Carlo Carusi Editore. Si tratta di fascicoletti di formato piccolissimo, ciascuno dei quali dedicato ad una squadra di calcio o ad un personaggio del calcio o di altri sport.

Sono libretti abbastanza rari, ma comunque ancora reperibili a prezzi contenuti. Ne ho già commentato uno dedicato a Ferrini, e pochi giorni fa ne ho trovato un altro dedicato alla storia del Toro [editoria II – 9].

Sono 64 paginette edite nel 1963 e corredata da diverse belle fotografie. Tra queste ricordiamo quella di una formazione granata del 1925 ed altre di diversi primi piani dei calciatori, tra cui uno che ritrae Mazzola con il figlio Sandro.

Nov 19, 2009 - Senza categoria    No Comments

JO SANTOS

Tratto dal fascicolo n. 17 [editoria – 57] de “Toro, il mito e i campioni”:

Una vita zingaresca, a cavallo di cui continenti, stroncata da un incidente automobilistico su una << carretera >> spagnola. Così si concluse la storia di Beniamino << Jo >> Santos, un uomo buono, forse troppo in un mondo, quello del calcio, in cui trionfano i furbi. Prima di morire, aveva fatto in tempo, nel Genoa, a valorizzare un giovane talento come Gigi Meroni – anche lui vittima di un tragico destino -, e a segnalarlo al Toro, la società che Santos amava più di tutte e nella quale, nell’arco di un decennio, era stato prima calciatore e poi allenatore.

Santos era nato a Cafferatta, in Argentina, nel ’24. E il Torino, nella stagione ’49-50, quella della ricostruzione post Superga, l’aveva prelevato dal Rosario Central. Attaccante, implacabile esecutore di calci di rigore, aveva un innato senso del gol, sia di piede che di testa grazie alla statura da corazziere. Firmò il primo in campionato a Venezia, un gol da 2 punti (come veniva premiata allora la vittoria). Si ripetè con il Novara, al Filadelfia, aprendo dal dischetto e chiudendo la goleada (5-1). La grande tristezza per la scomparsa del Grande Torino lasciò spazio ad un sorriso. Ma fu gioia effimera nonostante la prolificità del generosissimo Santos tiratore poderoso che a fine campionato con 27 centri (9 su rigore) si piazzò quarto fra i cannonieri, dietro assi come il milanista Gunnar Nordhal, l’interista Stefano Nyers e lo juventino John Hansen.

Il buon rendimento di Santos indusse il presidente Novo a confermarlo per il campionato seguente. E l’argentino si ripetè come miglior realizzatore, ma il bottino scese a 14 gol (4 su rigore), condizionato da un infortunio. Il Toro finì quart’ultimo rischiando la retrocessione. Dopo due stagioni (con 64 presenze e 41 gol) Santos passò alla Pro Patria. Tornò al Toro nel ’60 come tecnico, subito dopo la promozione in serie A. E vi rimase due anni. Il primo non fu facile e lo spettro della B venne allontanato solo alla fine. Accanto agli esperti capitan Bearzot, a << Mobilia >> Ferrario, a << Pantera >> Danova, c’erano giovani del vivaio come Vieri, Ferrini e Crippa. Dopo la grande paura, arrivarono lo scozzese Denis Law e l’inglese Joe Baker, due rinforzi per un campionato più tranquillo. Che tale fu ma solo per la classifica. Law, genio e sregolatezza, fece addirittura piangere Santos che lo cacciò negli spogliatoi in anticipo in una partita di Coppa Italia persa 2-0 in casa con il Napoli. Un paio di mesi prima, i due britannici, alticci, si erano feriti schiantandosi in macchina contro lo spartitraffico tra corso Cairoli e Lungo Po Armando Diaz. E anche i sogni granata di Santos, un galantuomo sentimentale, si erano infranti sul monumento a Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi”.

Bruno Bernardi

Nov 16, 2009 - Senza categoria    No Comments

CESARE NAY

Tratto sempre da “Toro, il mito e i campioni”, ecco il ritratto, fatto da Angelo Caroli, di un altro difensore troppo poco ricordato dai tifosi rispetto alle sue indubbie qualità [editoria I – 56].

<< Il senatore >>, così lo chiamavano quando era a un passo dalla pensione e le tempie si riempivano di capelli bianchi. << Un combattente >>, questa è la definizione attribuita al Cesare Nay calciatore da chi lo ha conosciuto e ne ha apprezzato, anche direttamente, le qualità. Non andiamo distanti dal vero se definiamo << contraddittorio >> il medaglione da lui coniato nel doppio ruolo di atleta e di uomo. In campo indossava la corazza, abbassava la celata, sguainava la spada, non guardava in faccia nessuno e menava fendenti da orbi. Il suo fisico spigoloso e asciutto era una diga, per tutti.

Questo era il suo modo di interpretare la parte di centromediano duro, un francobollo cui si addiceva il sistema, che aveva soppiantato l’ormai stantio metodo. La tensione agonistica, l’anticipo e il modo rude di affrontare l’avversario erano le armi che usava meglio. Ed era capace di trasmettere cariche passionali a chi gli stava al fianco. Il calcio e la famiglia, moglie e tre splendide figlie, erano per lui tutto. Sentiva il derby in modo così speciale che una volta, dopo un gol di Boniperti, si mangiò un pezzo di maglia e lo sputò sul prato. Inoltre Cesarino, che per l’andatura e i gesti ricordava un senatore dell’antica Roma, rincorreva la scaramanzia come un bambino va dietro a un giocattolo.

Quando transitava in pullman davanti alla stazione Porta Nuova, se non vedeva fermo il numero di un certo tram scendeva e non saliva sulla successiva coincidenza finchè non compariva sulle rotaie il tram con il numero fatale, propizio. Ma non basta. Se il Toro vinceva, era capace di mettere ogni giorno lo stesso paio di calzini indossati quella domenica finchè non arrivava la sconfitta.

E siamo già sull’altro versante, quello dell’uomo accomodante, gentile, signorile, disponibile e sorridente. Era un uomo colto. Laureato in medicina. Aveva un cuore d’oro. Sentite il racconto della vedova, signora Carla: << Ho conosciuto mio marito a La Spezia, dove il Torino lo aveva spedito in prestito. Cesare diventò granata per caso, pensi, proprio lui, figlio di uno dei fondatori della Juventus. Aveva 13 o 14 anni e sua madre non voleva che desse calci a un pallone. Lui andò a giocare nei giovanissimi del Toro e gli fu concesso il permesso di assistere alle partite di serie A. Nacque così l’amore per la maglia granata >>.

A un certo punto della carriera, Cesare Nay stava per passare all’Inter. << Esatto. Dopo La Spezia, aveva militato nella Carrarese e nella Lucchese, dove nel ’48-49 si era consacrato. Aveva come terzini, pensi un po’, Bertuccelli e Cuscela, in porta c’era Viola. Erano stati a lungo secondi dietro al Grande Torino. Che in maggio morì a Superga. Mio marito era in parola con l’Inter per un trasferimento con lauto ingaggio. Che fa Cesare? Lascia perdere l’Inter, corre nella sede del Toro e dice ai dirigenti di essere a loro disposizione per giocare senza contratto >>. E nel Toro scriverà altre pagine bellissime di una carriera esemplare, di una vita da Libro Cuore”.

Angelo Caroli.

Nov 14, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho inserito alcune nuove cartoline [cartoline II, 16-21]. Le cartoline della squadra datate anni ’60-’70 sono tra quelle più facilmente reperibili, e possono tranquillamente costituire una collezione nella collezione.

Nov 9, 2009 - Senza categoria    No Comments

I GRANDI DIFENSORI

Ne “Toro, il mito e i campioni”, il fascicolo n. 16 è dedicato ai migliori difensori della storia granata [editoria I – 56]. Tra le prime pagine un articolo di Bruno Perucca ne descrive alcuni tra i meno conosciuti, ma che comunque hanno lasciato un segno nella storia del Toro:

“ … Costretto spesso a lottare, il Toro ha dovuto in molte occasioni (o stagioni) tenere il coltello fra i denti a tutto campo. Soprattutto i difensori hanno dovuto ricorrere ad argomenti convincenti. Ha persino tenuto il coltello fra i denti, usandolo però pochissimo, un difensore di qualità come Aldo Ballarin. … Non erano bastati difensori tosti quali Farina, Cancian. Grava e Tarabbia per evitare la retrocessione in B alla squadra di Vieri e Bearzot, caduta in fondo alla classifica con la T della Talmone sul petto. Era il campionato 1958-59. L’allenatore Imre Senkey chiede rinnovi (e svecchiamento) soprattutto in difesa. Arrivano Scesa, scattante e carognesco nelle marcature, il giovane Gerbaudo e Remo Lancioni stopper con grinta.

Pierino Scesa detto << scintilla >> per i nervi perennemente tesi, piemontese di Domodossola, cinque stagioni in granata a partire dal ’59 quando aveva appena vent’anni. Un fisico da niente e una vigoria estrema, attaccato come pochi ai colori della società. Ogni vigilia di derby era per lui un dramma, e scaricava poi la tensione in novanta minuti da protagonista.

Tutto nerbo e potenza, sempre alla massima concentrazione nervosa, Lino Grava. Secco ma muscolato, aveva nel suo bagaglio lo scatto bruciante e la violenta accelerazione in caso di necessità di recupero. Con una parentesi da scudetto nell’Inter, Lino Grava ha giocato nove stagioni nel Toro, una vita. Un atleta tutto spigoli, che i tifosi hanno amato.

Toscano di Volterra, Lancioni è arrivato in granata per il campionato ’59-60 quando non era più pivello (28 anni) ma ancora in gamba. Soprattutto uno di quei difensori che il coltello fra i denti lo hanno sempre mostrato. Almeno mostrato. Doveva servire a riportare la squadra in serie A. come è accaduto. Sei stagioni di Toro, per Lancioni, prima di chiudere la carriera a 34 anni. Ogni domenica per lui era una battaglia. Centromediano o stopper, non importa la qualifica, era uno degli avversari più temuti dalle punte. Era fortissimo nello stacco per i colpi di testa. Aveva coraggio e sapeva andare all’attacco sui calci d’angolo e sui << piazzati >>.

Questi gli uomini del primo ritorno in serie A: bastò una stagione, dopo la retrocessione. Più fortunato di loro, in situazione diversa, un altro difensore << da coltello >>, Fabrizio Gorin, nato a Pellestrina (Venezia) il 21 febbraio 1954. E’ stato chiamato in granata giusto per il campionato ’75-76 quello dello scudetto. L’aveva voluto Gigi Radice anche se poi lo ha impiegato da rincalzo di lusso. Solo sei partite (e un gol decisivo, da vittoria, contro l’Inter: 2-1, prima il botta e risposta fra Pulici e Boninsegna) in quella sua prima stagione nel Toro. Cinque presenze in quella successiva, quattordici nella terza. In aggiunta, dieci << uscite >> in Coppa Italia e due nella Coppa dei Campioni l’anno dopo lo scudetto. Gorin era un terzino veloce, grintosissimo, con propensione alla spunta offensiva.

Pura grinta e forte spinta da parte di Agatino Cuttone, un catanese (di Andrano, nato il 18 febbraio 1960) calcisticamente formatosi nelle giovanili toriniste. Un marcatore formidabile nelle giornate di grazia, qualche squalifica per eccesso di amor di Toro. Ha disputato 64 partite in granata realizzando 3 reti con il suo tiro da lontano affatto disprezzabile. Era un bel moretto, di carnagione, diventato l’idolo delle ragazzine.

Nel tempo, nei ruoli di difensori da combattimento, il Toro ha avuto in forza elementi dalle caratteristiche davvero particolari. Uno di questi Giuseppe Farina, recanatese, classe ’27. Ha fatto in carriera una andata e ritorno Toro-Samp-Toro e in questo periodo da regolarista (anche in fatto di potenza, ma soprattutto per costanza nell’impegno) vanta un significativo record personale: 219 presenze consecutive in serie A, 96 in granata e 123 in blucerchiato.

Da battaglia, ma anche con quel po’ di classe trasmessogli dalle scuole giovanili milaniste, Mario Trebbi, tre stagioni e 45 partite in granata). Aveva nell’acrobazia degli interventi il biglietto da visita che lo legava ai tifosi. Da puro coltello fra i denti (sulla linea di Bonomi, per capirci) Tubaro, uno stopper visto in granata solo nella stagione ’49-50, in 24 partite, dopo essersi fatto conoscere nell’Udinese. I centravanti avversari lo temevano, scontrandosi con lui nei tackles e nei colpi di testa era sbattere in una roccia. L’allenatore a quei tempi era Giuseppe Bigogno. Per lui, che nella Fiorentina era stato stopper elegante e tecnico, uno come Tubaro era di troppo. Ma ai tifosi piaceva. Il granatismo è sempre stato lotta, in particolare quando c’era (c’è) da difendere”.

Bruno Perucca

Nov 6, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho creato un nuovo album di figurine (Figurine VI), inserendone già una parte. Nei prossimi giorni verrà completato.

Nov 6, 2009 - Senza categoria    No Comments

Figurine VI