Mar 12, 2010 - Senza categoria    2 Comments

JOAQUIN PEIRO’: IL VIOLINISTA

Nel fascicolo n. 7 de “Toro, il mito e i campioni”, dedicato alle grandi mezzali granata [editoria I – 47], una pagina suggestiva è dedicata a Joaquin Peirò.

Lo chiamavano il << violinista >>, non tanto per la sua passione musicale, quanto per il suo stile di gioco, melodioso. Joaquin Peirò, madrileno purosangue, fu per due stagioni mezzala di un Torino anonimo, da metà classifica o poco più su. Lo portò Emil Ostreicher, ex manager della grande Honved di Budapest e amico e procuratore di Ferenc Puskas, diventato nel frattempo una colonna del Real Madrid. Ostreicher aveva sulla coscienza la << bufala >> Arizaga e, con Peirò, si riscattò. Nel ’62, Joaquin aveva 26 anni e proveniva dall’Atletico Madrid, l’altra squadra della capitale spagnola, con la quale aveva appena vinto la Coppa delle Coppe. Era reduce dal Cile dove aveva disputato il primo di due Mondiali con le Furie Rosse.

Naso lungo e affilato, aveva una vocina sottile. Portava i calzettoni arrotolati sulle caviglie. A volte, faceva veroniche come un matador prima di colpire con la sua spada. Un fantasista, amante del dribbling ma capace di procurare deliziosi assist ai compagni. Che si chiamavano Gerry Hitchens (subentrato a stagione in corso, con le liste di novembre, a Di Giacomo passato all’Inter in cambio dell’inglese, Chico Locatelli, Pantera Danova, Giorgio Ferrini, Carletto Crippa (il papà di Massimo) e altri componenti di una simpatica brigata di buoni giocatori.

Non c’erano fuoriclasse, a parte qualcuno di levatura superiore come Vieri, Ferrini (l’anno dopo venne fuori anche il giovanissimo Rosato) e lo stesso Peirò. A causa di infortuni, lo spagnolo non fece grandi cose nel suo primo campionato italiano (14 presente, 1 gol) ma contribuì a portare il Toro in finale di Coppa Italia (3 presenze, 1 gol) poi persa con l’Atalanta dello scatenato Domenghini, autore di una tripletta e futuro compagno di Peirò nell’Inter di Herrera. Peirò andò meglio l’anno dopo, sotto la guida di Nereo Rocco che pilotò il Toro al settimo posto, miglior piazzamento (fino a quel momento) post Superga. Ben 32 presenze su 34 partite, con 9 reti all’attivo. Più brillante in Coppa Italia (5 presenze, 4 gol), che ebbe ancora un epilogo sfortunato proprio ad un passo dal traguardo: 0-0, dopo i supplementari, la prima finale con la Roma all’Olimpico e 0-1 al Comunale, con un gol dell’ex juventino Nicolè.

Quello che non gli riuscì con il Toro, Peirò lo conquistò, con gli interessi, a Milano con l’Inter: due scudetti e due Coppe dei Campioni. Celeberrimo un suo eurogol a San Siro dopo aver << rubato >> il pallone al portiere che lo stava facendo rimbalzare per rimetterlo in gioco. Completò il suo Grande Slam vincendo la Coppa Italia nella Roma.

Non ci sono trofei legati al nome di Peirò nella bacheca del Toro ma i tifosi over 50 non hanno dimenticato le << suonate >> del violinista ai diretti avversari quando caracollava, da una metà campo all’altra, palla al piede”.

Bruno Bernardi

JOAQUIN PEIRO’: IL VIOLINISTAultima modifica: 2010-03-12T13:33:27+00:00da libellus1
Reposta per primo quest’articolo

2 Commenti

Lascia un commento