Ott 29, 2010 - Senza categoria    No Comments

DIONISIO ARCE

Spesso non si trovano tracce di Toro antico solo tra i documenti d’epoca; anche alcuni libri recenti sono scritti così bene da smuovere sentimenti e ricordi. Se a questi si aggiunge una puntuale analisi tecnica, si possono trascorrere un paio d’ore di piacevole e costruttiva lettura.

E’ questo il caso di “Un bòcia tra le stelle, quel Toro del ‘57”, scritto da Paolo Ferrero e pubblicato da Bradipolibri nel 2007 [editoria II – 35]. L’autore ripercorre il campionato 1956-57, il migliore del dopo-Superga, descrivendo il clima di quel periodo, legato alla nostalgia del passato, alle paure del presente ed al desiderio di un futuro nuovamente importante. A queste immagini sono accompagnate le descrizioni di personaggi importanti dell’epoca, calciatori e dirigenti, spunti tattici e cronache calcistiche. La narrazione è così schietta ed immediata che taluni ritratti emergono a toni vividi e meritano di essere evidenziati. In questa sede mi soffermo sulla figura di Dionisio Arce, attaccante paraguayano.

Il paraguayano Dionisio Arce era in Italia dal lontano 1949, anno nel quale era approdato alla Lazio direttamente da Asuncion. Un continuo vagabondare per tutta l’Italia il suo: 1951 Napoli, 1952 Sampdoria, infine, 1953 Novara, da dove la società granata l’aveva acquistato. Era un indio incarognito questo Arce: piccolo e tozzo, giocava con una foga e una volontà animalesca…Un centravanti istintivo, esplosivo, capace di improvvisi guizzi come anche di concedersi lunghe e inspiegabili pause. Il suo carattere vulcanico, facile alle arrabbiature, non lo aiutava di certo nel rapporto con arbitri e opinione pubblica. Ecco cosa diceva di lui Bruno Roghi: << Ha un caratterino. Se una mosca, ch’è una mosca, ronza nel cielo dello stadio, durante una partita di calcio, potete stare sicuri ch’essa va a posarsi sul naso di Arce: e quando gli viene, appunto, la mosca sul naso, le sue reazioni sono repentine, e talvolta incontrollate. Gli monta al viso, con la mosca, il sangue drogato che ha nelle vene, un sangue che non tollera gli affronti anche minimi, il sangue di un piccolo hidalgo delle verdi arene..Arce ama il gioco con lo slancio passionale che spinge i toreri contro le corna del toro. Se a volta la sua condotta apparentemente pigra e abulica suggerisce l’idea sbagliata d’un atleta che non sente il suo dovere e si disinteressa dei casi e dei traguardi della squadra…altre volte la sua azione sprizza scintille ed esplode in una vera e propria fiammata di gioco. Date a questa azione di gioco la ricompensa del gol e avrete sotto gli occhi lo spettacolo vivente di un atleta posseduto dal demone della felicità… >>”.

DIONISIO ARCEultima modifica: 2010-10-29T11:41:12+00:00da libellus1
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