Archive from novembre, 2010
Nov 24, 2010 - Senza categoria    No Comments

ALBERTO BEVILACQUA. IL GIOCO DEL CALCIO

Questo libro è stato scritto da Giancarlo Bevilacqua e pubblicato nel 1981 da Editori Riuniti nella collana “Libri di base”, diretta da Tullio De Mauro [calcio story – 15]. L’opera racchiude in 162 pagine un breve compendio di football, trattando di storia, tattiche e personaggi, aspetti sociali e di costume. Vi sono descritte figure che sono appartenute anche alla storia del Toro: Pozzo, Libonatti, Combin, Peirò. Bonifaci, Zaccarelli, Olivieri, Moro, Jeppson, Baloncieri, Rosato. Un doveroso omaggio viene riservato anche al Grande Torino. E’ il libro ideale per chi voglia avvicinarsi a questo sport con una lettura semplice e comunque completa.

Nov 21, 2010 - Senza categoria    6 Comments

ARALDICA CALCISTICA

Questo libro è uno dei più interessanti che possa desiderare un collezionista di cose granata [editoria II – 38]. Si tratta di un album pubblicato nel 1953 in onore dei caduti di Superga, in cui sono raccolti tutti gli stemmi delle società calcistiche di serie A e B dell’epoca, accompagnati da una breve storia di ciascun sodalizio e da altre informazioni statistiche.

Le pagine che riproducono gli stemmi sono protette da apposite veline, e mi è stato impossibile, data la loro delicatezza, scannerizzarle in qualche modo.

Le effigi sono davvero molto suggestive e meriterebbero una descrizione ed un commento a parte.  È un oggetto molto raro, che sono riuscito ad acquisire solo dopo molti mesi di ricerche, grazie all’aiuto di uno dei personaggi più noti del mercato collezionistico torinese, Giovanni Masino, cui va il mio ringraziamento. Ovviamente se capitasse di trovarne una copia occorrerà controllarne l’integrità e la completezza, sperando che nessuno abbia staccato qualche pagina per  ricavarne inutili quadretti.

Nov 14, 2010 - Senza categoria    No Comments

IL CALCIO ILLUSTRATO: 2 GIUGNO 1949

Per il tifoso granata è sicuramente una dei più interessanti numeri da collezionare [editoria II – 37]. In copertina si può notare una foto famosa e commovente: i ragazzi della Sampdoria appuntano lo scudetto al petto dei coetanei torinisti, chiamati a concludere quel tragico campionato. La partita, per la cronaca, finì 3-2 per il Toro. Di lato un articolo di Luigi Caserza intitolato “Un rito”, di vale la pena riportare almeno l’inizio.

Erano scesi in campo affiancati e si erano quindi portati al centro del campo. I ragazzi granata non avevano lo scudetto sul petto. Attendevano che lo appuntassero loro quelli della Sampdoria Ecco la toccante cerimonia: ad uno ad uno i blu-cerchiati si portano innanzi ai granata, compiono il rito, poi li abbracciano. Forse qualcuno piange. Certo la folla è avvinta e commossa. Il Torino era l’avversario da battere: ora è divenuto un sacro ricordo. Ma intanto era lì, col suo scudetto sul petto, più giovane e più fresco, ma vivo. Il Torino è ancora vivo, sarà sempre vivo….

Le pagine interne, invece, sono dedicate alla nota partita che il Torino-Simbolo giocò contro il River Plate. Renzo De Vecchi traccia una rapida descrizione della squadra sudamericana [pagine illustrate – 22].

“… Il confronto torinese interessava per le divergenti caratteristiche dei due complessi in campo, l’uno formato a mosaico e sistemista, l’altro organico e classicamente metodista. Però la tattica difensiva della squadra argentina, pur mantenendosi elastica come predilige il vecchio metodo, non trascura determinati marcamenti, col terzino destro sul centravanti, col terzino sinistro sull’ala destra, col sostegno destro sull’ala sinistra, il centromediano sull’interno sinistro e col sostegno sinistro sulla mezz’ala destra [ … ]. Niente schemi fissi e prestabiliti come nel sistema, ma soltanto un pronto adattamento tattico alle esigenze della partita, grazie alle prerogative tecniche dei singoli [ … ]. L’attività della prima linea, libera e spigliatissima, è affidata alla intraprendenza ed alla fantasia dei singoli. E siccome la classe è di sigla superiore per almeno tre dei cinque componenti, la manovra che ne deriva riesce fluida ed entusiasmante, con spumeggiare di virtuosismi, grande varietà di palleggi, dovizia di finte e di passaggi imprevedibili di tacco, il tutto non disgiunto da uno spiccato senso pratico [ … ].

Lo spettacolo offerto dal River Plate, per finezza tecnica e fiuto tattico, ha suggerito molte deduzioni, non ultima quella che il sistema e il metodo contano poco quando il complesso dei giocatori è di una classe tale da consentire la più ampia libertà di manovra ed il raggiungimento dei più brillanti risultati. Gli ammiratori del bel gioco [ … ] hanno ritrovato allo stadio torinese della loro squadra la realtà dei loro sogni, in questo cavalleresco River Plate, autentica espressione del giuoco latino, ricchissimo d’estro e di talento, morbido di riflessi, scintillante e realizzatore.

Gli assi della compagine argentina sono stati identificati in Soria, Rossi, Jacono, Di Stefano, Labruna e Loustau (anche gli altri però raggiungono un alto livello di classe e rendimento). Il terzino sinistro Soria è un colpitore coi fiocchi e un atleta magnificamente dotato; il centrosostegno Rossi è il vero perno della squadra, il fervido ispiratore delle azioni, l’infaticabile propulsore delle manovre offensive, che all’occorrenza sa prontamente ripiegare. Il sostegno destro Jacono, piccolo di statura ma quadrato e massiccio, è un mastino; esso non rallenta mai la sua azione, che tende di preferenza verso il centromediano, ma con la variante di precisi allunghi al centro-attacco o alla mezza sinistra. Il centravanti Di Stufano, l’interno sinistro Labruna e l’estrema sinistra Loustau hanno fornito un esempio pratico di giuoco vivido, sagace e sconcertante. Tutta una serie di ricami, con finte, scambi, arresti e riprese, il tutto con una spontaneità ed una tempestività da sbalordire [ … ]”.

Ricordiamo ancora la formazione del Torino-Simbolo: Sentimenti IV (Moro); Manente, Furiassi; Annovazzi, Giovannini, Achilli (Angeleri); Nyers I (Muccinelli), Boniperti, Nordhal (Lorenzi), Hansen, Ferraris II ( Nyers I). La partita terminò 2-2.

Nov 11, 2010 - Senza categoria    No Comments

STADIO FLAMINIO, STADIO TORINO

Pochi sanno che lo stadio Flaminio di Roma per qualche tempo fu intitolato “stadio Torino”, in onore dei caduti di Superga. Questa decisione fu presa subito dopo l’incidente aereo, ed è ben documentata nel numero de “Il calcio illustrato” del 19 maggio 1949 [editoria II – 36].

Già in precedenza del resto avevo reperito una cartolina d’epoca del Flaminio con la dicitura “stadio Torino” [extra moenia – 1].

Nel documento ora in esame la prima pagina riporta molte belle foto dell’inaugurazione: la messa al campo con l’intervento delle autorità, l’on. De Gasperi al centro della tribuna insieme al presidente della Federazione calcistica internazionale Rimet, lo scoprimento di una lapide sul frontone esterno dello stadio, la scritta sulla lapide, l’offerta a Barassi e Novo di un aeromodello per Sandrino Mazzola, l’on. De Gasperi sottoscrive per  << Torino-simbolo >> nelle mani di Boniperti, il presidente del C.O.N.I., avvocato Onesti, commemora i Caduti.

Nov 8, 2010 - Senza categoria    No Comments

EDUARDO RICAGNI

Sempre dal libro “Un bòcia tra le stelle” [editoria II – 35] si traggono ritratti molto belli dei protagonisti granata del campionato ’56-‘57, calciatori che – fatto abbastanza singolare – mi pare siano tra i meno ricordati dai tifosi, nonostante avessero qualità tecniche e caratteriali assolutamente degne di nota.

Eduardo Ricagni … era un autentico fuoriclasse argentino. Il suo passo, la sua eleganza, il modo di trattare la palla, la visione di gioco erano le caratteristiche di un giocatore dal talento innato che contrastavano un po’ con il suo fisico tarchiatello e sin troppo muscoloso…

Figlio di genitori italiani, prima di raggiungere la terra dei suoi avi, si era affermato, da mezz’ala, in svariate squadre sudamericane tra le quali figuravano anche il Boca Juniors e l’Huracan. Da quest’ultimo club, nel 1953 e in età matura (27 anni), era arrivato, infine, alla Juventus. In bianconero aveva giocato un anno, senza troppo legare con l’ambiente e, soprattutto, con i compagni che spesso lo avevano accusato di non sacrificarsi molto per la squadra. Le sue doti tecniche e da goleador, tuttavia, gli avevano permesso di conquistare ben presto la maglia azzurra in qualità di oriundo (tre presenze e due reti all’attivo) e di avere la successiva chiamata dal Milan. E con i rossoneri, circondato da compagni di medesima e cristallina classe, il Petisso (così era stato soprannominato) aveva dato veramente il meglio di sé: memorabili i duetti con Schiaffino, i lanci illuminanti per Nordhal, le sue geometrie di gioco in coppia con Liedholm. Nel Milan aveva trovato il ritmo e la mentalità giusta per emergere. Solo qualche malanno fisico aveva limitato il suo talento…

Due le stagioni disputate con il Milan e poi, un po’ a sorpresa, l’arrivo al Toro in prestito. I rossoneri, avendo evidenziato nella passata stagione un gioco un po’ troppo lento e compassato, avevano bisogno di una nuova linfa che solo l’inserimento di alcuni giovani poteva assicurare; da qui l’inevitabile, seppur amaro, suo allontanamento del quale il Toro aveva saputo approfittare con notevole destrezza”.