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Mar 4, 2013 - Senza categoria    No Comments

AVVERTENZA

Possono verificarsi problemi tecnici non dipendenti dalla mia volontà, a causa dei quali non riesco ad aggiornare le pagine. Ai lettori in questi casi appare una dicitura secondo cui la pagina cercata non esiste. In realtà il blog continua ad essere attivo, anche se temporaneamente “invisibile”. E’ necessario riprovare a distanza di qualche giorno.

Gen 20, 2013 - Senza categoria    No Comments

Comunicazione di servizio…

Ciao a tutti, dopo aver avuto gli ennesimi problemi ad inserire nuovi post, ho deciso di aprire un nuovo blog, che si chiamerà “Toro story 2” con impostazione molto simile a questo, che tratterà sia del Toro che più in generale di storia del calcio. Potrete trovarlo facilmente utilizzando i soliti motori di ricerca su internet, oppure lo troverete all’indirizzo “http://torostory2.myblog.it“.

Mag 30, 2011 - Senza categoria    2 Comments

FINALMENTE…

Sono riuscito finalmente a ritrovare sia il mio blog (!!!) sia il tempo per ricominciare a scrivere. Conto di inserire nuovi post e foto entro la settimana. Chiedo scusa a tutti

Mag 14, 2011 - Senza categoria    1 Comment

Un comunicato dopo molti giorni

Nelle scorse settimane non ho potuto inserire post ed immagini. Virgilio e Myblog sono infatti cambiati moltissimo e dovrò ancora lavorare per abituarmici. Spero di tornare operativo tra pochi giorni.

Apr 2, 2011 - Senza categoria    No Comments

UN BRINDISI, E ALL’AVVENTURA (seconda parte)

Continua il racconto sui primi giorni dell’avventura granata:

Enrico Debernardi – classe 1885, vero pioniere del calcio per aver dato vita nel 1902 all’Audace, nel rione San Salvario – è l’animatore del primo Torino ed uno dei protagonisti del campionato 1907 che vede subito i granata in lizza per il titolo. Cominciano i derby con la Juvenrus che si svolgono al velodromo Umberto I con un vuon pubblico ed una nutrita rappresentanza del gentil sesso, al quale il calcio offre un’occasione in più per sfoggiare abiti e cappellini. Per il Torino è un avvio trionfale, le prime due partite con i bianconeri si concludono con altrettante vittorie, 2 a 1 e 4 a 1. L’eroe del doppio confronto è Kempher, centravanti dal tiro irresistibile, che mette a segno una rete nell’andata e tutte e quattro quello del ritorno.

Nel trionfo c’è però anche un << dramma >>, quello di Alfredo Dick che per un banale … incidente non può assistere al secondo tempo della vittoria del Torino contro i suoi ex amici juventini. A metà della partita, infatti, Dick rimane chiuso nel gabinetto: grida, batte i pugni contro la porta, impreca, ma nessuno lo sente, e allora deve accontentarsi di indovinarne lo svolgimento dalle grida degli spettatori. Alla fine lo avvertono della vittoria, ma con cautela. Il vicepresidente è piuttosto voluminoso, e facile ai colpi di cuore. Alfredo Dick diventa presidente verso la fine del 1907. Il Torino gioca stabilmente al velodromo Umverto I (alla Crocetta, all’altezza dell’attuale Ospedale Mauriziano). Intanto arrivano fra i granata atleti che resteranno nella storia del sodalizio: Vittorio Morelli di Popolo, atleta di valore e poi dirigente appassionato; Enrico Bachmann, che esordisce nel Torino il 9 gennao 1910 in occasione di una strepitosa vittoria (13 a 1) sull’Unione Sportiva Milanese; Carlo Capra, piemontese di Mercenasco, centravanti che si merita la prima squadra a soli sedici anni.

Dal 1912 il Football Club Torino riceve l’apporto a tempo pieno di Vittorio Pozzo, attorno al quale (dirigente, giocatore, allenatore, redattore del giornalino sociale) la squadra prende forza; giungono altri elementi di spicco come i quattro fratelli Mosso (Francesco, Benito, Eugenio e Giulio), rientrati in Italia dalla loro fattoria di Lujan de Cuyo vicino a Mendoza, in Argentina. Francesco Mosso è un tipo singolare; esordisce come attaccante, ma quando al Torino serve un portiere va fra i pali, e diventa titolare della maglia numero uno. Studente, parla come i fratelli uno strano dialetto piemontese-argentino, lo rende simpatico a tutti: dà a Pozzo un soprannome significativo, lo chiama il << tucur >>, il pastore che guida ed accudisce gli armenti. Enrico Bachmann nel suo ruolo di centromediano è la colonna della squadra per molte stagioni. Il giorno che gli muore la moglie, Pozzo non lo disturba, non lo avverte neppure che si deve giocare, Bachmann arriva nello spogliatoio, si cambia in silenzio, va in campo e disputa una delle gare più puntigliose della carriera”.

Feb 27, 2011 - Senza categoria    No Comments

UN BRINDISI, E ALL’AVVENTURA (prima parte)

E’ il titolo del primo capitolo de “La storia del Torino”, pubblicazione a fascicoli settimanali del 1985, già frequentemente citata ed utilizzata in altre occasioni [editoria I – 15].

Il brano descrive le vicende ed i personaggi protagonisti di quella notte del 3 dicembre 1906 e delle prime avventure calcistiche in maglia granata.

Dei ventitrè signori in bombetta e colletto duro che la sera del 3 dicembre 1906 si riunirono in una saletta al primo piano della birreria Voigt in Via Piretro Micca angolo via Botero, per dare vita al Foot-ball Club Torino, ben diciassette portavano nomi stranieri: il gruppo di << cospiratori >> comprendeva infatti Alfredo e Carlo Dick, Bart, Paul Boerner, Fritz Bollinger, Robert Depenheuer, Boulaz, Faelmdricht, Alfredo Jacquet, Fritz Roth, Arthur Rodgers, Walter Streule, Hugo Muettzel, Quint, Hans Kempher, Carlo Pletscher, Alfred Michel, Enrico Debernardi, Eugenio De Fernex, Federico Ferrari-Orsi, Oreste Mazzia, Giovanni Secondi e Giuseppe Varetto.

La riunione fu piuttosto vivace. Il più battagliero, l’uomo dai programmi più ambiziosi, era Alfredo Dick, un corpulento industriale svizzero direttore di un calzificio torinese, che si era da poco staccato dalla Juventus al grido: << O mi fate presidente, o me ne vado con mezza squadra! >> Piantato in modo piuttosto burrascoso il club bianconero, Alfred Dick mantenne la promessa: portò con sé alcuni giocatori e cercò l’unione con il Football Club Torinese, che aveva a capo un altro sportivo elvetico, Hans Schoenbrod.

La riunione alla birreria Voigt fu il primo atto ufficiale di un’alleanza in base alla quale è sorto uno dei più vecchi e gloriosi sodalizi calcistici italiani. Si discusse a lungo su chi nominare presidente: Alfredo Dick, forse per dimostrare di non aver abbandonato i bianconeri soltanto perché deluso nelle sue ambizioni, rifiutò l’incarico accontentandosi della vicepresidenza. Poco prima di mezzanotte, malgrado il freddo intenso, le finestre si spalancarono ed alcuni tappi di champagne volarono in via Pietro Micca: il Football Club Torino era nato ufficialmente con presidente Hans Schoenbrod, il quale era assente per motivi di lavoro ed avrebbe ricevuto la notizia soltanto dopo due giorni, al suo rientro a Torino.

Il 16 dicembre, a meno di due settimane dalla fondazione, le casacche granata scendono in campo, in trasferta, sul terreno della Pro Vercelli; Hans Schoenbrod si mette in posa con i giocatori per una foto davvero storica. La prima formazione conta su Ghiglione, Bollinger, Debernardi I, Muettzel, Hacquet, Streule, Ferrari-Orsi, Kempher, Michel, Rodgers e De Fernex. L’esordio è positivo: i granata si affermano per 3 a 1, con reti di Rodgers e Michel, più un autogoal di un difensore bicciolano”.

[CONTINUA]

Gen 18, 2011 - Senza categoria    No Comments

GIORGIO PUIA

Nella pubblicazione “Toro, il mito e i campioni”, uno dei fascicoli più suggestivi è quello dedicato ai difensori [editoria I – 56]. Tra le figure più conosciute spicca quella di Giorgio Puja.

E’ Cavaliere della Repubblica per meriti sportivi, senza aver giocato neppure un minuto nell’ultima Coppa Rimet, vinta dal Brasile di Pelè sull’Italia a Città del Messico nel ’70. Il Goriziano Giorgio Puia […] quel mondiale lo vide dalla tribuna.

Eppure si sente vicecampione, come Poletti, suo compagno nel Toro che disputò uno spezzone della stordia semifinale con la Germania Ovest […] come tutti gli altri che vissero in campo quella straordinaria avventura.

<< Feci la mia parte per oltre 40 giorni >>, racconta Puia che oggi ha un’agenzia di assicurazione dopo aver provato, con alterna fortuna, ad allenare le giovanili del Toro, con le quali ha vinto due titoli, e poi portato la Biellese dalla D alla C. << Seppi tenermi pronto, senza una polemica, pur avendo perso il posto di titolare a Lisbona, alla vigilia della spedizione messicana. La mia maglia andò a Niccolai, che insieme a Cera e Alberatosi faceva parte del blocco difensivo del Cagliari neo campione d’Italia. E quando s’infortunò Niccolai, anziché il sottoscritto, venne promosso Rosato, un amico e compagno di camera che, alla fine, risultò il miglior stopper del Torneo. Ne fui felice per Roberto >>.

Lui, Puia, il suo contributo alla causa lo aveva dato nelle qualificazioni con Galles e Germania Est, tornando in Nazionale come marcatore centrale. Aveva debuttato da mezzala sette anni prima in amichevole con l’Austria, dove l’Italia espugnò il Pater di Vienna con una doppietta di Pascetti (2-1).

Puia è l’unico ad aver occupato in azzurro due ruoli così diversi. Lo chiamavano << Carabina >> quando sparava a rete i suoi proiettili nel Vicenza. Era un vero cecchino, bravo di piede, dalla distanza e di testa. Poi, nel Toro, dopo un’annata appena discreta come interno, e con la concorrenza di Ferrini, Moschino, Ferretti e Peirò, fu Rocco a inventarlo stopper, con licenza di segnare, sui calci piazzati, punizioni e corners. All’inizio, la metamorfosi fu traumatica, poi Puia si adattò a cambiare pelle e vinse addirittura il premio << zona Cesarini >> per un gol decisivo al 91’, e da ex, contro il Vicenza.

Cresciuto nell’Isontina e passato alla Pro Gorizia, approdò alla serie A con la Triestina nel ’59. Poi, con il Vicenza, arrivò alla Nazionale nel ’62. E Orfeo Pianelli non se lo lasciò sfuggire. Fu il primo acquisto del neopresidente. Un anno dopo, << paron >> Rocco diede a Puia una nuova identità che gli consentì di prolungare la carriera togliendosi altre belle soddisfazioni. In nove stagioni in granata, ha vinto due Coppe Italia, nel ’68 e nel ’71. Non è poco se si considera che il Toro di coccarde tricolori ne ha collezionate cinque in tutta la sua storia”.

Bruno Bernardi.

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