Nov 14, 2010 - Senza categoria    No Comments

IL CALCIO ILLUSTRATO: 2 GIUGNO 1949

Per il tifoso granata è sicuramente una dei più interessanti numeri da collezionare [editoria II – 37]. In copertina si può notare una foto famosa e commovente: i ragazzi della Sampdoria appuntano lo scudetto al petto dei coetanei torinisti, chiamati a concludere quel tragico campionato. La partita, per la cronaca, finì 3-2 per il Toro. Di lato un articolo di Luigi Caserza intitolato “Un rito”, di vale la pena riportare almeno l’inizio.

Erano scesi in campo affiancati e si erano quindi portati al centro del campo. I ragazzi granata non avevano lo scudetto sul petto. Attendevano che lo appuntassero loro quelli della Sampdoria Ecco la toccante cerimonia: ad uno ad uno i blu-cerchiati si portano innanzi ai granata, compiono il rito, poi li abbracciano. Forse qualcuno piange. Certo la folla è avvinta e commossa. Il Torino era l’avversario da battere: ora è divenuto un sacro ricordo. Ma intanto era lì, col suo scudetto sul petto, più giovane e più fresco, ma vivo. Il Torino è ancora vivo, sarà sempre vivo….

Le pagine interne, invece, sono dedicate alla nota partita che il Torino-Simbolo giocò contro il River Plate. Renzo De Vecchi traccia una rapida descrizione della squadra sudamericana [pagine illustrate – 22].

“… Il confronto torinese interessava per le divergenti caratteristiche dei due complessi in campo, l’uno formato a mosaico e sistemista, l’altro organico e classicamente metodista. Però la tattica difensiva della squadra argentina, pur mantenendosi elastica come predilige il vecchio metodo, non trascura determinati marcamenti, col terzino destro sul centravanti, col terzino sinistro sull’ala destra, col sostegno destro sull’ala sinistra, il centromediano sull’interno sinistro e col sostegno sinistro sulla mezz’ala destra [ … ]. Niente schemi fissi e prestabiliti come nel sistema, ma soltanto un pronto adattamento tattico alle esigenze della partita, grazie alle prerogative tecniche dei singoli [ … ]. L’attività della prima linea, libera e spigliatissima, è affidata alla intraprendenza ed alla fantasia dei singoli. E siccome la classe è di sigla superiore per almeno tre dei cinque componenti, la manovra che ne deriva riesce fluida ed entusiasmante, con spumeggiare di virtuosismi, grande varietà di palleggi, dovizia di finte e di passaggi imprevedibili di tacco, il tutto non disgiunto da uno spiccato senso pratico [ … ].

Lo spettacolo offerto dal River Plate, per finezza tecnica e fiuto tattico, ha suggerito molte deduzioni, non ultima quella che il sistema e il metodo contano poco quando il complesso dei giocatori è di una classe tale da consentire la più ampia libertà di manovra ed il raggiungimento dei più brillanti risultati. Gli ammiratori del bel gioco [ … ] hanno ritrovato allo stadio torinese della loro squadra la realtà dei loro sogni, in questo cavalleresco River Plate, autentica espressione del giuoco latino, ricchissimo d’estro e di talento, morbido di riflessi, scintillante e realizzatore.

Gli assi della compagine argentina sono stati identificati in Soria, Rossi, Jacono, Di Stefano, Labruna e Loustau (anche gli altri però raggiungono un alto livello di classe e rendimento). Il terzino sinistro Soria è un colpitore coi fiocchi e un atleta magnificamente dotato; il centrosostegno Rossi è il vero perno della squadra, il fervido ispiratore delle azioni, l’infaticabile propulsore delle manovre offensive, che all’occorrenza sa prontamente ripiegare. Il sostegno destro Jacono, piccolo di statura ma quadrato e massiccio, è un mastino; esso non rallenta mai la sua azione, che tende di preferenza verso il centromediano, ma con la variante di precisi allunghi al centro-attacco o alla mezza sinistra. Il centravanti Di Stufano, l’interno sinistro Labruna e l’estrema sinistra Loustau hanno fornito un esempio pratico di giuoco vivido, sagace e sconcertante. Tutta una serie di ricami, con finte, scambi, arresti e riprese, il tutto con una spontaneità ed una tempestività da sbalordire [ … ]”.

Ricordiamo ancora la formazione del Torino-Simbolo: Sentimenti IV (Moro); Manente, Furiassi; Annovazzi, Giovannini, Achilli (Angeleri); Nyers I (Muccinelli), Boniperti, Nordhal (Lorenzi), Hansen, Ferraris II ( Nyers I). La partita terminò 2-2.

Nov 11, 2010 - Senza categoria    No Comments

STADIO FLAMINIO, STADIO TORINO

Pochi sanno che lo stadio Flaminio di Roma per qualche tempo fu intitolato “stadio Torino”, in onore dei caduti di Superga. Questa decisione fu presa subito dopo l’incidente aereo, ed è ben documentata nel numero de “Il calcio illustrato” del 19 maggio 1949 [editoria II – 36].

Già in precedenza del resto avevo reperito una cartolina d’epoca del Flaminio con la dicitura “stadio Torino” [extra moenia – 1].

Nel documento ora in esame la prima pagina riporta molte belle foto dell’inaugurazione: la messa al campo con l’intervento delle autorità, l’on. De Gasperi al centro della tribuna insieme al presidente della Federazione calcistica internazionale Rimet, lo scoprimento di una lapide sul frontone esterno dello stadio, la scritta sulla lapide, l’offerta a Barassi e Novo di un aeromodello per Sandrino Mazzola, l’on. De Gasperi sottoscrive per  << Torino-simbolo >> nelle mani di Boniperti, il presidente del C.O.N.I., avvocato Onesti, commemora i Caduti.

Nov 8, 2010 - Senza categoria    No Comments

EDUARDO RICAGNI

Sempre dal libro “Un bòcia tra le stelle” [editoria II – 35] si traggono ritratti molto belli dei protagonisti granata del campionato ’56-‘57, calciatori che – fatto abbastanza singolare – mi pare siano tra i meno ricordati dai tifosi, nonostante avessero qualità tecniche e caratteriali assolutamente degne di nota.

Eduardo Ricagni … era un autentico fuoriclasse argentino. Il suo passo, la sua eleganza, il modo di trattare la palla, la visione di gioco erano le caratteristiche di un giocatore dal talento innato che contrastavano un po’ con il suo fisico tarchiatello e sin troppo muscoloso…

Figlio di genitori italiani, prima di raggiungere la terra dei suoi avi, si era affermato, da mezz’ala, in svariate squadre sudamericane tra le quali figuravano anche il Boca Juniors e l’Huracan. Da quest’ultimo club, nel 1953 e in età matura (27 anni), era arrivato, infine, alla Juventus. In bianconero aveva giocato un anno, senza troppo legare con l’ambiente e, soprattutto, con i compagni che spesso lo avevano accusato di non sacrificarsi molto per la squadra. Le sue doti tecniche e da goleador, tuttavia, gli avevano permesso di conquistare ben presto la maglia azzurra in qualità di oriundo (tre presenze e due reti all’attivo) e di avere la successiva chiamata dal Milan. E con i rossoneri, circondato da compagni di medesima e cristallina classe, il Petisso (così era stato soprannominato) aveva dato veramente il meglio di sé: memorabili i duetti con Schiaffino, i lanci illuminanti per Nordhal, le sue geometrie di gioco in coppia con Liedholm. Nel Milan aveva trovato il ritmo e la mentalità giusta per emergere. Solo qualche malanno fisico aveva limitato il suo talento…

Due le stagioni disputate con il Milan e poi, un po’ a sorpresa, l’arrivo al Toro in prestito. I rossoneri, avendo evidenziato nella passata stagione un gioco un po’ troppo lento e compassato, avevano bisogno di una nuova linfa che solo l’inserimento di alcuni giovani poteva assicurare; da qui l’inevitabile, seppur amaro, suo allontanamento del quale il Toro aveva saputo approfittare con notevole destrezza”.

Ott 29, 2010 - Senza categoria    No Comments

DIONISIO ARCE

Spesso non si trovano tracce di Toro antico solo tra i documenti d’epoca; anche alcuni libri recenti sono scritti così bene da smuovere sentimenti e ricordi. Se a questi si aggiunge una puntuale analisi tecnica, si possono trascorrere un paio d’ore di piacevole e costruttiva lettura.

E’ questo il caso di “Un bòcia tra le stelle, quel Toro del ‘57”, scritto da Paolo Ferrero e pubblicato da Bradipolibri nel 2007 [editoria II – 35]. L’autore ripercorre il campionato 1956-57, il migliore del dopo-Superga, descrivendo il clima di quel periodo, legato alla nostalgia del passato, alle paure del presente ed al desiderio di un futuro nuovamente importante. A queste immagini sono accompagnate le descrizioni di personaggi importanti dell’epoca, calciatori e dirigenti, spunti tattici e cronache calcistiche. La narrazione è così schietta ed immediata che taluni ritratti emergono a toni vividi e meritano di essere evidenziati. In questa sede mi soffermo sulla figura di Dionisio Arce, attaccante paraguayano.

Il paraguayano Dionisio Arce era in Italia dal lontano 1949, anno nel quale era approdato alla Lazio direttamente da Asuncion. Un continuo vagabondare per tutta l’Italia il suo: 1951 Napoli, 1952 Sampdoria, infine, 1953 Novara, da dove la società granata l’aveva acquistato. Era un indio incarognito questo Arce: piccolo e tozzo, giocava con una foga e una volontà animalesca…Un centravanti istintivo, esplosivo, capace di improvvisi guizzi come anche di concedersi lunghe e inspiegabili pause. Il suo carattere vulcanico, facile alle arrabbiature, non lo aiutava di certo nel rapporto con arbitri e opinione pubblica. Ecco cosa diceva di lui Bruno Roghi: << Ha un caratterino. Se una mosca, ch’è una mosca, ronza nel cielo dello stadio, durante una partita di calcio, potete stare sicuri ch’essa va a posarsi sul naso di Arce: e quando gli viene, appunto, la mosca sul naso, le sue reazioni sono repentine, e talvolta incontrollate. Gli monta al viso, con la mosca, il sangue drogato che ha nelle vene, un sangue che non tollera gli affronti anche minimi, il sangue di un piccolo hidalgo delle verdi arene..Arce ama il gioco con lo slancio passionale che spinge i toreri contro le corna del toro. Se a volta la sua condotta apparentemente pigra e abulica suggerisce l’idea sbagliata d’un atleta che non sente il suo dovere e si disinteressa dei casi e dei traguardi della squadra…altre volte la sua azione sprizza scintille ed esplode in una vera e propria fiammata di gioco. Date a questa azione di gioco la ricompensa del gol e avrete sotto gli occhi lo spettacolo vivente di un atleta posseduto dal demone della felicità… >>”.

Ott 21, 2010 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho creato un nuovo album di figurine [figurine IX], nel quale ho cominciato a inserire le prime dieci foto.

Ott 21, 2010 - Senza categoria    No Comments

Figurine IX


Ott 19, 2010 - Senza categoria    No Comments

JUGS

Un amico tifoso, dotato a mio parere di qualità artistiche non comuni, diversi mesi or sono mi ha mostrato le sue opere. Ho pensato che potesse essere piacevole inserirne qualcuna nel blog ogni tanto, come intermezzo tra un post e l’altro.

Ott 14, 2010 - Senza categoria    No Comments

LA DOMENICA SPORTIVA, TORO 1928

“La Domenica Sportiva” il titolo del settimanale illustrato de “La Gazzetta dello Sport”, di cui ho reperito un numero molto ben conservato, datato 22 luglio 1928. In copertina sono state pubblicate due belle foto del Toro dell’epoca, e precisamente una sua formazione ed un’azione della gara Torino-Genoa [editoria II – 33].

Il commento recita: “Il << Torino >> nelle ultime contese del campionato si impone sul << Genoa >> avanzando la propria candidatura per il titolo ambito. – Da sinistra: Speroni, Baloncieri, Rossetti II, Colombari, Monti III, Mezzani, Janni, Martin III, Bosia, Franzoni, Libonatti. Una fase della emozionante partita. – Colombari sostiene l’urto d’un giocatore genoano, mentre sopraggiungono Janni e Monti III. – Catto è pronto a sussidiare l’attacco”.

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