Gen 23, 2009 - Senza categoria    No Comments

LO SCUDETTO REVOCATO AL TORINO (quarta parte – i fatti successivi al processo)

L’articolo di Carcano si conclude con un breve accenno alle vicende successive al processo contro il Toro, e con altri spunti e riflessioni su cui non assumo alcuna posizione personale, ma che riporto integralmente solo per completezza d’esposizione.

 “Fu poi fatto il giudizio sportivo di appello? Risulta soltanto un aggiustamento all’italiana. Arpinati, che aveva negato l’applicazione dell’amnistia del luglio 1927 al vertice societario del Torino, se la cavò non escludendo il Torino dal campionato perché, in questo caso, sarebbero stati colpiti i giocatori granata, alcuni dei quali costituivano l’ossatura della nazionale: Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Janni, Aliberti, Colombari. Il Torino vinse il campionato 1927-28 nonostante un inizio disastroso, e il 17 gennaio 1929 Arpinati accettò di ricevere la squadra e Marone, già dimissionario, in una cerimonia pubblica di riconciliazione. Ma pochi mesi dopo accadeva un altro, sconcertante episodio. Si gioca lo spareggio fra Torino e Bologna per l’assegnazione del titolo 1928-29, dopo che i granata avevano vinto a Torino per 1 a 0 e perso a Bologna per 3 a 1. A Roma nella <bella> prevalgono i bolognesi per 1 a 0, ma un giocatore rossoblu, espulso, riprende a giocare come se niente fosse. E’ l’attaccante Martelli. La gara, nonostante questa evidente irregolarità, non viene data vinta al Torino o, almeno, fatta ripetere. Questo, a conferma che Arpinati faceva il bello e brutto tempo nel mondo del calcio…

Come curiosità, riportiamo quanto ha scritto, anni fa, un italiano residente in Svizzera, Giuseppe Realini, al già citato Caminiti (Il romanzo del calcio italiano, ed. Cappelli, pag. 65): << In quegli anni, 1925, 1926 e 1927, il calcio non attirava sicuramente le folle di oggi. Un dato è sicuro. La Juventus rappresentava la borghesia, il clero più retrivo, l’aristocrazia. Il Torino, anche per i colori delle maglie, il proletariato. Non è un mistero che, con l’avvento del fascismo, gli operai più politicizzati, e quindi della Fiat, accorrevano alle partite dei granata non tanto per la passione del gioco quanto per poter urlare <forza rossi>, che ormai era negato e punito severamente in ogni altra manifestazione >>. E il Realini aggiunge maliziosamente: << Nel 1927, Edoardo Agnelli dona le azioni del Resto del Carlino non a Mussolini, di cui ha un’ammirazione enorme; non a De Vecchi, gerarca che fa il bello e brutto tempo a Torino, ma proprio ad Arpinati. Che lo abbia fatto per secondi fini però non c’è prova >>. Si può dire, in contrapposizione, che Arpinati ebbe il dono perché viveva e governava a Bologna, sede di stampa del <Carlino>. Si può anche dire, per paradosso, che era forse il prezzo del non coinvolgimento della Juventus nel presunto scandalo. Si possono dire queste e tante altre cose…”.

Giancarlo Carcano

LO SCUDETTO REVOCATO AL TORINO (quarta parte – i fatti successivi al processo)ultima modifica: 2009-01-23T09:27:00+01:00da libellus1
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