Mag 5, 2009 - Senza categoria    No Comments

I GRANDI MEDIANI (prima parte)

Nel numero 13 de “Toro, il mito e i campioni” [editoria – 53] mi sono soffermato su un articolo di Bruno Perucca che fa una panoramica sui grandi mediani granata del passato, nomi più o meno noti ma tutti connotati da autentiche doti di combattenti. Ne risulta un brano di interesse e suggestione, che vale la pena di trascrivere. Qua e là, accanto ai nomi dei calciatori, ho inserito in parentesi quadra i riferimenti agli albums di figurine del blog.

“Il primo cuore granata cominciò a battere in una famiglia in Argentina, quando il secolo che sta per finire non era ancora cominciato. Papà Mosso vi aveva portato la moglie Mari, emigranti per necessità attorno al 1885. Per avviare una azienda vinicola a Luyan de Cuyo, centro agricolo a pochi chilometri da Mendoza dove già vivevano altri piemontesi. Nacquero in quegli anni, fra sette fratelli, quattro maschietti che sarebbero diventati calciatori proprio a Mendoza. Francesco, classe  ‘1892, Benito nel ’94, Eugenio un anno dopo, Giulio nel 1899. L’azienda vinicola aveva fruttato benino, papà Giuseppe e mamma Maria decisero di tornare in Piemonte, stabilendosi a Torino, agli inizi del ‘900.

Nell’estate del 1912 Francesco, Benito ed Eugenio si erano presentati a Vittorio Pozzo, responsabile tecnico del Torino. Accolti con simpatia. Era Francesco, a quei tempi, l’uomo che dava coraggio ai fratelli e al gruppo. Nato calcisticamente come attaccante, diventava mediano di spinta e di copertura, doveva finire la carriera in porta. Sessantotto gare in granata, 55 gol. Aveva una voce totante, spingeva la squadra all’attacco, era l’idolo dei primi manipoli di tifosi.

Degli uomini scomparsi nel maggio ’49, i mediani Grezar e Castigliano [figurine II, 28, emissioni filateliche, 23-28] erano il cuore della squadra. Non a caso, nella storia del football, chi sostiene il gruppo ha qualità tecniche ma anche muscoli. I il muscolo più importante è il cuore. Mario Sperone, cuneese di Priocca, mediano da battaglia totale, ha caratterizzato con la sua grinta otto anni in granata prima di Superga (144 partite di campionato). Sperone era un marcatore feroce, ma sapeva appoggiare l’attacco. Aveva un volto grifagno, i fans lo definirono << il mastino >>.

Nella squadra dell’immediato dopo Superga un leader di centrocampo dalle spiccate qualità tecniche è stato Beniamino Santos [figurine I-105], mezz’ala. Ma uomo di fatica, tanto trascurato dalla critica quanto efficace nel tackle, è stato il mediano Bruno Gremese [figurine I-59], nato a Udine nel ’27, affermatosi nell’Udinese e perfezionatosi tatticamente nell’Atalanta. Due i suoi campionati in granata, 57 presenze e due reti.

Il carattere e l’importanza di un calciatore diventano ancora più evidenti agli occhi dei tifosi e degli avversari quando il ruolo è nel centro della squadra, e del campo. Così, certamente, è stato per Luigi Moltrasio (classe 1928), mediano, che attraverso Como, Genoa e Salernitana è approdato al Torino per la stagione ’52-53 trovando compagni tosti come lui: Buhtz, Molino, Sentimenti III, Farina, Tontodonati…E l’anno dopo, per restare sul tema dei centrocampisti lottatori, ecco giungere Tagnin da Alessandria a fianco di Moltrasio. Il quale è stato per quattro campionati la passione dei tifosi granata. Aveva lo spirito giusto, la potenza fisica, i capelli biondi che sono un modo in più per distinguersi, la statura (1,84) per arrivare spesso per primo sui palloni alti. In difesa e in attacco. La sua spinta in appoggio alla prima linea era uno spettacolo. La capacità del lancio lungo una sua peculiare caratteristica. Meglio il destro del sinistro, nel tiro. In granata ha giocato 112 partite (malgrado una sosta per un incidente alla caviglia), segnando 11 reti, prima di venir ceduto alla Lazio. Nel finale della carriere è andato a giocare in Svizzera. Nello Young Fellows ritrovò Horst Buhtz ricomponendo una coppia granata”.

I GRANDI MEDIANI (prima parte)ultima modifica: 2009-05-05T10:42:21+02:00da libellus1
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