Giu 15, 2009 - Senza categoria    1 Comment

IL PASSAGGIO DAL “METODO” AL “SISTEMA” (prima parte)

Uno dei libri più facilmente reperibili sul Toro (ma non per questo meno interessante) è “Profondo granata” di Salvatore Lo Presti, edito da Sargraf nel 1976.

Con uno stile agile e godibile ma nello stesso tempo con grande dovizia di particolari, il giornalista narra la storia del Torino calcio dalle origini sino all’ultimo scudetto, passando per il primo titolo, il Grande Torino, i “ruspanti” anni ’50 e ’60.

Apprezzabili gli aspetti di tattica calcistica, sono da leggere con piacere anche i ritratti umani che emergono a tratti rapidi tra statistiche, numeri e cronaca.

Nelle prime pagine vi si narra come il Grande Torino avesse abbandonato il cosiddetto “metodo” per giocare con il “sistema” inventato in Inghilterra.

Infatti nel giugno del 1925 l’International Football association Board (IFAB), deputata a stilare ed eventualmente cambiare le regole del gioco del calcio, aveva modificato la disciplina del fuorigioco, passando da quello cosiddetto “a 3 uomini” a quello a 2. In altre parole, se prima, affinché un giocatore fosse in gioco, al momento del passaggio doveva avere davanti a sé tre giocatori, con questa correzione ne erano sufficienti solo due (normalmente un difensore ed il portiere). In questo contesto l’allenatore dell’Arsenal Herbert Chapman pensò di retrocedere il centromediano in difesa, in modo da poter far fronte alla superiorità numerica degli attaccanti, assumendo compiti difensivi di marcatura sul centravanti avversario. In buona sostanza era nato lo stopper.

In Italia tuttavia il “metodo” resistette per diverso tempo, adottato da subito solo dal Genoa e dopo pochi anni proprio dal Toro.

Il passaggio tra le due tattiche di gioco ebbe un protagonista davvero singolare: lo “juventino” Felice “farfallino” Borel, grande protagonista del “quinquennio” juventino, giunto al Toro nel 1941 e rimasto in granata solo una stagione, per poi tornare in maglia bianconera. Allenatore per quella stagione era Roberto Copernico.

Racconta Lo Presti:

“<< Il passaggio dal metodo al sistema – racconta Roberto Copernico – fu laborioso e difficile. Il cambiamento era poco meno che rivoluzionario e doveva scatenare polemiche violentissime, destinate a placarsi, prima di spegnersi definitivamente, soltanto dopo una decina di anni. Ci volle del coraggio per assumere l’importante decisione, anche perché i primi tentativi in Italia non avevano riscosso molti consensi ed i risultati erano stati contraddittori. Felice Borel era comunque un assertore entusiasta della nuova tattica adottata da tempo, e con successo, dagli Inglesi. E ben presto mi convinse e mi contagiò del suo entusiasmo. Il rischio maggiore sembrava quello che poteva derivare da certi marcamenti. Si pensava, per esempio, che piazzare i due terzini sulle ali potesse creare un gran << buco >> al centro della retroguardia, che lasciasse troppo spazio ai centravanti ed alle mezzali avversarie. Alla fine, dopo tanti tentennamenti, decidemmo di provare, convinti di essere sulla strada giusta >>…

[CONTINUA]

IL PASSAGGIO DAL “METODO” AL “SISTEMA” (prima parte)ultima modifica: 2009-06-15T12:31:00+02:00da libellus1
Reposta per primo quest’articolo

1 Commento

  • ciao toro, abbiamo ricevuto la tua segnalazione, i nostri tecnici stanno lavorando per risolvere il problema e presto ritornerà tutto come prima

    grazie
    la redazione

Lascia un commento