Giu 28, 2009 - Senza categoria    No Comments

IL PASSAGGIO DAL “METODO” AL “SISTEMA” seconda parte

Nei giorni scorsi ho avuto poco tempo da dedicare al blog. Riprendo ora con il racconto di Lo Presti:

“Una storica decisione, dunque, venne presa nella notte del mercoledì successivo ad una sconfitta con la Juventus (0 – 3), inevitabile epilogo di una partenza incerta ed impacciata del Torino.

<< Dopo le prime quattro giornate di campionato – racconta Felice Borel – eravamo nella parte bassa della classifica, con soli 4 punti. Ed all’8° perdemmo nettamente il derby. Per la terza volta il comm. Novo, dopo aver creduto di essere riuscito a gettare le basi della grande squadra che sognava, cominciava a temere di andare incontro, amaramente, ad un fallimento. Eppure io ero fermamente convinto che gli uomini per formare un grossa squadra c’erano. Tutti i problemi nascevano dal fatto che eravamo utilizzati male, che il modulo di gioco adottato non era quello che meglio si confaceva ai nostri mezzi. Sicche appena Novo, dopo il disastro del derby, decise che bisognava fare qualcosa e – al corrente delle mie idee – mi invitò ad un colloquio nel corso del quale potessi suggerirgli qualche possibile via d’uscita, io colsi con entusiasmo la palla al balzo. All’ultimo momento il commentatore spostò il luogo dell’incontro da casa sua alla sede di  via Alfieri. Ed io lo raggiunsi insieme con il mio amico Roberto Copernico.

Intorno ad un tavolo, esposi subito le mie idee. Ero fermamente convinto – continua Felice Borel – che solo un’impostazione errata, un modulo di gioco ormai superato come il vecchio metodo ci avesse ridotti a quel munto. Ed ero certo inoltre che avevamo gli uomini adatti per passare al sistema. La nuova tattica di origine inglese era ancora poco conosciuta in Italia. La prima formazione istemista esibitasi su un nostro campo era stata la Nazionale inglese che aveva pareggiato a S. Siro (2 – 2) nel maggio del 1939, grazie all’ormai quasi storico gol di pugno segnato artatamente da Piola…

Quella sera ebbi modo di intrattenermi a lungo con Mr. Whitaker, l’allenatore degli inglesi, il quale mi spiegò come nel suo paese il sistema avesse ormai soppiantato il metodo.

E me ne illustrò dettagliatamente e appassionatamente i canoni, lo spirito e le finalità. Mi spiegò, soprattutto, come esso assicurasse una miglior distribuzione dei compiti e della fatica tra i giocatori…Ance alcuni giornalisti all’avanguardia, in Italia, erano stati già conquistati dalla causa del sistema. Mi riferisco a Fulvio Bernardini ed a << Carlin >> Bergoglio. Fra i tecnici, invine, Beppe Galluzzi era stato fra i primi a tentare, con la sua Fiorentina….

Quella notte, in via Alfieri, discutemmo fino alle tre e mezzo del mattino. Ma riuscimmo a dirci un po’ tutto. Confortato dalla mia ferma convinzione e dall’alleanza ideologica con Copernico, illustrai a Novo tutti i particolari della trasformazione: la posizione che ogni giocatore avrebbe dovuto assumere, i compiti che gli sarebbero stati affidati, la maniera in cui ognuno avrebbe dovuto comportarsi nei confronti dell’avversario diretto (era questa l’innovazione più sostanziosa), come avrebbe dovuto marcarlo e a sua volta smarcarsene. Alla fine il commendatore, con uno dei colpi di quello straordinario intuito che lo ha sempre sorretto e che era uno dei segreti dei suoi successi di dirigente, decise di adottare il sistema.

All’indomani, prima della partitella infrasettimanale di allenamento, Novo si sostituì praticamente all’allenatore Cargnelli (che presto avrebbe rimpiazzato con Kutik). Dopo che ci era stata comunicata la formazione, il presidente parlò a tutti noi per oltre un’ora, impostando praticamente sul piano tecnico e su quello tattico il primo Torino sistemista. Era il pomeriggio del 18 dicembre 1941…

Il Torino sistemista trovò nella notevole prontezza con cui Giacinto Ellena recepì un messaggio che per lui non era peraltro completamente nuovo, una delle chiavi dell’immediato successo. Ai suoi fianchi i terzini Piacentini ed Osvaldo Ferrini si adattarono altrettanto velocemente al marcamento ad uomo. Cadario, Baldi, il povero Patron e Felice Borel assunsero, ai quattro vertici del quadrilatero di centrocampo, le funzioni del reparto-motore della squadra, di cui formarono il cuore ed il cervello. Facevano filtro in zona arretrata e fornivano alle tre punte – Menti II, Gabetto e Ferraris II (al quale cominciava ad insidiare il posto il giovanissimo Ossola) – le sollecitazioni per le azioni offensive e, a turno, una concreta collaborazione in fase di conclusione. A questo punto la squadra destinata a entrare nella leggenda cominciava a prendere corpo, la sua fisionomia a delinearsi attraverso contorni sempre più nitidi”.

 

IL PASSAGGIO DAL “METODO” AL “SISTEMA” seconda parteultima modifica: 2009-06-28T11:20:00+02:00da libellus1
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