Ago 5, 2009 - Senza categoria    No Comments

TORO STORY (seconda parte)

Continua il racconto sulla carriera di Gigi Radice.

“La carriera continua con un’altalena che lo vede più riserva che titolare: qualche apparizione in prima squadra, poi lunghe attese. Dopo Guttman arriva Puricelli, quindi Gipo Viani, prima con Bonizzoni, poi con Todeschini. Ma nella sostanza cambia poco…

Un anno in B alla Triestina nel 1959/60, quindi un’altra stagione in provincia, al Padova ruggente di Nereo Rocco nel ‘60/61 per poi tornare in rossonero insieme col paron nel ‘61/62.

<< Fu la mia prima stagione nel Milan da titolare – racconta Radice – anche se non priva di difficoltà. Fatto è che Viani mi voleva trasformare in terzino ed io inizialmente mi sono intestardito a voler giocare mediano. Ci misi del tempo a rassegnarmi. Fui un testone, perché mi resi conto con ritardo che da terzino avrei potuto fare cose eccellenti. Infatti sono stato uno dei primi terzini fluidificanti, uno dei primi abile a marcare il tornante, a partecipare al gioco, a sganciarmi in fase offensiva proprio per via dei miei trascorsi da centrocampista. Spesso però l’orgoglio gioca brutti scherzi >>.

Le cose cominciano a filare nel verso giusto per Gigi Radice che intanto s’avvia verso una sempre più piena maturità. Il Milan vince lo scudetto, il terzo cui Radice contribuisce, ma il primo da titolare. E quella maglia numero tre che finalmente si decide ad accettare, lo porta addirittura alla Nazionale.

Esordisce a Firenze il 5 maggio 1962 contro la Francia. Ha ventisette anni e non patisce emozioni vistose…

Ma ecco che il 3 marzo del 1963, nella partita di ritorno contro la Sampdoria, a S. Siro, in seguito ad uno scontro assai duro con Tito Cucchiaroni, il ginocchio destro di Gigi Radice fa crack. Cure febbrili dei massaggiatori, l’arto che comincia a gonfiarsi, ma Gigi stringe i denti e torna in campo. Non c’era ancora il 13°, allora, e perdere la partita dopo aver impattato il derby con l’Inter del Mago Herrera sette giorni prima avrebbe significato dare via libera ai cugini prima del lecito. Dopo pochi tentativi però Radice deve rassegnarsi ad uscire dal campo: non ce la fà più neanche a reggersi in piedi.

<< Lì cominciò un lunghissimo calvario che doveva protrarsi per poco meno di due anni – dice Radice – visite, esami, consulti, finchè non mi mandarono a Roma da Zappalà e non decisero per l’intervento: via il menisco esterno. Dopo l’operazione, il gesso. Lunghe settimane con la gamba dentro un enorme, impietoso tubo bianco. Un autentico supplizio. Reso ancora più atroce dal fatto che i compagni, il 22 maggio a Wembley, conquistavano la loro prima Coppa dei Campioni >>…”.

[CONTINUA]

TORO STORY (seconda parte)ultima modifica: 2009-08-05T14:50:00+02:00da libellus1
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