Nov 9, 2009 - Senza categoria    No Comments

I GRANDI DIFENSORI

Ne “Toro, il mito e i campioni”, il fascicolo n. 16 è dedicato ai migliori difensori della storia granata [editoria I – 56]. Tra le prime pagine un articolo di Bruno Perucca ne descrive alcuni tra i meno conosciuti, ma che comunque hanno lasciato un segno nella storia del Toro:

“ … Costretto spesso a lottare, il Toro ha dovuto in molte occasioni (o stagioni) tenere il coltello fra i denti a tutto campo. Soprattutto i difensori hanno dovuto ricorrere ad argomenti convincenti. Ha persino tenuto il coltello fra i denti, usandolo però pochissimo, un difensore di qualità come Aldo Ballarin. … Non erano bastati difensori tosti quali Farina, Cancian. Grava e Tarabbia per evitare la retrocessione in B alla squadra di Vieri e Bearzot, caduta in fondo alla classifica con la T della Talmone sul petto. Era il campionato 1958-59. L’allenatore Imre Senkey chiede rinnovi (e svecchiamento) soprattutto in difesa. Arrivano Scesa, scattante e carognesco nelle marcature, il giovane Gerbaudo e Remo Lancioni stopper con grinta.

Pierino Scesa detto << scintilla >> per i nervi perennemente tesi, piemontese di Domodossola, cinque stagioni in granata a partire dal ’59 quando aveva appena vent’anni. Un fisico da niente e una vigoria estrema, attaccato come pochi ai colori della società. Ogni vigilia di derby era per lui un dramma, e scaricava poi la tensione in novanta minuti da protagonista.

Tutto nerbo e potenza, sempre alla massima concentrazione nervosa, Lino Grava. Secco ma muscolato, aveva nel suo bagaglio lo scatto bruciante e la violenta accelerazione in caso di necessità di recupero. Con una parentesi da scudetto nell’Inter, Lino Grava ha giocato nove stagioni nel Toro, una vita. Un atleta tutto spigoli, che i tifosi hanno amato.

Toscano di Volterra, Lancioni è arrivato in granata per il campionato ’59-60 quando non era più pivello (28 anni) ma ancora in gamba. Soprattutto uno di quei difensori che il coltello fra i denti lo hanno sempre mostrato. Almeno mostrato. Doveva servire a riportare la squadra in serie A. come è accaduto. Sei stagioni di Toro, per Lancioni, prima di chiudere la carriera a 34 anni. Ogni domenica per lui era una battaglia. Centromediano o stopper, non importa la qualifica, era uno degli avversari più temuti dalle punte. Era fortissimo nello stacco per i colpi di testa. Aveva coraggio e sapeva andare all’attacco sui calci d’angolo e sui << piazzati >>.

Questi gli uomini del primo ritorno in serie A: bastò una stagione, dopo la retrocessione. Più fortunato di loro, in situazione diversa, un altro difensore << da coltello >>, Fabrizio Gorin, nato a Pellestrina (Venezia) il 21 febbraio 1954. E’ stato chiamato in granata giusto per il campionato ’75-76 quello dello scudetto. L’aveva voluto Gigi Radice anche se poi lo ha impiegato da rincalzo di lusso. Solo sei partite (e un gol decisivo, da vittoria, contro l’Inter: 2-1, prima il botta e risposta fra Pulici e Boninsegna) in quella sua prima stagione nel Toro. Cinque presenze in quella successiva, quattordici nella terza. In aggiunta, dieci << uscite >> in Coppa Italia e due nella Coppa dei Campioni l’anno dopo lo scudetto. Gorin era un terzino veloce, grintosissimo, con propensione alla spunta offensiva.

Pura grinta e forte spinta da parte di Agatino Cuttone, un catanese (di Andrano, nato il 18 febbraio 1960) calcisticamente formatosi nelle giovanili toriniste. Un marcatore formidabile nelle giornate di grazia, qualche squalifica per eccesso di amor di Toro. Ha disputato 64 partite in granata realizzando 3 reti con il suo tiro da lontano affatto disprezzabile. Era un bel moretto, di carnagione, diventato l’idolo delle ragazzine.

Nel tempo, nei ruoli di difensori da combattimento, il Toro ha avuto in forza elementi dalle caratteristiche davvero particolari. Uno di questi Giuseppe Farina, recanatese, classe ’27. Ha fatto in carriera una andata e ritorno Toro-Samp-Toro e in questo periodo da regolarista (anche in fatto di potenza, ma soprattutto per costanza nell’impegno) vanta un significativo record personale: 219 presenze consecutive in serie A, 96 in granata e 123 in blucerchiato.

Da battaglia, ma anche con quel po’ di classe trasmessogli dalle scuole giovanili milaniste, Mario Trebbi, tre stagioni e 45 partite in granata). Aveva nell’acrobazia degli interventi il biglietto da visita che lo legava ai tifosi. Da puro coltello fra i denti (sulla linea di Bonomi, per capirci) Tubaro, uno stopper visto in granata solo nella stagione ’49-50, in 24 partite, dopo essersi fatto conoscere nell’Udinese. I centravanti avversari lo temevano, scontrandosi con lui nei tackles e nei colpi di testa era sbattere in una roccia. L’allenatore a quei tempi era Giuseppe Bigogno. Per lui, che nella Fiorentina era stato stopper elegante e tecnico, uno come Tubaro era di troppo. Ma ai tifosi piaceva. Il granatismo è sempre stato lotta, in particolare quando c’era (c’è) da difendere”.

Bruno Perucca

I GRANDI DIFENSORIultima modifica: 2009-11-09T14:31:00+01:00da libellus1
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