Nov 16, 2009 - Senza categoria    No Comments

CESARE NAY

Tratto sempre da “Toro, il mito e i campioni”, ecco il ritratto, fatto da Angelo Caroli, di un altro difensore troppo poco ricordato dai tifosi rispetto alle sue indubbie qualità [editoria I – 56].

<< Il senatore >>, così lo chiamavano quando era a un passo dalla pensione e le tempie si riempivano di capelli bianchi. << Un combattente >>, questa è la definizione attribuita al Cesare Nay calciatore da chi lo ha conosciuto e ne ha apprezzato, anche direttamente, le qualità. Non andiamo distanti dal vero se definiamo << contraddittorio >> il medaglione da lui coniato nel doppio ruolo di atleta e di uomo. In campo indossava la corazza, abbassava la celata, sguainava la spada, non guardava in faccia nessuno e menava fendenti da orbi. Il suo fisico spigoloso e asciutto era una diga, per tutti.

Questo era il suo modo di interpretare la parte di centromediano duro, un francobollo cui si addiceva il sistema, che aveva soppiantato l’ormai stantio metodo. La tensione agonistica, l’anticipo e il modo rude di affrontare l’avversario erano le armi che usava meglio. Ed era capace di trasmettere cariche passionali a chi gli stava al fianco. Il calcio e la famiglia, moglie e tre splendide figlie, erano per lui tutto. Sentiva il derby in modo così speciale che una volta, dopo un gol di Boniperti, si mangiò un pezzo di maglia e lo sputò sul prato. Inoltre Cesarino, che per l’andatura e i gesti ricordava un senatore dell’antica Roma, rincorreva la scaramanzia come un bambino va dietro a un giocattolo.

Quando transitava in pullman davanti alla stazione Porta Nuova, se non vedeva fermo il numero di un certo tram scendeva e non saliva sulla successiva coincidenza finchè non compariva sulle rotaie il tram con il numero fatale, propizio. Ma non basta. Se il Toro vinceva, era capace di mettere ogni giorno lo stesso paio di calzini indossati quella domenica finchè non arrivava la sconfitta.

E siamo già sull’altro versante, quello dell’uomo accomodante, gentile, signorile, disponibile e sorridente. Era un uomo colto. Laureato in medicina. Aveva un cuore d’oro. Sentite il racconto della vedova, signora Carla: << Ho conosciuto mio marito a La Spezia, dove il Torino lo aveva spedito in prestito. Cesare diventò granata per caso, pensi, proprio lui, figlio di uno dei fondatori della Juventus. Aveva 13 o 14 anni e sua madre non voleva che desse calci a un pallone. Lui andò a giocare nei giovanissimi del Toro e gli fu concesso il permesso di assistere alle partite di serie A. Nacque così l’amore per la maglia granata >>.

A un certo punto della carriera, Cesare Nay stava per passare all’Inter. << Esatto. Dopo La Spezia, aveva militato nella Carrarese e nella Lucchese, dove nel ’48-49 si era consacrato. Aveva come terzini, pensi un po’, Bertuccelli e Cuscela, in porta c’era Viola. Erano stati a lungo secondi dietro al Grande Torino. Che in maggio morì a Superga. Mio marito era in parola con l’Inter per un trasferimento con lauto ingaggio. Che fa Cesare? Lascia perdere l’Inter, corre nella sede del Toro e dice ai dirigenti di essere a loro disposizione per giocare senza contratto >>. E nel Toro scriverà altre pagine bellissime di una carriera esemplare, di una vita da Libro Cuore”.

Angelo Caroli.

CESARE NAYultima modifica: 2009-11-16T09:46:06+01:00da libellus1
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