Gen 27, 2010 - Senza categoria    No Comments

TORINO – JUVENTUS 3 A 2 (seconda parte)

Su tutti i protagonisti della partita spicca la figura di Dossena, una delle ultime mezzali complete del calcio italiano.

Oramai il football nostrano vive di << specializzazione >>: in mezzo ai registi, i mediani i trequartisti, i giocatori di fascia, non c’è spazio per quel ruolo << universale >> che un tempo veniva interpretato dalla mezzala classica.

Essa doveva coprire, rilanciare, segnare. Sapeva dribblare, picchiare e giocare di fino, tirare e crossare. Insomma era quello un ruolo di quantità e qualità che Dossena riuscì ad interpretare nel solco della miglior tradizione.

Del Toro di quegli anni egli fu il << faro >>, colui che sapeva prendere in mano la squadra, trovandosi ovunque e facendo di tutto.

Riporto un articolo dell’indimenticato Giglio Panza, che descrive bene le sue qualità e la sua personalità.

Patricio Hernandez ha detto che si sente più bravo di Michel Platini. Ecco, nel derby, la grande occasione di passare dalle parole ai fatti. Alla resa dei conti, vedremo che l’argentino ha largamente sbagliato valutazione: il francese nella partita c’è stato sempre, fatta eccezione per quei quattro minuti di vuoto totale dei bianconeri, duranti i quali a scomparire è stata l’intera Juventus.

Hernandez si è visto e non visto; nel finale ha attaccato l’avversario con la grinta che gli avevano trasmesso i suoi compagni; prima, raramente era riuscito a districarsi, ora da Tardelli ora da Bonini per dare logica e incisività alle sue giocate.

Il mio tema di partenza, dunque, non ha trovato grande conforto nello svolgimento del derby, che fino al 70’ (gol di Dossena che dimezza lo svantaggio del Torio) era infilato sui binari della logica: un Platini che non cerca l’acuto ma che intelligentemente contribuisce, con Bottega, a dare equilibrio e potenza al gioco juventino; un Hernandez piuttosto slegato, che non riesce mai a incidere.

La vera grande mezz’ala della partita è stato però un italiano, Beppe Dossena. Alla vittoria del Torino ha dato il contributo determinante e dopo, tranquillamente, ha detto che era nei progetti franata prendere la Juve in velocità, secondo un piano prestabilito.

Sempre a fine gara, un amico di fede juventina, pure esprimendo ammirazione nei confronti del match-winner granata, lamentava che Dossena non fosse stato oggetto di adeguata marcatura, gli ho fatto presente che Dossena, sempre in movimento dal 1’ al 90’, aveva occupato a tratti la zona di Platini, dividendo con Maccarelli l’onere di circoscrivere Michel; ma era sempre partito, ora palla al piede, ora suggerendo il disimpegno sottraendosi in velocità a qualsiasi controllo.

Non so cosa abbia pensato Bearzot di Dossena; certamente lo ha ammirato e fors’anche ha ripensato a certe sue antiche perplessità per l’irrefrenabile tendenza del giovanotto di partecipare << sempre >> al gioco, scartando dal disimpegno alla rifinitura e allo stesso inserimento conclusivo. La verità è che Dossena gioca nel Torino, di cui è il cervello e l’anima: ed ecco che fa l’uomo-ovunque con un raziocinio pari alla spettacolarità; il gioco tutta polpa che irrobustisce la squadra. Penso che la maturità di questo centrocampista fresco di energie, gli consentirebbe ormai qualsiasi adempimento tattico; purchè la consegna non sia tale da mortificare la voglia ch’egli ha di servire la squadra con tutti i mezzi di cui dispone….

Ieri ha segnato un gol incredibile, ha fatto segnare, ha contrastato, ha suonato la carica. Ha vinto tutto il Torino, ma ad accendere la miccia della riscossa è stato Dossena….

TORINO – JUVENTUS 3 A 2 (seconda parte)ultima modifica: 2010-01-27T16:22:00+01:00da libellus1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento