Apr 21, 2010 - Senza categoria    No Comments

ROMANO FOGLI

Tra i mediani granata più conosciuti dalle vecchie generazioni è da annoverare Romano Fogli, grande talento ceduto purtroppo per sanare le casse sociali. Toccò poi l’apice della carriera con il Bologna, con il quale vinse uno scudetto, e con il Milan, con cui si aggiudicò una Coppa dei Campioni ed una Coppa Intercontinentale. Il fascicolo numero 13 di “Toro, il mito e i campioni”, ce ne lascia un bel ritratto [editoria I – 53].

Un grissino in mezzo al campo ma con rara capacità di far sentire la propria importanza nella costruzione del gioco. Ecco cos’era Romano Fogli, neppure 70 chili di peso distribuiti su una statura di 1,72, un cervello calcistico di levatura e due piedi capaci di spedire il pallone a destinazione con incredibile precisione.

Dieci anni dopo Superga. Il Toro, a parte il ko affettivo, non si è ancora ripreso dal travaglio economico e tecnico in cui la sciagura del 4 maggio l’aveva fatto piombare. In pratica, i dirigenti hanno appena il tempo di mettere gli occhi su quel ragazzino esile e dai polmoni inesauribili, dedicargli le attenzioni che si merita e buttarlo in prima squadra che già si delinea l’opportunità di venderlo. Le casse sociali non sono floride e per salvare il bilancio non si può fare a meno di cedere alle ripetute offerte del Bologna.

Al Toro, Romano Fogli era giunto da Santa Maria a Monte, due passi da Pisa, su segnalazione di un osservatore che l’aveva visto all’oratorio. Il contratto su siglato in un attimo. Costo due milioni, uno da corrispondere subito, l’altro alla fine del campionato.

Aveva 18 anni e alla fine del torneo Frossi decise di lanciarlo contro la Samp, battuta per 2-1. Un simbolo anche il giocatore che a Romano toccò di sostituire, Enzo Bearzot. La domenica successiva il bis, contro il Novara. Due sole partite, ma già gli intenditori si stavano rendendo conto che la serie A si stava arricchendo di un gioiellino.

Annata strana quella successiva. Partenza disastrosa, il Torino è una specie di armata Brancaleone, infila una batosta dopo l’altra. Alla fine del girone di andata è ultimo, mentre continua il carosello degli allenatori: Baldi, poi Ussello quindi Marjanovic. I tifosi sono distrutti ma attorno a Fogli, un perno fisso attorno al quale ruota il centrocampo, la squadra ritrova personalità. Infila punti su punti, non perde più, e alla fine è quinta, il miglior piazzamento da quando se ne sono andati Mazzola e compagni.

Il cartellino di Fogli ha già preso la via di Bologna ma il presidente Rubatto ottiene che il ragazzino resti in prestito ancora un anno. Il gran finale di campionato ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi che debbono ben presto ricredersi. L’avvio del torneo 1957-58 è una sofferenza, il primo gol (inutile) che la squadra riesce a segnare viene soltanto alla quinta giornata. Partenza emblematica di una stagione così così, siglata da un ottavo posto che la dice lunga sulle difficoltà incontrate da quei ragazzi che l’avevano iniziata tra tante speranze.

Fogli comincia il suo peregrinare per l’Italia che dopo Bologna lo porterà anche a Milano e Catania, ma dell’esperienza granata conserverà sempre un buon ricordo. << Fu dura – avrebbe confidato anni dopo – ma servì a formarmi anche come uomo. Il Torino mi dava 20 mila lire oltre a vitto e alloggio ma nei tempi morti non ci faceva stare con le mani in mano. Facevo vita comune con Vieri e Ferrini e ricordo che ci trovarono un lavoro part-time. Io fui destinato a una rivendita di stoffe: il mio incarico era quello di portare le pezze dal deposito al negozio. Qualcuno magari sorriderà però posso assicurare che anche quella breve esperienza lavorativa mi è servita a capire come fosse il mondo al di fuori del calcio >>”.

Piercarlo Alfonsetti

ROMANO FOGLIultima modifica: 2010-04-21T16:40:56+02:00da libellus1
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