Giu 11, 2010 - Senza categoria    No Comments

LA LEGGENDA DI SILVIO PIOLA. LA MITICA PRO VERCELLI (seconda parte)

Anche dal punto di vista tecnico la Pro di quegli anni è compagine moderna, all’avanguardia: gioco all’inglese velocissimo, un mix di forza e razionalità. Un gioco che poggia sull’impeto e l’irruenza, sulla determinazione con una punta di durezza; gambe con muscoli di ferro e polmoni d’acciaio sono i requisiti fisici indispensabili. Di queste caratteristiche troviamo traccia nell’origine della società vercellese, nata come club ginnico.

I bianchi che non hanno avuto modelli cui ispirarsi si impongono per la loro tattica naturale: passaggi laterali e nelle retrovie invece dei continui affondi, poi come ad un richiamo tutti avanti all’unisono per travolgere con la sorpresa l’avversario.

I giocatori della Pro di quei tempi erano tutti studenti ad eccezione del portiere Innocenti, artigiano: ragazzi dal cervello pronto ed abituati a ragionare, con spiccato spirito di osservazione.

Fu Marcello Bertinetti, più volte olimpionico di scherma ad elaborare le prime teorie e i primi schemi. Così scrive Sergio Robutti nella sua storia della << Pro Vercelli >>: << La storia della grande ed imbattibile Pro rimane legata alle teorie intellettuali di Marcello Bertinetti, teorie forse semplici, elementari, ingenue, se osservate oggi sotto la lente di una mentalità calcistica moderna, ma certamente nuovissime in quei tempi, quando il calcio deve ancora essere inventato o per lo meno scoperto. La tattica del non perdere a nessun costo il pallone può sembrare oggi l’uovo di Colombo, ma allora, quando i primi assi celebrati della sfera di cuoio tirano dei gran calcioni ed il più alto possibile, si tratta addirittura di un’arma segreta. Non perdere la palla, passarla magari indietro, ma non lasciarla all’avversario. Teoricamente con una simile concezione, si sarebbe dovuti giungere sino al tiro conclusivo, non importa se parato o fuori bersaglio. Il controllo del pallone è esercitato tenendolo a terra e procedendo a triangolazioni strette, in pratica la quintessenza del sistema. E così soprattutto l’anticipo >>.

Un gioco di questo genere sconcerta gli avversari che no riescono a capire la trama delle azioni e a reggere il confronto. Ancora Robutti scrive. << Macellai, urlano i tifosi nemici, per quel gioco fatto di leonina irruenza e perché nei duelli all’arma bianca, nei palloni contesi, è sempre uno della Pro ad avere la meglio, anche se appare, fisicamente, meno resistente alla carica. Eppure in questo gioco che si merita le prime definizioni iperboliche del linguaggio sportivo, accompagnato da secchi scatti della voce, c’è più razionalità di quanto si possa immaginare. Marcare inesorabilmente l’avversario che attacca, avanzare a formazione compatta, con gli scambi andata e ritorno, tra centrosostegno e laterali, la ricerca continua del compagno smarcato, costituiscono in fondo le regole fisse della sintassi inglese: solo la grammatica dello schieramento è diversa. La Pro Vercelli è anche la squadra dell’ultimo “quarto d’ora”, quello delle maniche rimboccate instaurato da Rampini I: in questo periodo conclusivo della partita gli avversari vengono travolti dal ritmo, ricacciati come nemici in fuga tutti nella loro area. Ma il merito più grande, senza dubbio è un altro. De Vecchi, un tecnico che in quei tempi si rivela grandissimo giocatore, ha scritto che in un periodo “in cui si giocava in undici, ma l’individualità sovrastava l’assieme, la Pro seppe dimostrare che si poteva andare lontano con un gioco di squadra e fornì, con il Genoa, uno dei primi esempio di razionale allenamento atletico e tecnico >>.

La peculiarità della squadra vercellese va inquadrata anche e soprattutto nella realtà cittadina del tempo. Gli atleti sono permanentemente a contatto di un ambiente che scatena l’entusiasmo, che esalta, che eccita: la sconfitta viene vissuta come una umiliazione dell’orgoglio sportivo di tutta la popolazione. La battaglia sul campo ardeva e più gli atleti diventavano leoni, nessun ostacolo li spaventava, nessuna battaglia era persa in anticipo. I miti calcistici sono i Bertinetti, Visconti – il primo diventato campione olimpionico di scherma, il secondo allenatore degli spadisti azzurri -, Milano, furto Commissario della Nazionale Ara, Binaschi, Leone, Rampini, Corna, Valle, Innocenti, Parodi e poi ancora Curti, Rosetta, Ardissone, Baiardi ecc.

Anche per Silvio il richiamo del pallone è dunque irresistibile….

LA LEGGENDA DI SILVIO PIOLA. LA MITICA PRO VERCELLI (seconda parte)ultima modifica: 2010-06-11T14:05:00+02:00da libellus1
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