Giu 19, 2010 - Senza categoria    No Comments

LA FASCIA AL BRACCIO (seconda parte)

Continua la carrellata sui grandi capitani granata.

Dopo Superga, per quattro partite (contro i pari età di Fiorentina, Genoa, Samp e Palermo) ha portato la fascia al braccio Antonio Giammarinaro, nato a Kamanlif in Tunisia il 27 ottobre 1931. Fra i << ragazzi >> del Toro che sognavano di emulare un giorno gli assi sfracellatisi contro il muraglione della Basilica – e che disputarono in loro vece il finale del campionato – Giammarinaro portava la maglia numero dieci di capitan Valentino.

Nella successiva stagione ’49-50, che Ferruccio Novo cercava di affrontare con una squadra improvvisata più che inventata, dei babies restavano nella rosa solo in pochi. E la fascia di capitano toccava a Riccardo Carappellese, foggiano di Cerignola cresciuto nelle squadre giovanili del Torino senza mai vestire dopo la maglia granata. A ventisette anni gli toccava questa, in un momento amaro e delicato, assieme al ruolo di leader. Ferruccio Novo l’aveva chiesto al Milan, e ottenuto.

La storia del Toro entrava in un momento tormentato, come quelli di ogni ricostruzione. Difficile rifare una squadra che era parsa a lungo perfetta, arduo trovare uomini in grado di guidarla sul terreno, durante il gioco. Già tanto se si trovavano tipi duri come capitan Raffaele Cuscela tarantino tosto, che dopo un lungo girovagare trovava nei sei anni in granata il periodo migliore della carriera. Dopo di lui, Enzo Bearzot dava al Toro cuore, passione, voglia di lottare. Ne era a lungo la bandiera. Suoi i meriti maggiori del pronto ritorno in A nella stagione ’59-60.

Cuore e voglia di lottare li ereditava, per sollecitarli ancora, un atro capitano storico: Giorgio Ferrini. Lo ricorderanno queste pagine: la sua vita di grande atleta, la sua prematura scomparsa. Il testimone granata passava poi dal ruolo battagliero di Ferini a quello altrettanto grintoso ma diverso di Claudio Sala. Che dava al ruolo di capitano un significato particolare. La sua battaglia era nel battere l’avversario non con il tackle, ma con il dribbling. E con il cross da gol per Pulici e Graziani.

Il poeta del gol ha passato la fascia a Renato Maccarelli. Zac per noi resta lui, malgrado Zaccheroni. E malgrado René le Beau, il Bel Renato, abbia guadagnato cifre di libelli molto meno coinvolgenti. Sala e Zac hanno lasciato nei tifosi profonde nostalgie. Come capitan Cravero, libero e sostegno della squadra in tante difficoltà. La sua fascia bianca che accompagna il corpo a chiudere la strada a un attaccante che punta al gol. E come Fusi altro ottimo leader, uomo di cervello più che di gambe, ancora ultima barriera davanti al portiere. E adesso? Adesso Lentini che il gol lo cerca, soprattutto aiuta a cercarlo. Un capitano diverso. Con la passione di chi l’ha preceduto non solo nel tempo, ma nella storia del Toro”.

Bruno Perucca

LA FASCIA AL BRACCIO (seconda parte)ultima modifica: 2010-06-19T14:14:00+02:00da libellus1
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