Apr 2, 2011 - Senza categoria    No Comments

UN BRINDISI, E ALL’AVVENTURA (seconda parte)

Continua il racconto sui primi giorni dell’avventura granata:

Enrico Debernardi – classe 1885, vero pioniere del calcio per aver dato vita nel 1902 all’Audace, nel rione San Salvario – è l’animatore del primo Torino ed uno dei protagonisti del campionato 1907 che vede subito i granata in lizza per il titolo. Cominciano i derby con la Juvenrus che si svolgono al velodromo Umberto I con un vuon pubblico ed una nutrita rappresentanza del gentil sesso, al quale il calcio offre un’occasione in più per sfoggiare abiti e cappellini. Per il Torino è un avvio trionfale, le prime due partite con i bianconeri si concludono con altrettante vittorie, 2 a 1 e 4 a 1. L’eroe del doppio confronto è Kempher, centravanti dal tiro irresistibile, che mette a segno una rete nell’andata e tutte e quattro quello del ritorno.

Nel trionfo c’è però anche un << dramma >>, quello di Alfredo Dick che per un banale … incidente non può assistere al secondo tempo della vittoria del Torino contro i suoi ex amici juventini. A metà della partita, infatti, Dick rimane chiuso nel gabinetto: grida, batte i pugni contro la porta, impreca, ma nessuno lo sente, e allora deve accontentarsi di indovinarne lo svolgimento dalle grida degli spettatori. Alla fine lo avvertono della vittoria, ma con cautela. Il vicepresidente è piuttosto voluminoso, e facile ai colpi di cuore. Alfredo Dick diventa presidente verso la fine del 1907. Il Torino gioca stabilmente al velodromo Umverto I (alla Crocetta, all’altezza dell’attuale Ospedale Mauriziano). Intanto arrivano fra i granata atleti che resteranno nella storia del sodalizio: Vittorio Morelli di Popolo, atleta di valore e poi dirigente appassionato; Enrico Bachmann, che esordisce nel Torino il 9 gennao 1910 in occasione di una strepitosa vittoria (13 a 1) sull’Unione Sportiva Milanese; Carlo Capra, piemontese di Mercenasco, centravanti che si merita la prima squadra a soli sedici anni.

Dal 1912 il Football Club Torino riceve l’apporto a tempo pieno di Vittorio Pozzo, attorno al quale (dirigente, giocatore, allenatore, redattore del giornalino sociale) la squadra prende forza; giungono altri elementi di spicco come i quattro fratelli Mosso (Francesco, Benito, Eugenio e Giulio), rientrati in Italia dalla loro fattoria di Lujan de Cuyo vicino a Mendoza, in Argentina. Francesco Mosso è un tipo singolare; esordisce come attaccante, ma quando al Torino serve un portiere va fra i pali, e diventa titolare della maglia numero uno. Studente, parla come i fratelli uno strano dialetto piemontese-argentino, lo rende simpatico a tutti: dà a Pozzo un soprannome significativo, lo chiama il << tucur >>, il pastore che guida ed accudisce gli armenti. Enrico Bachmann nel suo ruolo di centromediano è la colonna della squadra per molte stagioni. Il giorno che gli muore la moglie, Pozzo non lo disturba, non lo avverte neppure che si deve giocare, Bachmann arriva nello spogliatoio, si cambia in silenzio, va in campo e disputa una delle gare più puntigliose della carriera”.

UN BRINDISI, E ALL’AVVENTURA (seconda parte)ultima modifica: 2011-04-02T22:55:08+02:00da libellus1
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