Mag 20, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho aggiunto le foto di alcuni nuovi acquisti su “Miscellanea” ed “Editoria”. Sono oggetti davvero molto belli; li descriverò dettagliatamente nei prossimi giorni.

Mag 17, 2009 - Senza categoria    No Comments

FILADELFIA, MAGIA E MISTERO DI UNO STADIO DA LEGGENDA (prima parte)

Nel numero 1 della raccolta “Torino, il mito e i campioni” [editoria – 41] si può apprezzare lo splendido articolo di Gian Paolo Ormezzano sul Filadelfia, che ho deciso di inserire perché, senza voler fare pedante retorica sulle antiche gesta, nessun simbolo di “granatismo” è più azzeccato del vecchio “Fila”, e perché ogni testimonianza di esso, nobile o umile che sia, serve a comprendere come davvero questo luogo fosse speciale in assoluto. Oramai, in attesa di tempi migliori, l’unico sforzo possibile è descriverlo a chi personalmente non l’ha frequentato. Ricordo altri brani sull’argomento contenuti in questo blog: “A tre passi dalla rete (postato il 1° ottobre 2008, che potrete trovare in archivio)”, di Giovanni Arpino, e “Rosato (postato il 28.12.2008)” di Vladimiro Caminiti, oltre a diverse immagini dell’album Cartoline I (molte, purtroppo, al momento sono solo riproduzioni). Altri scorci dello stadio si intravedono in alcune figurine. Bella in particolare quella di Beniamino Santos, con la tribunetta in legno sullo sfondo.

“Il caso del Filadelfia – della persistenza più che resistenza dello stadio di così tanta leggenda nei riguardi del divenire del calcio moderno, della sopravvivenza di un mito che di taluni intride la vita ben più che venire da essa intriso – è molto singolare: perché trattasi soprattutto di un caso di fortissima tradizione orale, supportato da poca documentazione visiva, e con documentazione scritta così sempre eguale a se stessa che potrebbe risultare noiosa. Adesso poi non c’è neppure la possibilità di mettere in programma la visita al monumento. Lo stadio, chiamato Filadelfia dal nome della via su cui sta o anzi stava la sua entrata principale non esiste più se non per alcuni monconi comandati dalla memoria architettonica. La sua gente, quella strana tribù di poeti da campo che rinfrescavano narrandole le gesta dei loro campioni, non avendo più il posto dove riunirsi, si è sparpagliata chissà come per la città, e probabilmente senza possibilità di nuova agglomerazione, e fisiologicamente sotto condanna di invecchiamento e fine fisica. Manca la possibilità, prima comoda, di agganciare un ricordo ad un pezzo di casa, tipo: << Ecco, qui sostava sempre capitan Valentino >>.

Eppure la leggenda del Filadelfia continua, è bella spessa, bella intensa, bella forte, bella calda, persino bella fideistica. L’idea della sua ricostruzione è dopante, per i tifosi granata, molto più dell’idea dell’ingaggio dei migliori calciatori del mondo. L’ipotesi della ricostruzione basta da sola fra i tifosi granata a svecchiare gli anziani e a far maturi i giovani.

Ogni leggenda porta con sé un bel po’ di mistero, ma questa del Filadelfia di mistero è fatta, nutrita, conservata, cresciuta.

Si dice, con assoluta serietà, che giocare di nuovo al Filadelfia significherà, per il Toro prossimo venturo, partire con un vantaggio di 10 punti a campionato. Già questo dovrebbe bastare ad enunciare la forte quota di mistero, e ad esimere nei riguardi di esso da una esplorazione che potrebbe risultare blasfema. In fondo, al mistero si era arreso anche un pragmatico, un praticoide come Nereo Rocco, che quando allenava il Torino parlava di fantasmi volitanti sul presente, con le ombre del passato a condizionare tutto, ad oscurare anche  l’eventuale bello, che comunque non poteva essere più bello del bello di prima”.

[CONTINUA]

Mag 12, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Negli ultimi giorni mi sono dedicato non solo ai post ma anche agli albums, scannerizzando  materiale di diverso tipo. Ho quindi inaugurato il nuovo album di cartoline, ed ho inserito alcuni titoli in editoria. Interessantissimi “Sport a Torino” e la “Storia illustrata della nazionale di calcio” [editoria], di cui parlerò in seguito. Molto ben fatto anche il nuovo folder sui sessant’anni di Superga [emissioni filateliche e postali]. Date poi un’occhiata all’album “pagine illustrate”, in cui ho inserito diverse novità.

Mag 10, 2009 - Senza categoria    No Comments

I GRANDI MEDIANI (seconda parte)

Prosegue Bruno Perucca:

“Tredici anni dopo Moltrasio, per lo stesso ruolo di centrocampista, è arrivato al Torino un altro spirito granata doc dall’uguale fisico potente e dall’identico coraggio: Bruno Bolchi. Nato a Milano nel 1940 e cresciuto calcisticamente nelle squadre giovanili dell’Inter, arrivato alla prima squadra assaggiò anche i metodi di Helenio Herrera vincendo con il << mago >> lo scudetto 1963, ma non conquistandone le simpatie. Ceduto al Verona e passato poi all’Atalanta, << Maciste >> Bolchi è giunto fra i granata in tempo per il campionato ’65-66. Subito 23 presenze. Nel Torino ha giocato 110 partite, alcune nel ruolo di libero, ed ha vinto la Coppa Italia del 1968.

Non sempre, per carriere granata brevi o per personali modestie, giocatori dal sicuro spirito torinista sono ricordati come meritano nella storia del club. Riportiamoli un attimo alla ribalta. Emiliano Mascetti, com’asco (1943) con radici a Verona, arrivato al Toro nell’estate ’73 per restarvi due stagioni. Mezz’ala, mediano, buona tecnica, è rimasto legato ai colori granata al punto che ne ha sognato il ruolo di direttore sportivo mentre lo svolgeva fra Verona Hellas e Roma. Altro granata doc, centrocampista-maratoneta dal sicuro rendimento, Claudio Sclosa classe 1961, arrivato dal vivaio del Toro alla prima squadra nella stagione ’79-80 per giocarvi 72 partite in quattro stagioni. Un giocatore sempre al massimo della continuità, capace di chiudere davanti alla difesa ma anche di partire sorreggendo l’attacco ev arrivando al tiro. Un biondo alla Moltrasio, alla Ferrini, questo Sclosa. Anche il colore dei capelli è stato spesso un segnale doc, nel Torino. Maroso era biondo, Mazzola quasi…”.

Mag 7, 2009 - Senza categoria    No Comments

INDICE DEI POST

Per consentire ai visitatori del blog di trovare più facilmente i post scritti nei mesi scorsi, ho pensato di creare un elenco con il titolo e la data di inserimento partendo dal più vecchio. In questo modo sarà possibile reperirli in archivio mese per mese:

Presentazione, 18.09.2008

Le fatiche di Ercole, 22.9.2008

I ragazzi del Filadelfia, 23.09.2008

Virgilio Maroso, 26.09.2008

Rubens Fadini, 30.09.2008

A tre passi dalla rete, 01.10.2008

La maglia granata, 10.10.2008

Mazzola a fumetti, 21.10.2008

Lo stadio racconta, 03.11.2008

Le 54 parate di Bodoira, 05.11.2008

Topolino, 08.12.2008

La storia del Torino, 11.12.2008

Cento senza sconfitte, 13.12.2008

Lo scudetto revocato al Torino (prima parte), 27.12.2008

Rosato, 28.12.2008

Aldo Olivieri, 02.01.2009

Il Duca degli Abruzzi, 07.01.2009

Lo scudetto revocato al Torino (seconda parte), 07.01.2009

Ferruccio Novo scrive, 10.01.2009

Lo scudetto revocato al Torino (terza parte), 15.01.2009

Giorgio Ferrini: capofamiglia del Torino, 17.01.2009

Lo scudetto revocato al Torino (quarta parte), 23.01.2009

L’anno della paura, 26.01.2009

L’autogol di Mazzola, 31.01.2009

Baloncieri, Libonatti, Rossetti (prima parte), 03.02.2009

Baloncieri, Libonatti, Rossetti (seconda parte), 06.02.2009

Baloncieri, Libonatti, Rossetti (terza parte), 13.02.2009

Rose rosse lassù…, 13.02.2009

Cinto Ellena (parte prima), 18.02.2009

FC Torinese. Alle origini del Torino calcio, 20.02.2009

Cinto Ellena (parte seconda), 26.02.2009

Dino Buzzati: una favola per il Grande Torino, 09.03.2009

Lettera a capitan Valentino,29.03.2009

Toro: il mito e i campioni, 12.04.2009

Vittorio Pozzo: campioni del mondo, 15.04.2009

E’ lui, è lui, è Gianni Bui, 17.04.2009

Il tremendismo, 19.04.2009

Il Toro in Spagna, 24.04.2009

Piccola enciclopedia dello sport, 27.04.2009

Il Toro campione 1928, 29.04.2009

I grandi mediani, 05.05.2009

Mag 5, 2009 - Senza categoria    No Comments

I GRANDI MEDIANI (prima parte)

Nel numero 13 de “Toro, il mito e i campioni” [editoria – 53] mi sono soffermato su un articolo di Bruno Perucca che fa una panoramica sui grandi mediani granata del passato, nomi più o meno noti ma tutti connotati da autentiche doti di combattenti. Ne risulta un brano di interesse e suggestione, che vale la pena di trascrivere. Qua e là, accanto ai nomi dei calciatori, ho inserito in parentesi quadra i riferimenti agli albums di figurine del blog.

“Il primo cuore granata cominciò a battere in una famiglia in Argentina, quando il secolo che sta per finire non era ancora cominciato. Papà Mosso vi aveva portato la moglie Mari, emigranti per necessità attorno al 1885. Per avviare una azienda vinicola a Luyan de Cuyo, centro agricolo a pochi chilometri da Mendoza dove già vivevano altri piemontesi. Nacquero in quegli anni, fra sette fratelli, quattro maschietti che sarebbero diventati calciatori proprio a Mendoza. Francesco, classe  ‘1892, Benito nel ’94, Eugenio un anno dopo, Giulio nel 1899. L’azienda vinicola aveva fruttato benino, papà Giuseppe e mamma Maria decisero di tornare in Piemonte, stabilendosi a Torino, agli inizi del ‘900.

Nell’estate del 1912 Francesco, Benito ed Eugenio si erano presentati a Vittorio Pozzo, responsabile tecnico del Torino. Accolti con simpatia. Era Francesco, a quei tempi, l’uomo che dava coraggio ai fratelli e al gruppo. Nato calcisticamente come attaccante, diventava mediano di spinta e di copertura, doveva finire la carriera in porta. Sessantotto gare in granata, 55 gol. Aveva una voce totante, spingeva la squadra all’attacco, era l’idolo dei primi manipoli di tifosi.

Degli uomini scomparsi nel maggio ’49, i mediani Grezar e Castigliano [figurine II, 28, emissioni filateliche, 23-28] erano il cuore della squadra. Non a caso, nella storia del football, chi sostiene il gruppo ha qualità tecniche ma anche muscoli. I il muscolo più importante è il cuore. Mario Sperone, cuneese di Priocca, mediano da battaglia totale, ha caratterizzato con la sua grinta otto anni in granata prima di Superga (144 partite di campionato). Sperone era un marcatore feroce, ma sapeva appoggiare l’attacco. Aveva un volto grifagno, i fans lo definirono << il mastino >>.

Nella squadra dell’immediato dopo Superga un leader di centrocampo dalle spiccate qualità tecniche è stato Beniamino Santos [figurine I-105], mezz’ala. Ma uomo di fatica, tanto trascurato dalla critica quanto efficace nel tackle, è stato il mediano Bruno Gremese [figurine I-59], nato a Udine nel ’27, affermatosi nell’Udinese e perfezionatosi tatticamente nell’Atalanta. Due i suoi campionati in granata, 57 presenze e due reti.

Il carattere e l’importanza di un calciatore diventano ancora più evidenti agli occhi dei tifosi e degli avversari quando il ruolo è nel centro della squadra, e del campo. Così, certamente, è stato per Luigi Moltrasio (classe 1928), mediano, che attraverso Como, Genoa e Salernitana è approdato al Torino per la stagione ’52-53 trovando compagni tosti come lui: Buhtz, Molino, Sentimenti III, Farina, Tontodonati…E l’anno dopo, per restare sul tema dei centrocampisti lottatori, ecco giungere Tagnin da Alessandria a fianco di Moltrasio. Il quale è stato per quattro campionati la passione dei tifosi granata. Aveva lo spirito giusto, la potenza fisica, i capelli biondi che sono un modo in più per distinguersi, la statura (1,84) per arrivare spesso per primo sui palloni alti. In difesa e in attacco. La sua spinta in appoggio alla prima linea era uno spettacolo. La capacità del lancio lungo una sua peculiare caratteristica. Meglio il destro del sinistro, nel tiro. In granata ha giocato 112 partite (malgrado una sosta per un incidente alla caviglia), segnando 11 reti, prima di venir ceduto alla Lazio. Nel finale della carriere è andato a giocare in Svizzera. Nello Young Fellows ritrovò Horst Buhtz ricomponendo una coppia granata”.

Apr 29, 2009 - Senza categoria    No Comments

IL TORO CAMPIONE 1928

Su “La storia del Torino”, volume II [editoria – 16], molte pagine sono dedicate al campionato vinto nella stagione 1927-28. Anche io nel mio piccolo spesso mi sono soffermato sulla storia granata degli anni ’20-’30, non tanto per quella sorta di polverosa nostalgia che spesso viene rimproverata al torinista dai sostenitori di altre squadre, quanto piuttosto per un certo affetto che provo verso un periodo poco conosciuto e celebrato, ma comunque importantissimo e ricco di personaggi di rilievo assoluto. In effetti, è come se gli anni successivi, dapprima il Grande Torino e poi lo spirito cosiddetto “tremendista” degli anni 60’, avessero oscurato le origini della società, che – giova ricordarlo – agli inizi del secolo scorso era molto più blasonata e meno “iellata” di quanto non sia stata dipinta in seguito dai suoi storiografi.

In questa sede mi piace riportare un articolo dell’indimenticato giornalista e direttore di Tuttosport Giglio Panza, che presenta la squadra del primo scudetto dapprima con una visione d’insieme e poi con la descrizione dei singoli giocatori, dando un voto a ciascuno di loro.

Emergono quindi le figure di calciatori oramai mitici: Baloncieri [figurine – 4] Bosia [figurine I – 11], Libonatti [figurine I – 68], Franzoni [figurine I – 50], Janni [figurine I – 63], Monti [figurine I – 77]

Insomma, è una narrazione che si lascia leggere con estremo piacere.

“Queste pagelle dei giocatori granata per la prima volta campioni d’Italia non hanno alcuna pretesa di veridicità tecnica. Rappresentano il ricordo di un ragazzo quindicenne, che aveva cominciato a conoscere il Torino l’anno prima, nella stagione inutilmente vittoriosa poichè quello scudetto venne revocato. Il caso d’illecito, che privò il Torino di un titolo conquistato grazie a una superiorità tecnica vistosa, è tuttora avvolto nel mistero. Fatto è che la stagione successiva, esattamente con la medesima quadra, il Torino stravinceva e offriva spettacoli quei tempi insuperati…

Molto dev’essere perdonato a chi molto ha amato; e io quella squadra l’ho amata perché mi ha fatto conoscere il gioco più bello del mondo. Giocava con il << metodo >> con la stessa bravura tecnica e tattica con la quale l’insuperato Torino di Superga avrebbe giocato il << sistema >> e il Torino ’75-76 di Radice avrebbe giocato il calcio moderno. Ed ecco che, con l’impertinenza del quindicenne, compilo le pagelle.

Bosia: 7. Buon portiere, coordinato, senza straordinarie risorse atletiche ma dal felice piazzamento. Un regolarista.

Monti: 7,5. Rappresentava nel Toro quello che Rosetta era nella Juve. Bello atleticamente, senso della posizione, preciso nel rilancio, << Cice >> era catalogato fra i classici del tempo. Se ricordo bene, questo padovano era stato attaccante prima di retrocedere a difensore: e lo si vedeva.

Martin II: 7. Pinerolese, avvocato, il più dilettante del gruppo. Terzino acrobatico, scattante; difensore di rottura, ebbe anche l’onore d’una presenza in azzurro, quando nel maggio del 1923, a Praga, sostituì l’infortunato Caligaris (l’Italia perse 5 a 1 e << l’avvocato >>, ventiduenne, si dedicò da allora soltanto al suo Torino).

Janni: 8. Di quel Torino che aveva nel trio d’attacco la fonte della sua straripante potenza, << Tonin >> era l’ispiratore, lo stimolatore, il campione che poteva competere con l’intelligenza di Baloncieri e di Libonatti come con l’estrosità di Rossetti. Se giocasse il calcio d’oggi forse sarebbe un Collocati; allora era un uomo-dovunque, capace di finezze ma anche di rudi opposizioni.

Colombari: 8. Un tipo così sarebbe fra i << big >> anche oggi. Mediano laterale, un occhio all’ala avversaria e un altro alla propulsione; ma anche all’occorrenza centromediano mobile, fortissimo di testa, ottimo lanciatore, stilisticamente bello a vedersi.

Sperone: 7,5. Tecnicamente era un gradino sotto a Colombari e Janni. Come praticità, spirito di squadra, grinta, era ammirevole. Il suo motto << palla avanti e pedalare >> andò famoso anche quando diventò allenatore. In parole povere, voleva dire che occorre non fermarsi mai, non darsi mai per vinto.

Baloncieri: 8,5. Grande giocatore, antesignano del ruolo di regista, che interpretava con larghezza di vedute, dribblando in corsa con velocità progressiva, segnando quando e come voleva goal decisivi. Tecnicamente dottissimo, scaltro e duro se occorreva, era già vallora un modello di come si gioca senza il pallone. Lo ritengo l’uomo-base di quella mirabile squadra, nella quale era arrivato da Alessandria già ventottenne e quindi nel pieno della maturità tecnica e tattica.

Rossetti: 7,5. Poco più che ventenne, era una forza della natura. Meno classico e meno regolare dei suoi due illustri << partner >>, ma veloce e acrobatico, dal sinistro poderoso, completava il gioco di Baloncieri e Libonatti con la freschezza dell’improvvisazione.

Mezzani: 7,5. Detiene un record: quello di non avere mai giocato in Nazionale. Eppure, ricordo come fosse ieri, la sua tecnica di base era eccezionale, le sue finte imprevedibili, i suoi cross puliti e tesi. Poco loquace, forse un po’ timido, lieto di fare i gregario nonostante fosse in realtà un protagonista.

Libonatti: 8. L’unico che, sul piano della classe, potesse sostenere il confronto con << Balon >>. Piccolo di statura ma solido nel tronco e quindi forte anche nei contrasti, rapido nello smistamento del pallone, altruista nel gioco come lo era nella vita, questo italo-argentino ha segnato caterve di goal colpendo il pallone di punta, nella metà centrale della circonferenza come un giocatore di biliardo. Un << numero >> che non avrei più visto da nessuna parte del mondo.

Franzoni: 7. Dottore commercialista, era con Cesare Martin il più dilettante della compagnia. Un po’ approssimativo nel palleggio, l’ala mancina era sfruttata utilmente per la sua straordinaria velocità”.

Apr 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

PICCOLA ENCICLOPEDIA DELLO SPORT

Alcune settimane or sono ho trovato un bel libretto tascabile, dedicato a Giorgio Ferrini, pubblicato nella collana “Piccola enciclopedia dello sport” dalla Casa editrice Carlo Carosi negli anni ’60 [editoria – 66].

Sono sessantaquattro paginette corredate da qualche piccola foto, che narrano la storia calcistica di Ferrini nel Toro e nella Nazionale. Simpatico anche per le sue dimensioni, è un oggetto piuttosto raro, da tenere in considerazione per il collezionista.

Apr 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho appena creato un nuovo album di cartoline, per rendere più rapida la consultazione. In copertina ho inserito una bella cartolina di Superga, che si distingue dalle precedenti perchè di dimensioni decisamente più grandi delle solite. Ne ho poi scannerizzate altre trovate di recente, ed ho aggiunto qualcosa anche sull’album “pagine illustrate”.

Apr 27, 2009 - Senza categoria    No Comments

Cartoline II