Apr 2, 2009 - Senza categoria    1 Comment

Novità

Rispondo a Kristian: non ho dati precisi, per saperne di più dovresti contattare altri siti. Posso comunque confermarti che tradizionalmente i tifosi del Toro a Torino sono la maggioranza assoluta. Non mi pare che negli ultimi anni questa situazione si sia modificata a favore della Juve, anzi. I festeggiamenti per il centenario hanno dato molto impulso alle iniziative della tifoseria, si sono moltiplicate le pubblicazioni sulla storia della società e le televisioni locali più importanti curano almeno due o tre programmi alla settimana dedicati esclusivamente al Toro. Dall’esterno tutto questo non si nota, in quanto le reti nazionali tendono a dare maggiore spazio alle solite quattro o cinque squadre più importanti del campionato; in realtà sul territorio (piemontese e non) la passione per il Toro è ben più diffusa di quanto non si possa immaginare. Il vero problema è che la cronaca sportiva è spesso falsata dalla necessità (o opportunità “commerciale”) di attribuire maggior rilievo alle società che raccolgono il maggior numero di sostenitori in ambito nazionale; questo però influisce negativamente su una visione corretta della storia del calcio, in quanto in tal modo si corre il rischio di trascurare vicende locali o lontane nel tempo, che però hanno influito o influiscono non poco sull’evoluzione di questo sport. Faccio un esempio (più “temporale” che non “geografico”): Giampiero Boniperti, in modo assolutamente obbiettivo, una volta disse che le squadre più forti da lui mai viste nella sua carriera sono state il Grande Torino e la Honved di Budapest. Credo però che pochi oggi si interessino, per mera passione, alla storia della Honved, grandissima squadra degli anni ’50. Spero di aver reso l’idea…

Apr 1, 2009 - Senza categoria    1 Comment

Novità

Rispondo alla domanda di Kristian sulla maglia a strisce gialle (o arancioni) e nere dell’F.C. Torinese. Nella stagione 2007-08 in effetti questa divisa è stata adottata come terza maglia ufficiale, ma è stata utilizzata solo una volta in trasferta a Napoli.

Sto completando un po’ per volta l’inserimento nel quarto album di figurine, ma in questi giorni non mi è possibile eseguire alcune operazioni sul blog, per motivi non ancora chiari. Spero che tutto si risolva a breve.

Mar 29, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Sto inserendo un poco per volta il materiale del quarto album di figurine. Rispondo a Kristian che, commentando il mio post sullo scudetto revocato, giustamente osserva come fosse poco credibile che Allemandi fosse stato corrotto e avesse “falsato” il derby, in quanto effettivamente risultato il migliore dei bianconeri in quella partita. Purtroppo dubito che si potrà ottenere la restituzione del titolo. Sono passati troppi anni, gli atti del processo sono andati dispersi, e – come ben sappiamo – c’è sempre poca attenzione alle vicende (presenti e passate) del Toro da parte del cosiddetto “Palazzo”.

Mar 26, 2009 - Senza categoria    No Comments

Figurine IV


Mar 22, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho completato il quarto album di figurine; prossimamente verrà aggiunto agli altri. Inoltre ho inserito ora tre cartoline su Superga [cartoline – 98, 99, 100] con l’immagine della Basilica e le foto dei giocatori. Si tratta di materiale piuttosto diffuso, anche se talvolta i prezzi sono piuttosto alti in rapporto alla qualità ed alle condizioni di usura dell’oggetto. Consiglio di pazientare prima di comprare, perché è ancora possibile acquistare con una spesa contenuta. Ho poi inserito la copertina di un libro molto interessante: si tratta della “Storia del calcio italiano”, di Antonio Ghirelli (scrittore, giornalista, e direttore del “Corriere dello Sport”), pubblicata da Einaudi [editoria – 36]. L’edizione da me trovata è tra le più diffuse, risale al 1972 e si può reperire a poco prezzo. La prima, decisamente più rara, risale al 1954. Ottimo testo “di base” per chi voglia farsi una cultura di storia calcistica, narra le vicende del nostro campionato sin dalle origini, soffermandosi molto anche sulla nazionale. Ovviamente non manca un capitolo sul Grande Torino, assolutamente da leggere per le interessantissime osservazioni di carattere tattico, e per gli spunti di collegamento tra il gioco sviluppato all’epoca dal Toro e l’evoluzione del calcio in Italia.

Mar 15, 2009 - Senza categoria    No Comments

DINO BUZZATI: UNA FAVOLA PER IL GRANDE TORINO (seconda parte)

Prosegue il racconto di Buzzati:

“Finchè una notte – c’era la luna e i carretti dei gelati invadevano a sciami le città – salì alla caverna del vecchio dio un canto con accompagnamento di chitarra.

<< Chi canta? – domandò subito il dio, sospettosissimo – Va un po’ a vedere chi suona >>

L’aiutante guardò << E’ un poeta – disse – un poeta che ha composto una specie di ode per chiedere la pioggia >>.

<< Ermetico? >> domandò il vecchio preoccupato.

<< Così così, non tanto >>.

Il dio si lisciò la barba. << Dir di no ai poeti mi dispiace. Ho sempre avuto questa debolezza. Ma, stavolta…Stavolta non c’è niente da fare >>.

Non piovve. La polvere ricopriva le città. Il primo verde degli alberi, così gradevole, tendeva ormai al giallino, l’ippocastano ai giardini pubblici languiva.

Il dio del bello e cattivo tempo balzò ad un tratto sul giaciglio. << Che cosa succede adesso? – imprecava – non l’hanno ancora capita che non li posso accontentare? >>.

Senza bisogno di un ordine esplicito, l’aiutante corse alla finestra. Giù sulla terra la notte era discesa ma qua e là si vedevano tanti lumini che si muovevano in forma di biscia. Processioni. In testa la statua del santo illuminata elettricamente per mezzo di accumulatori, seguivano uomini e donne reggendo in mano i ceri.

<< Processioni – annunciò con voce flebile l’aiutante – Pregano. Invocano la pioggia >>.

<< Misericordia! – gemette il vecchio – Di’, pregano sul serio? >>

<< Perdio se pregan forte! Ci mettono tutta l’anima quegli sciagurati! >>

Fu in piedi allora il patriarca dei cieli e tendeva un dito minaccioso: << Ve la vedrete voi! – urlava rivolto all’umanità lontana – Volete pioggia? L’avrete. Dopo, però, niente lamenti >>.

Così diceva perché gli uomini ancora non sanno quale terribile rischio sia la preghiera. Ogni preghiera, se fatta nei dovuti modi, mai può fallire. Tanto si è chiesto, tanto verrà concesso, fino all’ultimo millimetro. Ma come? Conoscono gli uomini esattamente ciò che chiedono? Misurano la oscura potenza delle loro parole, una per una? Ahimè, il signore del buono e del maltempo poteva certo resistere ai lamenti, alle maledizioni e anche al canto dei poeti. Alle preghiere no. Le preghiere rovesciano le antiche rupi e fermano per aria la freccia già partita. Contengono pure spesso la rovina di chi le ha pronunciate. Infatti noi chiediamo salvezza; ma quale salvezza intende Dio? Chiediamo pioggia: quale pioggia?

<< Ancora una settimana! – gridò il vecchio dio supplicando – Sette giorni di pazienza ancora – Digli che aspiettino! Per il loro bene, dico. Che poi non si abbiano a pentire >>.

Ma quelli pregavano con sempre maggiore forza. Inginocchiati, battendosi il petto, mea culpa gemevano, quasi pazzi. Volevano la pioggia? E pioggia venne. Nuvoloni tetri si precipitarono per ogni dove, scaricando. I tetti tintinnarono, tanto il sole li aveva abbrustoliti. Che facce contente per le strade, che soddisfazione sentire quel ticchettio sulla seta dell’ombrello.

Ancora una settimana! Aveva supplicato il vecchio dio dei temporali che dall’alto vede e capisce più di noi. Lui in persona, con la immensa barba crepitante al vento come una bandiera, è chino al davanzale e guarda in basso scrutando la Terra.

Vede tra i limacciosi nembi della tempesta che si agitano, si agitano, vede un puntolino nero muoversi. Da vicino apparirebbe formidabile, una gigantesca macchina ruggente, grande più di un vagone ferroviario. E vola.

E’ pomeriggio. Scroscia l’acqua a cateratte sui boschi, sui lastroni delle montagne, sui vetri degli stabilimenti, sui lunghi asfalti neri. Là, là fa segno il vecchio dio che ha messo in moto il destino e non lo può più fermare. Tra i flutti dell’uragano oscilla il puntino nero ma va testardo, precipita verso il punto destinato.

Le cinque. Fischiano le sirene delle fabbriche, a testa china negli impermeabili gli operai si riversano fuori dei cancelli, due innamorati gocciolanti si abbracciano sotto un portone oscuro, qualcuno sta telefonando con Lisbona: Pronto! Pronto! C’è poi una donna che sta facendo dei progetti.

Le cinque e tre minuti. Tra il punto nero lanciato nella nuvola e la solenne cattedrale sopra la collina l’intervallo non è più di cento metri, novanta, ottanta metri. Che pensano i trentun uomini ignari chiusi nella macchina? Cinquanta metri. Dalla nebbia sbuca di colpo, dinanzi all’aereo, un’ombra gigantesca, nera, che ha una forma orrenda. Là, là! fa segno il vecchio dio. Quanto impiegherà a salire lassù, fino alla sua caverna, il rintocco? Aveva detto di no, lui. Gli uomini, avevano voluto!”

Dino Buzzati

Mar 11, 2009 - Senza categoria    No Comments

I SOLITI IGNOTI (III)

Di Giacomo Beniamino [figurine III – 20, 21], centravanti, giocò nel Torino solo all’inizio della stagione 1962-63, collezionando 5 presenze e 2 reti. Già nel novembre del 1962 passava all’Inter in cambio di Jerry Hitchens. Fu comunque attaccante abbastanza prolifico. Tra serie A, B e C segnò oltre un centinaio di reti; vinse uno scudetto ed una Coppa dei Campioni con l’Inter, e vanta una presenza in nazionale.

Rossi Ferdinando [figurine II – 61], giocò nel Toro tre stagioni negli anni ’70, disputando solo 8 partite di campionato con una rete. Collezionò anche 4 presenze in Coppa Italia e 5 nelle coppe europee.

Rosen Kjell [figurine I – 64.], centrocampista svedese, disputò con la maglia granata il campionato 1950-51 giocando 36 gare con 2 reti. Esordì il 10.9.1950, Torino-Padova 2-1.

Sassarini Carlo [figurine I – 106], difensore, terzino sinistro, ha vestito la maglia granata nella stagione 1998-99 in serie B. Ha disputato 28 gare di campionato con una rete.

Mar 9, 2009 - Senza categoria    1 Comment

DINO BUZZATI: UNA FAVOLA PER IL GRANDE TORINO (prima parte)

Tempo fa ho acquisito il numero del 15 maggio 1949 de “La settimana INCOM”, famoso giornale prodotto dalla casa di cortometraggi INCOM [editoria 34], che per circa un ventennio narrò le vicende storiche e di costume dell’Italia del dopoguerra. All’interno ho trovato un ampio servizio fotografico, corredato da un lungo commento, sul funerale del Grande Torino. Una descrizione commovente, che non intendo riassumere perché non credo sia il caso di spettacolarizzare il dolore oltre il mero dovere di cronaca, neppure per un evento così lontano nel tempo. Tuttavia, per l’occasione lo scrittore Dino Buzzati creò una favola che fu inserita nel corpo della narrazione, un componimento malinconico ma ricco d’atmosfera come si addice alle vere e proprie fiabe, che credo meriti di essere trascritto.

“La primavera del millenovecentoquarantanove fu caratterizzata da una ostinata siccità: i monti nudi e neri come se non fosse nevicato da secoli, i fiumi ridotti a rigagnoli, i pizzi asciutti, i fogli di carta che si attaccavano l’un l’altro per una specie di magnetismo e tutti gli altri fenomeni del caso. Venne a mancare l’energia elettrica e dai rubinetti aperti degli ultimi piani cadeva ogni tanto una goccia tac tac tac.

Vecchissimo, il dio del buono e del cattivo tempo giaceva sul letto nella sua solita caverna e sembrava addormentato, in realtà le sue orecchie erano come  sentinelle fresche al primissimo turno di guardia, e ascoltavano.

<< Sono delle voci – disse sollevando minimamente il capo dai cuscini – Gli uomini! Non mi ci sono ancora abituato. Petulanti e noiosi. Le bestie, pur coi loro inconvenienti, in fondo sono migliori… Su, su, va a sentire che cosa vogliono >>.

L’aiutante di turno si affaccia alla finestrella da cui l’occhio precipitava già negli spazi fino alla superficie della Terra. Restò qualche minuto immobile, ascoltando. Poi: << Dicono di avere poca acqua. Guardano il cielo e siccome non c’è neanche una nuvola, scuotono il capo. Borbottano. C’è un contadino che bestemmia >>.

<< Lascialo bestemmiare >> disse il dio del buono e cattivo tempo e si ridiscese sul giaciglio. Ma il sussurro degli uomini aumentava. << Che hanno? – domandò per la seconda volta il signore delle nuvole e dei venti – Tu, dico, va a dare un’occhiata >>.

L’aiutante si sporse dal davanzale della finestrella e per poco non precipitò nell’abisso. << Si lamentano più di prima – notificò – Dicono che se non piove il raccolto andrà a remengo e loro creperanno tutti di fame. Anche sui giornali ci sono dei lunghi articoli… In fondo non hanno tutti i torti… Non si potrebbe accontentarli? >>

<< No – rispose il padrone, quasi offeso – Neanche per idea. Non sanno neppure loro quegli imbecilli, che cosa vogliono. Se almeno lo sapessero! >>

A queste parole gli aiutanti – nella caverna ce ne saranno stati una ventina chi addetto ai fulmini chi ai tuoni chi alle nebbie e così via – si voltarono a guardarlo incuriositi.

<< Non posso >> ripetè il vecchio benché nessuno lo avesse contraddetto.

<< Un temporale soltanto! – suggerì l’altro accomodante – quattro gocce, non potremmo mandargliele giù quattro gocce, tanto per la soddisfazione? >>.

<< Quattro gocce! – fece beffardo il dio – Si comincia con quattro gocce, ma lo sai tu dove si va a finire? >>

<< Ma è una mania questa! >> disse risentito uno di quelli che amministravano le piogge, stufo di restar disoccupato.

Il dio del buono e del maltempo fece la grinta delle ore cattive. << Senti tu. Vieni qua un momento >>.

L’altro obbedì, un poco spaventato e il vecchio gli pose una mano sulla spalla obbligandolo a chinarsi su di lui. Poi gli disse qualcosa in un orecchio.

<< Oh! >> esclamò quello delle piogge, e si ritrasse con aria stranita.

I compagni gli furono intorno: parla, su, che cosa ti ha detto? In gran mistero, a voce bassissima, egli trasmise la notizia. << Oh! >> fecero tutti. E rimasero quieti e pensierosi.

Perciò non piovve. Il Grano seminato era piccolo piccolo né c’era verso di fargli aumentare la statura. Ai bacini idroelettrici pareva avessero aperto lo scarico tanto erano poveri d’acqua. I fogli di carta erano più che mai magnetizzati e aderivano l’uno con l’altro quasi li avessero attaccati con la colla. Agli ultimi piani nessuna goccia più cadeva dai rubinetti aperti e comunicati categorici venivano diramati dalle autorità per il risparmio della luce. Così per giorni e giorni.”.

[CONTINUA]