Mar 3, 2010 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho inserito due cartoline nuove (n. 33 e 34) nell’album “cartoline II”, ed una nell’album “extra moenia” con la panoramica dello stadio Rigamonti di Brescia.

Feb 16, 2010 - Senza categoria    2 Comments

Novità

Anzitutto una doverosa precisazione: ultimamente ho letto su un noto quotidiano sportivo che nel 1906 Alfredo Dick – “fuoriuscito” della Juventus – avrebbe fondato il Torino Calcio. La vecchia e notoria “bufala” si ricollega a ricostruzioni superficiali (o faziose?) che da qualche tempo non si leggevano più ma che ultimamente sono riapparse con una certa frequenza.

Visto che – nel mio piccolo – mi occupo di storia granata, credo sia opportuno ribadire che la nascita del Torino calcio solo indirettamente ha a che fare con le vicende bianconere, ma si ricollega sostanzialmente all’F.C. Torinese (sodalizio più antico della Juve) e tramite questo all’Internazionale Torino ed al Torino football and cricket club di Edoardo Bosio (fondato nel 1887). Nel 1906 l’F.C. Torinese, in crisi economica e sportiva, accolse nelle sue fila alcuni “dissidenti” juventini – tra cui Alfredo Dick – e fondò il Football Club Torino. Il primo presidente fu lo svizzero Hans Schoembrod. Dick divenne presidente solo l’anno dopo e ricoprì la carica per una sola stagione. Inoltre, il citato Edoardo Bosio, primo personaggio di spicco del calcio nostrano, è così legato alla storia granata che partecipò attivamente alla vita del sodalizio e fu persino nominato vicepresidente della società nel 1911.

Ergo, il Toro non è una “costola” della Juve…

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Ho creato ultimamente un nuovo album dal titolo “Calcio story”, mutuato da quello del blog. Lo scopo è di inserirvi materiale cartaceo che solo indirettamente ha a che fare con il Toro, ma che in realtà interessa il calcio in generale.

Alcuni di questi oggetti – non riguardando strettamente la mia raccolta – li posso mettere a disposizione per eventuali scambi, acquisti o vendite con altri collezionisti, sperando di creare una proficua rete di contatti. Chiaramente lo scopo principale non è quello di commerciare, tantomeno online, anche perché io resto un collezionista e non un commerciante.

Altri di questi oggetti sono dell’amico Piero Aggradi, che – in attesa di inserirli nel sito della sua libreria antiquaria – mi ha chiesto di recensirli ed eventualmente di trarne qualche spunto legato alla storia granata.

Se qualcuno fosse quindi interessato ad acquistare, vendere, barattare, oppure scambiare informazioni può contattarmi tramite il blog o per posta elettronica (libellus1@virgilio.it) per discuterne con maggiore tranquillità.

Feb 14, 2010 - Senza categoria    No Comments

Calcio story


Feb 14, 2010 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho inserito una cartolina che raffigura lo stadio di Trofarello, intitolato a Valentino Mazzola [extra moenia – 5], una foto della squadra risalente al campionato 1984-85 [miscellanea – 48] ed un’altra cartolina riguardante la tematica di Superga [cartoline II – 32].

Feb 2, 2010 - Senza categoria    No Comments

Novità

Negli ultimi giorni ho reperito ed acquisito diverse cartoline: anzitutto due esemplari riguardanti il Grande Torino [cartoline II – 28, 29]; poi altre tre cartoline di formazioni degli anni ’60 [cartoline II – 25, 26, 27]. Infine due riproduzioni commemorative legate alla mostra in questi giorni visibile al Museo del Torino intitolata: “Modena – Torino, un romanzo lungo un secolo” [cartoline II – 30, 31].

Invece nel materiale cartaceo di vario genere ho inserito un cartoncino con la formazione del Toro 1981-82 e l’etichetta del famoso Amaro Torino, abbastanza diffuso negli anni ’70 [Miscellanea – 46, 47].

Gen 27, 2010 - Senza categoria    No Comments

TORINO – JUVENTUS 3 A 2 (seconda parte)

Su tutti i protagonisti della partita spicca la figura di Dossena, una delle ultime mezzali complete del calcio italiano.

Oramai il football nostrano vive di << specializzazione >>: in mezzo ai registi, i mediani i trequartisti, i giocatori di fascia, non c’è spazio per quel ruolo << universale >> che un tempo veniva interpretato dalla mezzala classica.

Essa doveva coprire, rilanciare, segnare. Sapeva dribblare, picchiare e giocare di fino, tirare e crossare. Insomma era quello un ruolo di quantità e qualità che Dossena riuscì ad interpretare nel solco della miglior tradizione.

Del Toro di quegli anni egli fu il << faro >>, colui che sapeva prendere in mano la squadra, trovandosi ovunque e facendo di tutto.

Riporto un articolo dell’indimenticato Giglio Panza, che descrive bene le sue qualità e la sua personalità.

Patricio Hernandez ha detto che si sente più bravo di Michel Platini. Ecco, nel derby, la grande occasione di passare dalle parole ai fatti. Alla resa dei conti, vedremo che l’argentino ha largamente sbagliato valutazione: il francese nella partita c’è stato sempre, fatta eccezione per quei quattro minuti di vuoto totale dei bianconeri, duranti i quali a scomparire è stata l’intera Juventus.

Hernandez si è visto e non visto; nel finale ha attaccato l’avversario con la grinta che gli avevano trasmesso i suoi compagni; prima, raramente era riuscito a districarsi, ora da Tardelli ora da Bonini per dare logica e incisività alle sue giocate.

Il mio tema di partenza, dunque, non ha trovato grande conforto nello svolgimento del derby, che fino al 70’ (gol di Dossena che dimezza lo svantaggio del Torio) era infilato sui binari della logica: un Platini che non cerca l’acuto ma che intelligentemente contribuisce, con Bottega, a dare equilibrio e potenza al gioco juventino; un Hernandez piuttosto slegato, che non riesce mai a incidere.

La vera grande mezz’ala della partita è stato però un italiano, Beppe Dossena. Alla vittoria del Torino ha dato il contributo determinante e dopo, tranquillamente, ha detto che era nei progetti franata prendere la Juve in velocità, secondo un piano prestabilito.

Sempre a fine gara, un amico di fede juventina, pure esprimendo ammirazione nei confronti del match-winner granata, lamentava che Dossena non fosse stato oggetto di adeguata marcatura, gli ho fatto presente che Dossena, sempre in movimento dal 1’ al 90’, aveva occupato a tratti la zona di Platini, dividendo con Maccarelli l’onere di circoscrivere Michel; ma era sempre partito, ora palla al piede, ora suggerendo il disimpegno sottraendosi in velocità a qualsiasi controllo.

Non so cosa abbia pensato Bearzot di Dossena; certamente lo ha ammirato e fors’anche ha ripensato a certe sue antiche perplessità per l’irrefrenabile tendenza del giovanotto di partecipare << sempre >> al gioco, scartando dal disimpegno alla rifinitura e allo stesso inserimento conclusivo. La verità è che Dossena gioca nel Torino, di cui è il cervello e l’anima: ed ecco che fa l’uomo-ovunque con un raziocinio pari alla spettacolarità; il gioco tutta polpa che irrobustisce la squadra. Penso che la maturità di questo centrocampista fresco di energie, gli consentirebbe ormai qualsiasi adempimento tattico; purchè la consegna non sia tale da mortificare la voglia ch’egli ha di servire la squadra con tutti i mezzi di cui dispone….

Ieri ha segnato un gol incredibile, ha fatto segnare, ha contrastato, ha suonato la carica. Ha vinto tutto il Torino, ma ad accendere la miccia della riscossa è stato Dossena….

Gen 25, 2010 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho inserito le prime pagine di alcuni quotidiani, riguardanti episodi remoti e recenti della storia granata. Alcuni li ho reperiti nei mercatini, altri li avevo conservati a lungo e mai scannerizzati [editoria II- 15, 16, 18, 19, 21].

Gen 20, 2010 - Senza categoria    No Comments

TORINO – JUVENTUS 3 A 2 (prima parte)

<< Il Toro con furore, 3 a 2 >>. Fu questo il titolo che campeggiò sulla prima pagina del Tuttosport di lunedì 28 marzo 1983 [editoria II – 15], definendo con una frase suggestiva una delle più incredibili partite mai giocate dal Torino.

Spesso i tifosi rammentano quell’incontro come uno dei più scolastici esempi di tremendismo granata. In tre minuti e quaranta secondi il Toro ribaltò una gara che sembrava oramai chiusa e persa. Fu un esito sicuramente influenzato dalla casualità e dalla fortuna, come spesso capita ai risultati caramboleschi di certe partite di calcio. Ciononostante, è evidente che il carattere della squadra di Borsellini era forgiato nella tradizione di una società che da sempre faceva del temperamento la sua caratteristica principale. A distanza di molti anni si può quindi dire che fu un risultato assolutamente meritato.

Il quotidiano torinese dedicò al match diverse pagine, ma in questa sede merita riportare la << pagella >> dei protagonisti granata. A rileggerla, monta la nostalgia…

TERRANEO 7. Dà il là al successo granata, anche materialmente. Il suo tuffo disperato su Paolo Rossi trasforma il possibile 3 a 1 nel rilancio del 2 a 2. E se teniamo conto che già nel primo tempo aveva annullato una palla-gol a Pablito, e che è pure riuscito a parare (invano) un rigore a Monsieur Football, costretto al…tiro di riparazione, beh, ragazzi, sarà anche un poeta, ma certo non è un sognatore. Piuttosto fa sognare i fans.

VAN DE KORPUT 6,5. E’ il suo ultimo derby; e sembra davvero l’inizio della fine l’assist alla rovescia per Pablito. I più buoni dicono: << L’ha fatto perché così non lo rimpiangeremo >>. Il commando dei << normali >> e dei cattivi, è invece censurato. Ma lui, tenace olandese, nuota controcorrente, sino al lieto fine.

BERUATTO 6,5. Non finisce di stupirci. D’ora in poi lo chiameremo Edison, per la sua nuova invenzione: il dribbling scivolato. Esisteva il tackle scivolato, lui l’ha perfezionato. Conscio dei suoi difetti, non si limita a dribblare l’avversario con i piedi, ma con tutto il corpo, sdraiato a terra. Complimenti anche al suo maestro della scuola serale di cross.

ZACCARELLI 7. E’ un ritorno all’antico: e difatti fa il centromediano metodista. Con metodo ed eleganza, alla Lord Brummel. Ma con un fiore granata all’occhiello, e qualche licenza di menare. Al punto che nella foga si scontra persino con Beruatto, l’ultimo tra avversari e compagni con il quale uno vorrebbe andare a sbattere.

DANOVA 6,5. Concede a Paolo Rossi il primo gol, della sua (di Da nova) onorata carriera. Con la collaborazione straordinaria di Van de Korput. Ma poi fa pagare a Pablito lo sgarbo in tutti i modi, leciti e no.

GALBIATI 7. E’ un po’ sfasato, commette qualche fallo di troppo (uno anche da rigore), è insolitamente a disagio. Poi, all’improvviso, si trasforma, e con lui il Toro. Ruba palla di brutto (ma non fallosamente) a Scirea, nella metà campo granata, e suona la carica. E’ il 25’, Bonesso appena comparso è già pronto all’uno-due, il suo cross è un piedi buoni, e trova la testa fina di Dossena pronta alla deviazione in rete. E’ il 2 a 1, per i granata comincia l’arrivano i nostri, per i bianconeri è l’arrivano i mostri.

TORRISI 6,5. Che pennellata! Il pittore fa solo fol importanti, tutta roba d’autore. E questo è davvero da incorniciare. Anzi meglio: è un gol eccezionale, in una cornice eccezionale. La curva Maratona.

DOSSENA 8. Ancora una partita da << formula uno >> a tavoletta, eppure con tutte le traiettorie (del pallone) pulite. Ci sarebbero almeno dieci immagini, adatte a fotografare questo campione. Ne scegliamo una, quella del gol. Il Torino sembra spacciato, ha profuso energie enormi, ed è sotto di due gol. Lui ha corso più di tutti, ma non si nega a quest’altra galoppata parallela, di purosangue. La sua generosità è premiata, dal cross: ma ci vuole ancora la sua freddezza per cogliere la << pera >> matura. Appena un tocco di classe. A buon intenditor (Bearzot compreso)…

SELVAGGI 6,5. S’è battuto come un leone. Vabbè, come un leoncello. E’ persino andato a marcar Pablito Rossi, questione di fibre simili, pallide e velocistiche. Ad un gol-dipendente come lui, sarà rimasto forse il magone di non aver partecipato a questa abboffata di reti. O un derby vinto, val bene un digiuno?

HERNANDEZ 5,5. Partecipa alla festa, soltanto alla fine. Dall’85’ in poi, soprattutto dal 91’. Scusa tanto, caro Pato, non so Genzano, ma Platini è meglio…

BORGHI 5,5. Con Brio, trova…lungo.

BONESSO (dal 13’ della ripresa) 7. Dopo tanti guai, un felice incontro. Lui ritrova il Toro, il Toro ritrova lui. Non a caso, accade al 13’ (del secondo tempo). Come entra, dopo due secondi, impegna Zoff in una parata alta. Dopo 13’ (ancora) contribuisce al primo gol granata. Al 27’, giorno di paga, puntuale riscuote anche il gol. Finalmente sono usciti i numeri giusti: i suoi, che non sono soltanto l’1-8-2 (centimetri) di altezza”.

[CONTINUA]

Gen 14, 2010 - Senza categoria    No Comments

TORO E JUVE, RUGGINE VECCHIA…LA “COPPA MUTILATI”

Tratto da “La storia del Torino”, fascicolo n. 2 [editoria I – 16]:

Vivere fianco a fianco sovente non è facile. Non lo è soprattutto in fatto di calcio, quando le divise sono l’una granata e l’altra a strisce bianconere….

Ma il contrapposto tifo, quello che – per intenderci – fa gioire gli uni delle sconfitte degli altri, anche se sportivamente è da condannare per il gusto perlomeno dubbio, ha origini lontanissime. Se vogliamo, un caso addirittura emblematico della rivalità esistente fra granata e bianconeri è rappresentato da quanto successe nel primo semestre del 1923. Le due squadre sin dal 1921 avevano organizzato una manifestazione intitolata Coppa Mutilati e Invalidi e con finalità chiaramente benefiche. Il primo confronto disputato il Natale 1921, venne vinto per 1 a 0 dal Torino; il ritorno disputato nella Pasqua dell’anno successivo (era il 16 aprile), dalla Juventus per 3 a 1. A questo punto si rese necessaria la << bella >> che, giocata il 25 maggio 1922, si concluse con un salomonico 2 a 2 che lasciava le cose esattamente come prima. Era dunque indispensabile un’ulteriore partita ed a questo punto le cose si ingarbugliarono e per dipanarle fu addirittura necessario l’intervento di un Giurì d’Onore.

Nella primavera del 1923 successe che per ben due volte i bianconeri dopo aver concordato di scendere in campo per la quarta partita rinunciassero a tener fede all’impegno per motivi imprevisti che avevano ridotto l’efficienza della squadra. Si scatenarono polemiche giornalistiche, si minacciò ricorso alla magistratura ordinaria e dal Torino F.C. partirono comunicati di fuoco. Per ricomporre la frattura, che stava assumendo proporzioni enormi, le sue società, come detto, ricorsero al Giurì d’Onore presieduto dall’onorevole Carlo Montù (già presidente della Federazione italiana gioco calcio) e del quale facevano parte Riccardo Aimone Marsan per la Juventus e Guido Norzi per il Torino. Questi, dopo aver stigmatizzato fatti e polemiche, ordinarono che la Coppa Mutilati avesse un’ultima recita – con l’intero provento a beneficio dei mutilati – a Torino il 16 settembre 1923 sul campo neutro dello Stadium Fiat.

Ed il giorno fissato Torino e Juventus diedero vita ad un match correttissimo che ebbe bisogno dei supplementari. La supremazia granata piuttosto netta nei tempi regolamentari venne frustrata da un paio di pali colpiti dal centravanti rumeno Schoenfeld e da ben dodici angoli senza esito.

Nei supplementari, però, prima Janni e poi lo stesso Schoenfeld fissavano il 2 a 0 conclusivo dando il la al tripudio della tifoseria torinista che con ogni sorta di veicolo e grandi cartelli si sguinzagliò per la città ad annunciare il successo, mentre sul campo della vittoria salivano in cielo mastodontici palloni di colore granata. Alla sera immancabile festa e sontuoso banchetto al Fiorina”.

Gen 4, 2010 - Senza categoria    No Comments

I PRIMI GRANATA IN AZZURRO

Ecco uno scritto di Vittorio Pozzo riportato nel fascicolo n. 2 de “La storia del Torino” [editoria I – 16], che narra dei primi nazionali azzurri di provenienza granata.

Quanti sono stati i giocatori del Torino che sono assurti all’onore della squadra nazionale? Il calcolo sarebbe piuttosto lungo da fare. Ma sono nel novero giocatori il cui nome merita una citazione speciale. Quello dei fratelli Martin, per esempio. Erano quattro, questi fratelli, e militarono tutti nelle file del Torino. Il più noto fra di essi fu il secondo, Cesare. Provenivano dalla zona di Pinerolo, la regione della religione prevalentemente valdese. Il padre era notaio della Val Chisone. Cesare fu per anni il nostro terzino sinistro base. Un gran bel difensore, che nella nostra Nazionale grande non potè trovare posto che in una sola occasione, per il solo fatto che aveva davanti a sé uomini come De Vecchi, come Caligaris, come Allemandi. Il fratello suo, Dario, mediano e attaccante, vero enciclopedico del calcio – defunto da qualche anno – andò a finire due volte fra gli azzurri.

Fra gli altri nomi che meritano speciale rilievo, vi è quello del padovano Monti. Era il terzo di quella stirpe, che sotto l’egida dell’inglese Burgess, diede per primo una bella fama al Padova. Suo fratello, Monti I, centravanti, era un gran aviatore, ed era finito inabissandosi nel lago di Gara. Lui si chiamava Feliciano, e noi tutti lo avevamo ribattezzato << Lice >>. Era terzino ed ala, nello stesso tempo, e lo portammo con noi, alle Olimpiadi del 1924, a Parigi.

Poi diventa doveroso menzionare Aldo Olivieri, uno dei migliori portieri che abbiano mai difeso la rete dell’Italia nostra. Proveniva dalla zona di Verona, e si era fatto un nome nella Lucchese. Passò al Torino e divenne quasi subito il portiere della nostra nazionale. Fece con noi i campionati del mondo del 1938, contribuendo notevolmente e decisamente alla nostra vittoria. Militò la bellezza di 24 volte nella Nazionale A, e tre volte nella Nazionale B.

Poi venne la generazione che fu denominata – per le sue prodezze – quella della tournée sudamericana.

La formazione, come titolari: Morando I; Capra e Bachmann; Valobra, Peterli e Lovati; Debernardi II, Mosso III, Mosso I, Tirone ed Arioni II. Due dei mediani, Peterli e Lovati, erano stati assunti in prestito, per l’occasione dall’Internazionale e dal Milan. Capra, Valobra e Mosso III dovevano poi, come Lovati, militare nella nazionale.

Spiccavano in questo lotto, i fratelli Mosso. Erano una quantità, ed i primi quattro di essi dovevano giocare a lungo nel Torino. . Erano nati in Argentina, ai piedi delle Ande, a Mendoza, ed erano la famiglia più piemontese che immaginare si potesse. I parenti, emigrati da tempo in sud America, avevano imposto come obbligo alla famiglia tutta il dialetto nostro. Ed il loro piemontese aveva conservato accenti ed inflessioni dei tempi antichi che facevano ridere noi, aggiornati in materia. Erano italianissimi, in tutto.

Quando dopo il lungo viaggio in Brasile ed Argentina, potemmo finalmente rientrare in Italia, ed i Mosso ci videro partire tutti sotto le armi, Mosso III, Eugenio, detto << Grignolin >>, scrisse ai carabinieri, che a Torino, su in collina, in via Asti, c’era tutta una schiera di giovani sani e robusti, che, benché italiani, erano rimasti a casa. Al maresciallo dei carabinieri che si presentò per le indagini andò ad aprire la porta lui stesso, e disse come prima cosa << Son mi! >>”.

Vittorio Pozzo

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