Dic 28, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho di recente acquisito una raccolta di cartoline a tiratura limitata, risalenti agli anni ’90, pubblicate dal Gruppo Editoriale Lo Vecchio di Genova [emissioni filateliche e postali – 99, 111]. Sono dodici cartoline da collezione con la loro custodia, che riproducono simpatiche vignette sul Toro.

Dic 11, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Negli ultimi giorni mi sono dedicato quasi esclusivamente alle cartoline. Anzitutto ho acquisito cartolina, francobollo e tessera telefonica dedicati a Valentino Mazzola nell’ambito della serie filatelica: “Giornata dello sport” [emissioni filateliche e postali – 96, 97, 98].

Ho poi trovato alcune cartoline interessanti: una dedicata al grande Torino con lo sfondo di Superga [cartoline II – 22]. Ne esistono molte riproduzioni, ma è raro trovarne di originali, risalenti all’epoca.

Altre due sono invece dedicate a realtà calcistiche minori: l’associazione calcio dilettantistica Rivoli, il cui stadio è dedicato a Ferruccio Novo, e la società dilettantistica Pro Borgo di Borgo Ticino (Novara), che ha intitolato il proprio impianto sportivo a Gigi Meroni. Con questi due oggetti ho deciso di inaugurare una nuova collezione riservata ad impianti sportivi, monumenti, strade ed altri luoghi dedicati alla storia del Toro ed ai suoi protagonisti, sia in Piemonte (anche per realtà sportive molto piccole) sia altrove. Ho quindi creato un album intitolato: “Extra moenia”, cioè “fuori delle mura cittadine”, che raccolga testimonianze di passione granata anche in realtà (calcistiche e non) lontane da Torino.

Prima curiosità di questo album, è lo Stadio Flaminio di Roma, che per alcuni anni – pochi lo sanno – fu dedicato al Grande Torino in ricordo dell’incidente di Superga. La cartolina da me ritrovata [extra moenia – 1] è in bianco e nero, e sul retro riporta la dicitura “ROMA Stadio Torino”.

Infine ho trovato un bell’esemplare abbastanza raro: è un cartoncino “funerario” che riproduce una formazione tipica del Grande Torino, realizzato a ricordo della squadra [miscellanea – 45]. È listato a lutto e riporta in calce tutti i nomi dei giocatori. Sul retro reca la dicitura:

 << La classica formazione del “TORINO” CAMPIONE D’ITALIA 1945 – 1950

4 maggio 1949 >>.

 

 

 

Dic 11, 2009 - Senza categoria    No Comments

Extra moenia…


Dic 4, 2009 - Senza categoria    No Comments

LEO JUNIOR

Tratto da “La storia del Torino”, fascicolo n. 13 [editoria I – 27], ecco un articolo di Darwin Pastorin su uno dei migliori giocatori sudamericani che abbiano mai vestito la maglia granata:

L’appuntamento, dopo le partite casalinghe, è in un locale fuori porta. I giocatori del Torino, accompagnati da mogli, fidanzate o amici fidati, trasformano la cena in uno spettacolo. Canzoni e divertimento per stare insieme, per non parlare di calcio, per improvvisare un << carnaval >>. Perché << carnaval >> alla brasiliana e non, molto più semplicemente, carnevale? Perché il protagonista di queste serate, l’animatore e il << filosofo >> è un << brasilerio >> di nome Leovigildo Lins Gama, cioè << Leo >> per gli amici, Junior per il mondo…

Insomma: << Leo >> Junior ha portato il suo Brasile composto di musica, allegria e colori. Ha fatto amare un popolo, un paese, una cultura. E sono in molti, adesso, soprattutto tra i giovani tifosi, a cercare nelle librerie i volumi di Jorge Amado, lo scrittore di Bahia, oppure a sognare un viaggio a Rio de Janeiro…

Junior, certo, si è fatto innanzitutto ben volere sul campo: con il suo gioco, la sua fantasia, le sue micidiali punizioni, il suo altruismo, la sua capacità – così rara in tanti altri campioni – di << fare spogliatoio >>, cioè di tenere unita la squadra.

<< Leo >> è arrivato in granata nell’estate del 1984. Lo hanno acquistato con un blitz a sorpresa a Rio, seguendo le indicazioni di Gigi Radice, il general manager Luciano Moggi e l’amministratore delegato Luciano Nizzola. Sono bastati tre giorni per convincere Leo a dire addio al << suo >> Flamenco dopo dieci anni di successi. Junior è arrivato a Torino senza perplessità: in un angolo remoto del proprio cuore ha cercato di soffocare la saudade…

Ad accoglierlo, in un’estate torinese calda, centinaia di tifosi con bandiere, samba ed allegria. Ed è così che è nato, a prima vista, il classico colpo di fulmine, l’amore tra l’asso brasiliano e i sostenitori più fedeli.

E Junior ha subito capito cosa volesse dire la << pelle granata >>, quel qualcosa che non si può spiegare a parole, che è mito, pietra, tradizione, leggenda. << Leo >>, arrivato da lontano, ha saputo, insieme ai compagni suoi più dotati di carattere e di classe e a un allenatore tra i migliori del mondo per professionalità e intuizioni tecnico-psicologiche, riportare una squadra e una società ai vertici della classifica, facendo dimenticare stagioni anonime e di rancori, momenti bui, critiche striscianti e polemiche pubbliche…

E in Brasile, tra gli amici di sempre e i parenti, Junior non perde l’occasione per celebrare Torino e il Torino. A Rio ormai tutti conoscono la Mole e il Valentino, le diritte vie, i lunghi viali alberati, i giorni di sole e quelli di nebbia, lo specchio del fiume…

<< Leo >> è nato a Joao Pessoa, stato di Paraiba, nel povero Nordeste del Brasile, terra del sertao (il terreno incoltivabile): ma lui, figlio di un benestante industriale nel campo delle ceramiche, non ha mai conosciuto lo spettro della fame e della miseria…

Nel 1959 la famiglia Gama (<< Leo >> ha cinque anni) si stabilisce a Rio de Janeiro, la metropoli dai mille colori e dalle mille contraddizioni. Junior consuma le sue giornate sulla spiaggia di Copacabana, inseguendo pallone e fantasie. Nel 1974 debutta, contro il Madureira (1-0, gol del suo amico fraterno Zico) nel Flamenco…

Nel 1979 esordisce in nazionale, contro l’Uruguay (5-0 per la Selecao). Ha conquistato tre scudetti e una Coppa Intercontinentale.

Certo: tra alcuni anni << Leo >> Junior ritornerà nella sua Rio. MA dietro, potete contardi, si porterà per sempre una città che gli è servita per cantare, per conoscere nuovi e sicuri amici, per ribadire la sua classe di calciatore senza confini. Una città che resterà per sempre tra i suoi ricordi più belli, più sereni.

Ma ore il feeling continua. << Leo >> e il Toro hanno promesso una nuova stagione densa di gioie e di conquiste. Per il domani, per le nostalgie, per il ricordo c’è ancora tempo…

Darwin Pastorin

Nov 28, 2009 - Senza categoria    No Comments

ORFEO PIANELLI. BENVENUTO, ORFEO…

Il fascicolo n. 8 de “La storia del Torino” [editoria I – 22] contiene un bell’articolo sull’avvento di Pianelli al Toro, che riassume le travagliate ore del passaggio di proprietà dalla vecchia dirigenza granata a quella nuova. Per maggiori dettagli della vicenda rimando al libro dello stesso Pianelli “Il mio Torino” [editoria I – 6].

Dall’archivio de << La Stampa >> del 1963 ecco la cronaca curata con scrupolo dal giornalista Gianni Fragola, prematuramente scomparso, di uno dei momenti più importanti della storia granata: la fine del caos dirigenziale, l’arrivo di Pianelli alla dirigenza.

12 febbraio 1962. << La crisi del Torino, apertasi ufficialmente alle ore ventuno di ieri sera, si è chiusa all’una di questa mattina. Al termine della accesa seduta hanno annunciato le loro dimissioni dalla Finanziaria granata il presidente della stessa Cillario, il presidente dell’Associazione Calcio Filippone, i consiglieri Vola Buffa, Cossu e Ferrero; al più presto, nella prima riunione del Consiglio direttivo del Torino gli stessi rinunceranno agli incarichi ricoperti in quella sede, Ha prevalso quindi la corrente capeggiata dal comm. Orfeo Pianelli, che risulta appoggiata da Gerbi, Creanti, Novo, Porzio ed altri soci le cui quote sono minori. Lo stesso Pianelli è stato eletto presidente della Finanziaria ed al più presto riunirà in sé entrambe le cariche di presidenza assumendosi anche quella della società sportiva, Il maggior esborso è stato fatto proprio da Pianelli che ha rilevato gran parte delle quote di Cillario, Filippone e Vola che da soli detenevano la maggioranza del pacchetto azionario. Inoltre il neopresidente si è impegnato a spedire oggi stesso alla Lega un assegno di trenta milioni per coprire il passivo della società nei confronti dell’ente calcistico e si potrà così tesserare liberamente il giocatore Mihalich. Questi i dati cronistici della movimentata seduta, una vera svolta nella storia della società. >>

13 febbraio. << Ulteriore schiarita al Torino. Smentite le voci di un ritorno di Morando alla presidenza del sodalizio calcistico, il presidente della Finanziaria, Orfeo Pianelli, ha detto di essere disposto ad assumere la massima carica dirigenziale del sodalizio, esponendo già in un programma di massima il suo punto di vista circa la conduzione di una società come il Torino: ‘Sia chiaro subito che non intendo affatto pretendere la poltrona di presidente come riconoscimento dello sforzo sostenuto a favore del Torino. Se mi si chiederà di lavorare per la società granata, se i dirigenti ed i soci saranno d’accordo, accetterò di buon grado la nomina, ma da parte mia, lo ripeto, non avanzerò nessuna richiesta.’>>

20 febbraio. << Dieci consiglieri del Torino si sono riuniti ieri sera nella sede di via Prati per l’elezione del presidente e dei vicepresidenti dopo le dimissioni del rag. Filippone Angelo: ha eletto nuovo presidente, all’unanimità, il comm.Orfeo Pianelli riconfermando a vicepresidente il signor Mario Gerbi e designando quale nuovo vicepresidente il signor Bruno Cavallo. Ha accettato altresì le dimissioni dei signori Buffa Avv. Alberto, Cillario comm. Luigi, Cossu dott. Sebastiano, Ferrero rag. Pietro, Vola rag. Mario. Ha respinto invece le dimissioni del consigliere conte Alberto Marone. Il Consiglio direttivo ringrazia i consiglieri uscenti per l’opera ed il contributo prestato a favore dell’A.C. Torino.’ All’assemblea iniziatasi alle ore 21 e protrattasi sin dopo le 24, erano presenti dieci dei ventidue consiglieri granata, e precisamente i Signori Pianelli, Traversa, Cavallo, Tortora, Leumann, Cozzolino, Trinch, Rocca, Porzio e Zunino. Assenti, oltre ai sei dimissionari, i signori Marone, Novo, Gerbi, Creanti, Rebaudengo e Gallone >>”.

Nov 23, 2009 - Senza categoria    No Comments

PICCOLA ENCICLOPEDIA DELLO SPORT. A.C. TORINO

La “Piccola enciclopedia dello sport” è una collana pubblicata negli anni ’60 da Carlo Carusi Editore. Si tratta di fascicoletti di formato piccolissimo, ciascuno dei quali dedicato ad una squadra di calcio o ad un personaggio del calcio o di altri sport.

Sono libretti abbastanza rari, ma comunque ancora reperibili a prezzi contenuti. Ne ho già commentato uno dedicato a Ferrini, e pochi giorni fa ne ho trovato un altro dedicato alla storia del Toro [editoria II – 9].

Sono 64 paginette edite nel 1963 e corredata da diverse belle fotografie. Tra queste ricordiamo quella di una formazione granata del 1925 ed altre di diversi primi piani dei calciatori, tra cui uno che ritrae Mazzola con il figlio Sandro.

Nov 19, 2009 - Senza categoria    No Comments

JO SANTOS

Tratto dal fascicolo n. 17 [editoria – 57] de “Toro, il mito e i campioni”:

Una vita zingaresca, a cavallo di cui continenti, stroncata da un incidente automobilistico su una << carretera >> spagnola. Così si concluse la storia di Beniamino << Jo >> Santos, un uomo buono, forse troppo in un mondo, quello del calcio, in cui trionfano i furbi. Prima di morire, aveva fatto in tempo, nel Genoa, a valorizzare un giovane talento come Gigi Meroni – anche lui vittima di un tragico destino -, e a segnalarlo al Toro, la società che Santos amava più di tutte e nella quale, nell’arco di un decennio, era stato prima calciatore e poi allenatore.

Santos era nato a Cafferatta, in Argentina, nel ’24. E il Torino, nella stagione ’49-50, quella della ricostruzione post Superga, l’aveva prelevato dal Rosario Central. Attaccante, implacabile esecutore di calci di rigore, aveva un innato senso del gol, sia di piede che di testa grazie alla statura da corazziere. Firmò il primo in campionato a Venezia, un gol da 2 punti (come veniva premiata allora la vittoria). Si ripetè con il Novara, al Filadelfia, aprendo dal dischetto e chiudendo la goleada (5-1). La grande tristezza per la scomparsa del Grande Torino lasciò spazio ad un sorriso. Ma fu gioia effimera nonostante la prolificità del generosissimo Santos tiratore poderoso che a fine campionato con 27 centri (9 su rigore) si piazzò quarto fra i cannonieri, dietro assi come il milanista Gunnar Nordhal, l’interista Stefano Nyers e lo juventino John Hansen.

Il buon rendimento di Santos indusse il presidente Novo a confermarlo per il campionato seguente. E l’argentino si ripetè come miglior realizzatore, ma il bottino scese a 14 gol (4 su rigore), condizionato da un infortunio. Il Toro finì quart’ultimo rischiando la retrocessione. Dopo due stagioni (con 64 presenze e 41 gol) Santos passò alla Pro Patria. Tornò al Toro nel ’60 come tecnico, subito dopo la promozione in serie A. E vi rimase due anni. Il primo non fu facile e lo spettro della B venne allontanato solo alla fine. Accanto agli esperti capitan Bearzot, a << Mobilia >> Ferrario, a << Pantera >> Danova, c’erano giovani del vivaio come Vieri, Ferrini e Crippa. Dopo la grande paura, arrivarono lo scozzese Denis Law e l’inglese Joe Baker, due rinforzi per un campionato più tranquillo. Che tale fu ma solo per la classifica. Law, genio e sregolatezza, fece addirittura piangere Santos che lo cacciò negli spogliatoi in anticipo in una partita di Coppa Italia persa 2-0 in casa con il Napoli. Un paio di mesi prima, i due britannici, alticci, si erano feriti schiantandosi in macchina contro lo spartitraffico tra corso Cairoli e Lungo Po Armando Diaz. E anche i sogni granata di Santos, un galantuomo sentimentale, si erano infranti sul monumento a Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi”.

Bruno Bernardi

Nov 16, 2009 - Senza categoria    No Comments

CESARE NAY

Tratto sempre da “Toro, il mito e i campioni”, ecco il ritratto, fatto da Angelo Caroli, di un altro difensore troppo poco ricordato dai tifosi rispetto alle sue indubbie qualità [editoria I – 56].

<< Il senatore >>, così lo chiamavano quando era a un passo dalla pensione e le tempie si riempivano di capelli bianchi. << Un combattente >>, questa è la definizione attribuita al Cesare Nay calciatore da chi lo ha conosciuto e ne ha apprezzato, anche direttamente, le qualità. Non andiamo distanti dal vero se definiamo << contraddittorio >> il medaglione da lui coniato nel doppio ruolo di atleta e di uomo. In campo indossava la corazza, abbassava la celata, sguainava la spada, non guardava in faccia nessuno e menava fendenti da orbi. Il suo fisico spigoloso e asciutto era una diga, per tutti.

Questo era il suo modo di interpretare la parte di centromediano duro, un francobollo cui si addiceva il sistema, che aveva soppiantato l’ormai stantio metodo. La tensione agonistica, l’anticipo e il modo rude di affrontare l’avversario erano le armi che usava meglio. Ed era capace di trasmettere cariche passionali a chi gli stava al fianco. Il calcio e la famiglia, moglie e tre splendide figlie, erano per lui tutto. Sentiva il derby in modo così speciale che una volta, dopo un gol di Boniperti, si mangiò un pezzo di maglia e lo sputò sul prato. Inoltre Cesarino, che per l’andatura e i gesti ricordava un senatore dell’antica Roma, rincorreva la scaramanzia come un bambino va dietro a un giocattolo.

Quando transitava in pullman davanti alla stazione Porta Nuova, se non vedeva fermo il numero di un certo tram scendeva e non saliva sulla successiva coincidenza finchè non compariva sulle rotaie il tram con il numero fatale, propizio. Ma non basta. Se il Toro vinceva, era capace di mettere ogni giorno lo stesso paio di calzini indossati quella domenica finchè non arrivava la sconfitta.

E siamo già sull’altro versante, quello dell’uomo accomodante, gentile, signorile, disponibile e sorridente. Era un uomo colto. Laureato in medicina. Aveva un cuore d’oro. Sentite il racconto della vedova, signora Carla: << Ho conosciuto mio marito a La Spezia, dove il Torino lo aveva spedito in prestito. Cesare diventò granata per caso, pensi, proprio lui, figlio di uno dei fondatori della Juventus. Aveva 13 o 14 anni e sua madre non voleva che desse calci a un pallone. Lui andò a giocare nei giovanissimi del Toro e gli fu concesso il permesso di assistere alle partite di serie A. Nacque così l’amore per la maglia granata >>.

A un certo punto della carriera, Cesare Nay stava per passare all’Inter. << Esatto. Dopo La Spezia, aveva militato nella Carrarese e nella Lucchese, dove nel ’48-49 si era consacrato. Aveva come terzini, pensi un po’, Bertuccelli e Cuscela, in porta c’era Viola. Erano stati a lungo secondi dietro al Grande Torino. Che in maggio morì a Superga. Mio marito era in parola con l’Inter per un trasferimento con lauto ingaggio. Che fa Cesare? Lascia perdere l’Inter, corre nella sede del Toro e dice ai dirigenti di essere a loro disposizione per giocare senza contratto >>. E nel Toro scriverà altre pagine bellissime di una carriera esemplare, di una vita da Libro Cuore”.

Angelo Caroli.

Nov 14, 2009 - Senza categoria    No Comments

Novità

Ho inserito alcune nuove cartoline [cartoline II, 16-21]. Le cartoline della squadra datate anni ’60-’70 sono tra quelle più facilmente reperibili, e possono tranquillamente costituire una collezione nella collezione.

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